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	<title>&#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana</title>
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	<pubDate>Fri, 15 May 2020 12:43:39 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/concetto-spaziale-attesa-di-lucio-fontana/"><img width="2077" height="2693" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/15052020-Fontana_Concetto-spaziale.-Attesa_2.png" alt="&#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana (1966)</strong></em></p>
<p>“<em>La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione</em>” Lucio Fontana.</p>
<p>Fontana era un’artista pienamente a suo agio con il progresso tecnologico. Prima ancora della Pop Art aveva compreso l’importanza della televisione, ma non in senso consumistico o sociologico, come sarà appunto negli anni sessanta. A lui interessavano altre questioni di tipo epistemologico e metafisico. Nel Manifesto del movimento spaziale per la televisione scriveva: “<em>Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d&#8217;arte, basate sui concetti dello spazio, visto sotto un duplice aspetto: il primo quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plastica; il secondo quello degli spazi ancora ignoti del cosmo, che vogliamo affrontare come dati di intuizione e di mistero, dati tipici dell&#8217;arte come divinazione. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti</em>”.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/concetto-spaziale-attesa-di-lucio-fontana/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana (1966)
“La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni ]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/concetto-spaziale-attesa-di-lucio-fontana/"><img width="2077" height="2693" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/15052020-Fontana_Concetto-spaziale.-Attesa_2.png" alt="&#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana (1966)</strong></em></p>
<p>“<em>La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione</em>” Lucio Fontana.</p>
<p>Fontana era un’artista pienamente a suo agio con il progresso tecnologico. Prima ancora della Pop Art aveva compreso l’importanza della televisione, ma non in senso consumistico o sociologico, come sarà appunto negli anni sessanta. A lui interessavano altre questioni di tipo epistemologico e metafisico. Nel Manifesto del movimento spaziale per la televisione scriveva: “<em>Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d&#8217;arte, basate sui concetti dello spazio, visto sotto un duplice aspetto: il primo quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plastica; il secondo quello degli spazi ancora ignoti del cosmo, che vogliamo affrontare come dati di intuizione e di mistero, dati tipici dell&#8217;arte come divinazione. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti</em>”.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/concetto-spaziale-attesa-di-lucio-fontana/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana at www.controradio.it.</a></p>
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“La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione” Lucio Fontana.
Fontana era un’artista pienamente a suo agio con il progresso tecnologico. Prima ancora della Pop Art aveva compreso l’importanza della televisione, ma non in senso consumistico o sociologico, come sarà appunto negli anni sessanta. A lui interessavano altre questioni di tipo epistemologico e metafisico. Nel Manifesto del movimento spaziale per la televisione scriveva: “Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d&#8217;arte, basate sui concetti dello spazio, visto sotto un duplice aspetto: il primo quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plastica; il secondo quello degli spazi ancora ignoti del cosmo, che vogliamo affrontare come dati di intuizione e di mistero, dati tipici dell&#8217;arte come divinazione. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti”.
Continue reading &#8220;Concetto spaziale. Attesa&#8221;, di Lucio Fontana at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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“La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo, è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione” Lucio Fontana.
