Morte David Rossi, ascoltato il pm Nastasi: “Tutti gli elementi portano al suicidio”

David Rossi Nicola Marini
DAVID ROSSI © Imagoeconomica

Il pm Antonino Nastasi, attualmente in forza alla procura fiorentina, è stato sentito stamani dalla commissione che indaga sulla morte di David Rossi, capo comunicazione di Mps morto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio.

Secondo il pm Antonino Nastasi ci sono molti indizi che fanno pensare alla morte di David Rossi come ad un suicidio. “Abbiamo una serie di situazioni sul suo stato psicologico, le mail, i segni sulle braccia, le dichiarazioni rese dai familiari, gli sms che la moglie invia quella stessa sera a Rossi, il consulente tecnico. Tutti questi sono elementi che portano a ritenere che David Rossi si sia suicidato”.

“Non emergono durante l’attività investigativa minacce – ha detto Nastasi -. Nessuno riferisce di minacce, nemmeno la moglie. La circostanza che dopo la perquisizione lui sia caduto in un momento di profonda prostrazione emerge agli atti. Noi non possiamo dimenticarci che ci sono tutti questi elementi”.

Con la sua deposizione, Nastasi poi, contraddice la deposizione dell’allora comandante dei carabinieri, negando di aver risposto alle chiamate che arrivavano sul cellulare del responsabile della comunicazione, tra cui anche quella di Daniela Santanché. “Ho memoria certa della telefonata dell’onorevole Santanchè – le parole del pm Nastasi – Ricordo che l’iPhone 5 del dottor Rossi squillò e sul display compariva il nome di Daniela Santanchè. Dissi a voce alta: sta telefonando l’onorevole Santanchè. Il telefono continuò a squillare, poi smise. Non ho preso il telefono, non ho risposto al telefono. E i tabulati di tre compagnie diverse, Tim, H3g e Fastweb, attestano che quella è una chiamata senza risposta. Cosa avrei dovuto dire all’onorevole Santanchè?”.

“Non presi io i bigliettini – afferma Nastasi -: ricordo che il cestino fu rovistato, i biglietti erano in cima e vennero presi dal maresciallo Cardiello, messi sul tavolo e ricomposti. Io non presi parte né alla presa dei biglietti dal cestino né alla loro ricomposizione”.

“Una volta entrati” nell’ufficio di David Rossi la sera della sua morte – continua Nastasi -, “si presenta davanti a me un normalissimo ufficio, dove non c’è traccia di colluttazione, non c’erano oggetti rotti, né fuori posto. Se non ci fosse stato il cadavere dalla finestra sarebbe stato un normale ufficio. Non c’era traccia di un’azione violenta posta in essere da terzi. Entrammo io – afferma sempre Nastasi -, Natalini, Marini, gli uomini della volante, il vice questore Baiocchi e il maresciallo Cardiello. Non ho ricordo che il colonello Aglieco fosse entrato nell’ufficio”.

“Prima di entrare nell’ufficio di Rossi abbiamo chiesto se fossero stati fatti dei primi rilievi, se fossero già stati fatti filmati o foto alla stanza. E ci è stato detto che era stato girato un video sui luoghi. Solo allora abbiamo deciso di entrare. Se ci fosse stato detto che non era stato fatto nulla, non saremmo entrati”, sono sempre le parole di Antonino Nastasi.

Nastasi, parlando in merito al fascicolo aperto l’1 marzo 2013 sulla fuga di notizie sull’azione civile di banca Mps in relazione alle vicende Nomura e Deutsche Bank, ha anche detto che “prima del 6 marzo non si era mai parlato di insider trading in relazione a David Rossi”.

Nastasi poi afferma anche che “Ci può essere stato un errore”, ma nega con forza “che ci sia stata la volontà di insabbiare una vergognosa falsità. Noi non avevamo intenzione di coprire nessuno”.

In merito al mouse del pc dell’ufficio di David Rossi, Nastasi afferma di non averlo toccato. Incalzato dalla Commissione spiega che probabilmente è stato toccato per motivi tecnici, “perchè volevamo capire se sullo schermo c’era qualcosa di rilevante e la cosa meno invasiva da fare in quel momento era toccare un mouse o un tasto del computer”.

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