Omicidio Ponte Vespucci: gruppo senegalesi blocca carreggiata ponte

Un gruppo di circa venti uomini di origini senegalesi ha occupato una carreggiata del luogo dell’omicidio di questa mattina in segno di protesta: resteranno “finchè serve”. La Cgil espirme solidarietà alla comunità senegalese. L’uomo è parente del senegalese ucciso nel 2011.

Una ventina di senegalesi sta bloccando una carreggiata del ponte Vespucci di Firenze dove stamani è stato ucciso un loro connazionale con colpi d’arma da fuoco sparati da un italiano. I senegalesi si sono radunati proprio per esprimere la loro rabbia per l’accaduto, così dicono, e rimarranno “finchè serve”.

Il ponte, che era stato riaperto dopo la rimozione della salma, è stato di nuovo isolato dalle forze dell’ordine anche nella carreggiata che in teoria viene lasciata percorribile. Alla spicciolata stanno arrivando altri senegalesi per unirsi alla protesta. Non esiste, almeno all’apparenza, un referente di questo gruppo. Personale delle forze dell’ordine sta colloquiando con alcuni di loro per capire quali siano le loro intenzioni.

“Esprimiamo profonda solidarietà e vicinanza agli amici e alla famiglia della vittima e a tutta la comunità senegalese, colpita ancora una volta da un delitto efferato. In attesa dei risconti degli inquirenti, siamo sgomenti di fronte a un episodio come quello di oggi che rivela tante delle fragilità e difficoltà della nostra società, e che deve interrogare ognuno di noi e tutta la società civile”. Così la Cgil sugli eventi di Ponte Vespucci.

I senegalesi si sono mossi in corteo sui lungarni in direzione della questura “per – hanno spiegato – avere chiarimenti sui motivi di questo omicidio”. Nel corteo improvvisato ci sono un centinaio di africani che hanno deciso di portare la loro protesta alle autorità.

“Questo che ha sparato non è un pazzo, ci devono spiegare perché ha sparato. Non ci devono dire che è un pazzo. Faremo da qui alla questura una marcia attraverso la città. Siamo arrabbiati e non ci piace che questa cosa sia avvenuta in questo momento politico dell’Italia”. Lo a detto Pape Diaw, storico portavoce della comunità fiorentina del Senegal, tra i presenti al corteo dei senegalesi improvvisato in città a Firenze in seguito alla morte di un loro connazionale, omicidio per il qual è stato fermato un italiano.

“Vogliamo sapere chi è quest’uomo che ha ucciso un nostro connazionale e perchè – spiega Mamadou Sall, attuale portavoce della comunità senegalese -. Siamo tornati dalla questura dove ci hanno detto che un uomo italiano voleva suicidarsi, poi invece ci ha ripensato ed ha ucciso un giovane senegalese. La comunità del Senegal a Firenze non ha parole, questi fatti stanno accadendo da tempo, ci stiamo organizzando per avere una risposta dalle autorità a questo omicidio gratuito, senza motivo. Se sicurezza ci deve essere in città, ci deve essere per tutti, anche per noi. Com’è possibile che uno che ci dicono pazzo possa girare armato e spararci? Ci devono dare una risposta”.

“Dobbiamo tutti stringerci nel dolore intorno alla famiglia e alla comunità del senegalese ucciso, senza dividerci: era, tra l’altro, parente di Samb Modou”, uno dei due senegalesi uccisi il 13 dicembre 2011 a Firenze da Gianluca Casseri, simpatizzante di estrema destra che poi si suicidò. Lo ha detto oggi pomeriggio, parlando con l’ANSA, l’imam di Firenze e presidente Ucoii Izzedin Elzir.

Commentando le parole dello storico portavoce dei senegalesi fiorentini Pape Diaw, secondo il quale l’omicidio non potrebbe trattarsi come pare dalle prime ricostruzioni del gesto di un pazzo, l’imam ha sottolineato come adesso “dobbiamo dare un grande abbraccio la famiglia e la comunità colpita da questa tragedia, non è il tempo delle divisioni: tutta la città di Firenze abbraccia i senegalesi in questo momento di dolore”. Certo, ha poi aggiunto, “il clima di intolleranza di questa campagna elettorale non aiuta in un momento come l’attuale”.

E’ ancora in movimento per il centro storico di Firenze il corteo dei senegalesi, vigilato dalle forze dell’ordine, che hanno deciso di manifestare in strada per protestare contro la morte del loro connazionale, ucciso stamani da un italiano sul ponte Vespucci. Partiti proprio dal ponte e diretti in questura, i manifestanti, si sono poi diretti in piazza della Signoria dove hanno avuto un incontro sotto Palazzo Vecchio con l’assessore al welfare Sara Funaro e l’imam Izzedine Elzir.

Poi sono ripartiti, diretti verso la stazione di Santa Maria Novella, sembra. Durante il tragitto, in via Calzaiuoli, danneggiati alcuni vasi di fiori e rovesciati cestini dei rifiuti. I passanti hanno preferito entrare nei negozi. Rovesciati invece alcuni scooter in via Ceretani. In piazza del Duomo poi danneggiata parte della recinzione di un cantiere. Durante la permanenza in piazza della Signoria, che è stata pacifica, c’è stato il tentativo di bloccare un’auto che passava davanti al museo Gucci ma gli agenti si sono frapposti e hanno fatto procedere l’auto.

L’appello dall’imam di Firenze Izzedin Elzir “affinché cessino gli atti di distruzione e i danneggiamenti” che stanno avvenendo in città durante la manifestazione di protesta dei senegalesi per l’omicidio di un loro connazionale avvenuto oggi in città.

“E’ il momento del dolore e della solidarietà, non quello della violenza – dice all’ANSA l’imam – arrabbiarsi di fronte a fatti del genere può essere comprensibile, ma non bisogna eccedere i limiti della protesta. Se lo si fa, il rischio è passare dalla parte del torto. Non è possibile rispondere alla violenza con nuova violenza”.

[Notizia in aggiornamento]

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