Fontana era un’artista pienamente a suo agio con il progresso tecnologico. Prima ancora della Pop Art aveva compreso l’importanza della televisione, ma non in senso consumistico o sociologico, come sarà appunto negli anni sessanta. A lui interessavano altre questioni di tipo epistemologico e metafisico. Nel Manifesto del movimento spaziale per la televisione scriveva: “Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d&#8217;arte, basate sui concetti dello spazio, visto sotto un duplice aspetto: il primo quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plast]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli</title>
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	<pubDate>Thu, 14 May 2020 11:00:11 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/pierres-n-30-di-alberto-magnelli/"><img width="933" height="994" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/14052020-Pierres-n-30.jpg" alt="&#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli (olio su tela, 1933).</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei primi decenni del Novecento molti artisti italiani hanno lasciato la loro patria alla ricerca di gloria in Francia, a Parigi, dove tutto avveniva nei confini dell’arte. L’Italia era un paese culturalmente molto arretrato, arroccato su posizioni passatiste, come si legge nelle pagine dei diari di molti di loro. Anche Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, decide di trovare stimoli e fortuna a Parigi dove arriva una prima volta nel 1914 con Aldo Palazzeschi e dove conosce Apollinaire, Picasso, Leger e Matisse, suoi immediati punti di riferimento. Dopo la prima esperienza con il futurismo, la collaborazione con <em>La Voce</em> e <em>Lacerba</em>, Magnelli si avvia verso la scoperta di uno stile più astratto, caratterizzato, nel primo periodo, da una certa eleganza lineare di sintetismi raffinati e cromie sofisticate. Poi nel 1915 la svolta definitiva verso la pittura astratta di cui diventerà uno dei massimi protagonisti a livello europeo e mondiale.</p>
<p>Intorno agli anni trenta, durante alcuni sopralluoghi nelle cave di Carrara, resta colpito dalla luce e dalla monumentalità dei blocchi di marmo estratti dalle pareti rocciose e, riflettendo sulla grande tradizione scultorea rinascimentale e sull’opera di Michelangelo in particolare, trova ispirazione per una nuova serie di dipinti intitolati <em>Pierres</em> che espone nel 1934 nella galleria parigina di Pierre Matisse.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/pierres-n-30-di-alberto-magnelli/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Nei primi decenni del Novecento molti artisti italiani hanno lasciato la loro patria alla ricerca di gl]]></itunes:subtitle>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Nei primi decenni del Novecento molti artisti italiani hanno lasciato la loro patria alla ricerca di gloria in Francia, a Parigi, dove tutto avveniva nei confini dell’arte. L’Italia era un paese culturalmente molto arretrato, arroccato su posizioni passatiste, come si legge nelle pagine dei diari di molti di loro. Anche Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, decide di trovare stimoli e fortuna a Parigi dove arriva una prima volta nel 1914 con Aldo Palazzeschi e dove conosce Apollinaire, Picasso, Leger e Matisse, suoi immediati punti di riferimento. Dopo la prima esperienza con il futurismo, la collaborazione con <em>La Voce</em> e <em>Lacerba</em>, Magnelli si avvia verso la scoperta di uno stile più astratto, caratterizzato, nel primo periodo, da una certa eleganza lineare di sintetismi raffinati e cromie sofisticate. Poi nel 1915 la svolta definitiva verso la pittura astratta di cui diventerà uno dei massimi protagonisti a livello europeo e mondiale.</p>
<p>Intorno agli anni trenta, durante alcuni sopralluoghi nelle cave di Carrara, resta colpito dalla luce e dalla monumentalità dei blocchi di marmo estratti dalle pareti rocciose e, riflettendo sulla grande tradizione scultorea rinascimentale e sull’opera di Michelangelo in particolare, trova ispirazione per una nuova serie di dipinti intitolati <em>Pierres</em> che espone nel 1934 nella galleria parigina di Pierre Matisse.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/pierres-n-30-di-alberto-magnelli/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Nei primi decenni del Novecento molti artisti italiani hanno lasciato la loro patria alla ricerca di gloria in Francia, a Parigi, dove tutto avveniva nei confini dell’arte. L’Italia era un paese culturalmente molto arretrato, arroccato su posizioni passatiste, come si legge nelle pagine dei diari di molti di loro. Anche Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, decide di trovare stimoli e fortuna a Parigi dove arriva una prima volta nel 1914 con Aldo Palazzeschi e dove conosce Apollinaire, Picasso, Leger e Matisse, suoi immediati punti di riferimento. Dopo la prima esperienza con il futurismo, la collaborazione con La Voce e Lacerba, Magnelli si avvia verso la scoperta di uno stile più astratto, caratterizzato, nel primo periodo, da una certa eleganza lineare di sintetismi raffinati e cromie sofisticate. Poi nel 1915 la svolta definitiva verso la pittura astratta di cui diventerà uno dei massimi protagonisti a livello europeo e mondiale.
