Mer 21 Feb 2024

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Pitti Uomo chiude con un -10% nelle presenze

“Un calo fisiologico e atteso, dove pesa soprattutto il risultato degli italiani, nessuna sorpresa dunque – spiega Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – anche perché si parla di circa 21.400 veri compratori, di cui più di 8.300 esteri, cioè dimensioni che solo Pitti Uomo può vantare a livello mondiale”

Ultimo giorno di Pitti Uomo 97 a Firenze e secondo dati diffusi dall’organizzazione a questa edizione c’è stato un calo di circa il 10% delle presenze totali rispetto all’edizione invernale del 2019. “Ma è un calo fisiologico e atteso, dove pesa soprattutto il risultato degli italiani, nessuna sorpresa dunque – spiega Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – anche perché si parla di circa 21.400 veri compratori, di cui più di 8.300 esteri, cioè dimensioni che solo Pitti Uomo può vantare a livello mondiale”.

“D’altra parte – prosegue Poletto – se la crescita delle economie sviluppate è debole, se anche la Cina e la Germania rallentano, se i consumi europei e soprattutto italiani sono stazionari, se le tensioni sociali aumentano e lo scenario geopolitico globale è in forte ebollizione, come possiamo pensare che tutto ciò non si traduca in una maggiore prudenza da parte dei compratori?”.

Sono stati circa 1.200 gli espositori di Pitti Uomo 97, che hanno portato a Firenze le collezioni per l’inverno prossimo.

Facendo riferimento all’inizio della fiera collocato il 7 gennaio, subito dopo le festività natalizie, Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine, afferma che “la partenza stavolta è stata difficile. Il calendario internazionale ci ha imposto di partire immediatamente a ridosso delle vacanze natalizie, oltretutto in coincidenza con l’avvio dei saldi, che per la stragrande maggioranza dei dettaglianti sono vitali”.

Pitti Immagine ci tiene a sottolineare che nel 2021 la fiera slitterà alla settimana successiva. “Capisco che per i non addetti ai lavori vedere un segno meno possa indurre a formulare giudizi controversi sul successo o meno di una manifestazione – continua l’ad Napoleone – e capisco anche certe preoccupazioni degli operatori economici cittadini, che per pratica e istinto guardano comprensibilmente ai ricavi immediati, ma il valore di un salone come Pitti Uomo ha bisogno di essere valutato sulla base di criteri più ampi e duraturi: nuove opportunità di export per i brand più dinamici, l’impatto della comunicazione, la guida strategica delle politiche promozionali di un intero settore, la diffusione delle innovazioni, il confronto ravvicinato tra i diversi segmenti della filiera produttiva e tra buyers e aziende, la rilevanza degli elementi culturali”.

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