Ven 19 Lug 2024

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Funerali De Benedetto, Cappato: “Qui oggi per proseguire la battaglia di Walter”

Arezzo – presente anche la Ministra per le Politche Giovanili Fabiana Dadone, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Si sono tenuti questa mattina nella chiesa di Sant’Anastasio a Olmo, frazione alle porte di Arezzo, i funerali di Walter De Benedetto, scomparso a 50 anni dopo una lunga lotta con l’artrite reumatoide, diventato simbolo della lotta per l’uso della cannabis a scopo terapeutico.

Tra i presenti alle esequie Marco Cappato con Matteo Mainardi in rappresentanza dell’Associazione Luca Coscioni e la ministra Fabiana Dadone, la quale non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Queste, invece, le parole di Cappato.

“Un dovere essere qui oggi, un modo di unirci al dolore della famiglia e degli amici ma anche un impegno per proseguire la sua battaglia personale contro una vera e propria persecuzione violenta di Stato, contro la violazione del suo diritto di curarsi con la cannabis terapeutica – ha affermato Cappato -. Quella di Walter è stata anche una battaglia politica per liberarci di leggi che aumentano la violenza e aiutano la criminalità. La memoria di Walter ci deve aiutare per andare avanti con un invito urgente. Parlamento si assuma la responsabilità di decidere, su una legge importante in discussione proprio in queste ore in cui la Camera si prepara a votare sulla proposta di legge ‘Magi-Licatini’, che tra le altre cose consentirebbe la coltivazione personale di quattro piantine”, evitando altri casi De Benedetto che finì sotto processo, venendo poi assolto, dall’accusa di aver coltivato a casa marijuana. Per il gup di Arezzo la produceva e utilizzava a scopo terapeutico per la sua malattia.

Walter De Benedetto, nel suo ultimo appello al Parlamento, lo scorso 17 marzo, aveva scritto: “Ci sentiamo scoraggiati perché sembra che il nostro Stato preferisca lasciare 6 milioni di consumatori nelle mani della criminalità organizzata anziché permettergli di coltivarsi in casa le proprie piantine’ e concludeva, come sempre, ricordando a tutti che ‘Il dolore non aspetta”.

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