Intorno agli anni trenta, durante alcuni sopralluoghi nelle cave di Carrara, resta colpito dalla luce e dalla monumentalità dei blocchi di marmo estratti dalle pareti rocciose e, riflettendo sulla grande tradizione scultorea rinascimentale e sull’opera di Michelangelo in particolare, trova ispirazione per una nuova serie di dipinti intitolati Pierres che espone nel 1934 nella galleria parigina di Pierre Matisse.
Continue reading &#8220;Pierres, n. 30&#8221;, di Alberto Magnelli at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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&nbsp;
Nei primi decenni del Novecento molti artisti italiani hanno lasciato la loro patria alla ricerca di gloria in Francia, a Parigi, dove tutto avveniva nei confini dell’arte. L’Italia era un paese culturalmente molto arretrato, arroccato su posizioni passatiste, come si legge nelle pagine dei diari di molti di loro. Anche Alberto Magnelli, nato a Firenze nel 1888, decide di trovare stimoli e fortuna a Parigi dove arriva una prima volta nel 1914 con Aldo Palazzeschi e dove conosce Apollinaire, Picasso, Leger e Matisse, suoi immediati punti di riferimento. Dopo la prima esperienza con il futurismo, la collaborazione con La Voce e Lacerba, Magnelli si avvia verso la scoperta di uno stile più astratto, caratterizzato, nel primo periodo, da una certa eleganza lineare di sintetismi raffinati e cromie sofisticate. Poi nel 1915 la svolta definiti]]></googleplay:description>
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	<title>“Composizioni&#8221;, di Carla Accardi</title>
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	<pubDate>Wed, 13 May 2020 11:47:11 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/composizioni-di-carla-accardi/"><img width="3072" height="2457" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/13052020-Accardi_Composizione.png" alt="“Composizioni&#8221;, di Carla Accardi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi.</strong></em></p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/composizioni-di-carla-accardi/" rel="nofollow">Continue reading “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi.
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: An]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/composizioni-di-carla-accardi/"><img width="3072" height="2457" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/13052020-Accardi_Composizione.png" alt="“Composizioni&#8221;, di Carla Accardi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi.</strong></em></p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/composizioni-di-carla-accardi/" rel="nofollow">Continue reading “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi at www.controradio.it.</a></p>
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Composizioni&#8221;, di Carla Accardi at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova</title>
	<link>https://www.controradio.it/podcast/plurimo-di-emilio-vedova/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=plurimo-di-emilio-vedova</link>
	<pubDate>Tue, 12 May 2020 10:57:57 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
	<guid isPermaLink="false">https://www.controradio.it/?post_type=podcast&#038;p=147144</guid>
	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/plurimo-di-emilio-vedova/"><img width="3052" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/12052020-Vedova_Plurimo-n.-7-Opposti.png" alt="&#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Plurimo n.7”, di Emilio Vedova. (olio su legno, 1966)</strong></em></p>
<p><em>Plurimo</em> è un perfetto esempio dell’arte del maestro veneziano, un’opera aperta come si dovrebbe dire, in cui l’immagine nasce non più per necessità figurative tradizionali o astratte, ma come esito di una vera e propria lotta tra l’artista e il mondo, tra l’artista e la storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio degli anni Sessanta, cioè al tempo dell’esecuzione dell’opera <em>Plurimo n.7</em>, Vedova compie una svolta assai importante e clamorosa: si libera del piano bidimensionale della tela per aggiungere alla superficie dipinta una realtà tridimensionale. Anziché aggredire tele di vaste dimensioni, combina superfici diverse riunendole con delle cerniere per continuare a lavorare poi su questi moduli con altri gesti pittorici, accumulazioni e sovrapposizioni di segni e colori. I quadri diventano strutture architettonicamente poggiate a terra come una quinta o una paratia, la pittura occupa uno spazio fisico, s’interroga sulla tridimensionalità come capitava di fare alla scultura del suo tempo, senza mai approdare ad essa.</p>
