Sab 24 Feb 2024

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La sorella del Dalai Lama al festival del Tibet di Pomaia

La sorella del Dalai Lama a Pomaia (Pisa) per il terzo Festival del Tibet. Appuntamento oggi e domenica.

Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama conosciuta come Amala, o ‘madre’, dalle migliaia di bambini che sono cresciuti al Tibetan Children’s Village, sarà l’ospite d’onore del Festival del Tibet, organizzato dall’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia a Santa Luce (Pisa).

La terza edizione è in programma questo fine settimana, oggi sabato 9 e domenica 10 settembre. “Un’occasione unica per far conoscere da vicino questo Paese, la sua recente storia travagliata, la sua bellezza e il suo prezioso patrimonio di saggezza attraverso un ricco calendario di eventi”, sottolineano gli organizzatori.

Nel programma della due giorni, insegnamenti con i lama tibetani, incontri di meditazione, presentazione di libri, conferenza con Jetsun Pema e Constance Miller sul tema dell’educazione ‘Educare il cuore e la mente. La visione dell’etica secolare del Dalai Lama messa in pratica’, mostra fotografica, proiezione del docufilm del regista Geleck Palsang ‘Amala’ dedicato alla vita di Jetsun Pema e presentato il 5 settembre in anteprima italiana alla Mostra del cinema di Venezia e, ancora, cucina e street food tibetano, workshop, stand e laboratori.

Il Tibet passato, con la sua religione e le sue tradizioni, e il Tibet di oggi, completamente trasformato dalla presenza cinese e ridotto in condizioni drammatiche, con cittadini considerati di serie B che non possono praticare la loro fede e le loro usanze, senza che l’Occidente si accorga di nulla. Così descrive all’Adnkronos la situazione del suo paese Jetsun Pema, a Venezia in occasione della Giornata degli Autori, rassegna autonoma all’interno della Mostra del Cinema, che le ha dedicato un appuntamento particolare.

“Quella a Venezia è un’occasione importante per far conoscere la reale situazione, le vere condizioni in cui versa attualmente il Tibet – spiega – E questo documentario aiuterà a comprendere cosa è accaduto, a comprendere come l’esilio del popolo tibetano abbia avuto un enorme impatto sulle vite delle persone. Il Tibet è occupato dalla Cina che ha trattato, e continua a trattare i tibetani come cittadini di seconda classe. In Tibet non possiamo più praticare la nostra religione e i nostri costumi liberamente, non ci sono abbastanza vestiti e cibo per tutta la popolazione, tutta la nostra vita è controllata dalla Cina. Io sono scappata dal paese che avevo otto anni e ci sono tornata dopo 35 anni: sono rimasta scioccata per quello che mi è stato raccontato. Non c’è stata una persona tra quelle con cui ho parlato che non avesse perso almeno un membro della propria famiglia durante questi anni. Molti sono anche stati mandati in campi di lavoro forzato per costruire case per il popolo cinese. In quei tre mesi trascorsi in Tibet non è passato un giorno senza che io piangessi ascoltando le storie di violenza e ingiustizie subite dai tibetani in questi anni”.

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