In Piazza SS. Annunziata torna “Muovere un Cielo Pieno di Figure Vive”

Muovere un Cielo Pieno

Domani alle ore 23 torna ,a distanza di due anni, in Piazza SS. Annunziata “Muovere un Cielo Pieno di Figure Vive”, l’opera di teatro/architettura ideata da Giancarlo Cauteruccio in omaggio a Filippo Brunelleschi.

“Muovere un Cielo Pieno di Figure Vive” si confronta in chiave contemporanea con la facciata dell’Ospedale degli Innocenti, caposaldo del Rinascimento italiano. Nella Piazza SS. Annunziata si concretizza un capolavoro di simmetrie in cui Arte e Architettura traspirano umanesimo ed invenzione, dando vita ad uno dei luoghi più belli al mondo incastonato nel cuore pulsante di Firenze.

Il regista di Teatro Studio Krypton, noto per le sue creazioni di teatro/architettura, trova in questo lavoro grande ispirazione e possibilità di esprimere la fascinazione e il suo amore per gli scenari fiorentini nati dall’incontro tra Arte e Scienza.

L’edizione 2019 celebra il seicentenario dell’Istituto degli Innocenti e si realizza grazie all’invito della Presidente Mariagrazia Giuffrida e al sostegno di Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, Comune di Firenze e Regione Toscana.

“Muovere un Cielo Pieno di Figure Vive” si fonda sulla geometria, sulle proporzioni, sulla simmetria, parole chiave di tutta l’opera brunelleschiana che, come tali, guidano l’idea del regista. Un videomapping di cinquanta metri di base determina lo scenario di un’architettura dinamica, un viaggio di visioni in chiave tecnologica per raccontare con un nuovo sguardo uno dei monumenti simbolo di Firenze nel mondo e rendere omaggio al genio fiorentino, scultore, architetto, matematico, scenografo e orafo, iniziatore, con Donatello e Masaccio, del fulgido Rinascimento.

Prossimi progetti di teatro/architettura ad opera di Teatro Studio Krypton sono la ripresa dello spettacolo “Dal Monte una Luce Aurorale” per la Basilica di San Miniato al Monte, “Il Diluvio” di Leonardo da Vinci , site-specific per il magnifico chiostro di Sant’Ivo alla Sapienza di Roma, capolavoro di Francesco  Borromini, su invito dell’Università capitolina, e successivo allestimento a Firenze nel Chiostro dell’Accademia di Belle Arti.

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