Sab 20 Apr 2024

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Firenze, Movida: gestori locale condannati per disturbo quiete

Il processo era nato dalle proteste dei residenti di via Mino, piazza Ghiberti e di altre strade limitrofe che a causa delle attività del locale, lamentavano la difficoltà di potersi riposare per gli schiamazzi e i rumori notturni dei clienti

Una sentenza importante che è destinata, oltre a suscitare polemiche, anche a rappresentare una pietra miliare nel dibattito sulla mala Movida. Il tribunale di Firenze ha condannato i gestori di un locale del centro storico per disturbo della quiete pubblica, punendolo con l’ammenda di 309 euro e al pagamento delle spese processuali. Il processo era nato dalle proteste dei residenti di via Mino, piazza Ghiberti e di altre strade limitrofe che a causa delle attività del locale, lamentavano la difficoltà di potersi riposare per gli schiamazzi e i rumori notturni dei clienti. Il giudice Lida Celli inoltre ha condannato i gestori del locale anche al risarcimento del danno alle parti civili, da quantificare poi davanti al tribunale civile.

Motivazioni fra 90 giorni. “Dopo la sentenza emessa la scorsa estate con cui si condannavano i gestori di un altro locale – scrive il comitato ‘Manoiquandosidorme’ – ieri un’altra sentenza è stata emessa dal Tribunale di Firenze in favore del diritto alla salute dei cittadini residenti! Infatti, dopo anni di notti insonni, purtroppo con conseguenze anche permanenti sulla salute, oggi finalmente i residenti vedono un esito alle loro denunce”. Il comitato ricorda “al Comune di Firenze che potrebbe finalmente decidere di esercitare i poteri di cui dispone per tutelare la salute dei cittadini residenti con ‘emissione di ordinanze contingibili ed urgenti’ con cui può disporre la chiusura degli esercizi che contravvengono alle regole che il Comune stesso ha fissato, limitazione alle 22 nell’uso dei dehors, ecc. Sarebbe un modo estremamente efficace per evidenziare dove finisce il diritto di ‘intraprendere’ degli esercenti ed iniziano i diritti dei residenti”.

“Ci domandiamo – concludono i residenti – se è giusto che, per vedere riconosciuto un diritto essenziale come quello alla salute, i residenti siano costretti a ricorrere alla magistratura”.

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