<p><em>Plurimo n. 7</em>, è  struttura articolata e complessa. Un quadro da parate che potrebbe però ricordare un <em>retable</em>, con le sue ante che si possono aprire e chiudere, con un evidente riferimento a una apertura verso altri mondi e altre prospettive. </p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/plurimo-di-emilio-vedova/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Plurimo n.7”, di Emilio Vedova. (olio su legno, 1966)
Plurimo è un perfetto esempio dell’arte del maestro veneziano, un’opera aperta come si dovrebbe dire, in cui l’immagine nasce n]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/plurimo-di-emilio-vedova/"><img width="3052" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/12052020-Vedova_Plurimo-n.-7-Opposti.png" alt="&#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Plurimo n.7”, di Emilio Vedova. (olio su legno, 1966)</strong></em></p>
<p><em>Plurimo</em> è un perfetto esempio dell’arte del maestro veneziano, un’opera aperta come si dovrebbe dire, in cui l’immagine nasce non più per necessità figurative tradizionali o astratte, ma come esito di una vera e propria lotta tra l’artista e il mondo, tra l’artista e la storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio degli anni Sessanta, cioè al tempo dell’esecuzione dell’opera <em>Plurimo n.7</em>, Vedova compie una svolta assai importante e clamorosa: si libera del piano bidimensionale della tela per aggiungere alla superficie dipinta una realtà tridimensionale. Anziché aggredire tele di vaste dimensioni, combina superfici diverse riunendole con delle cerniere per continuare a lavorare poi su questi moduli con altri gesti pittorici, accumulazioni e sovrapposizioni di segni e colori. I quadri diventano strutture architettonicamente poggiate a terra come una quinta o una paratia, la pittura occupa uno spazio fisico, s’interroga sulla tridimensionalità come capitava di fare alla scultura del suo tempo, senza mai approdare ad essa.</p>
<p><em>Plurimo n. 7</em>, è  struttura articolata e complessa. Un quadro da parate che potrebbe però ricordare un <em>retable</em>, con le sue ante che si possono aprire e chiudere, con un evidente riferimento a una apertura verso altri mondi e altre prospettive. </p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/plurimo-di-emilio-vedova/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova at www.controradio.it.</a></p>
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Plurimo è un perfetto esempio dell’arte del maestro veneziano, un’opera aperta come si dovrebbe dire, in cui l’immagine nasce non più per necessità figurative tradizionali o astratte, ma come esito di una vera e propria lotta tra l’artista e il mondo, tra l’artista e la storia.
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All’inizio degli anni Sessanta, cioè al tempo dell’esecuzione dell’opera Plurimo n.7, Vedova compie una svolta assai importante e clamorosa: si libera del piano bidimensionale della tela per aggiungere alla superficie dipinta una realtà tridimensionale. Anziché aggredire tele di vaste dimensioni, combina superfici diverse riunendole con delle cerniere per continuare a lavorare poi su questi moduli con altri gesti pittorici, accumulazioni e sovrapposizioni di segni e colori. I quadri diventano strutture architettonicamente poggiate a terra come una quinta o una paratia, la pittura occupa uno spazio fisico, s’interroga sulla tridimensionalità come capitava di fare alla scultura del suo tempo, senza mai approdare ad essa.
Plurimo n. 7, è  struttura articolata e complessa. Un quadro da parate che potrebbe però ricordare un retable, con le sue ante che si possono aprire e chiudere, con un evidente riferimento a una apertura verso altri mondi e altre prospettive. 
Continue reading &#8220;Plurimo n.7&#8221;, di Emilio Vedova at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Plurimo è un perfetto esempio dell’arte del maestro veneziano, un’opera aperta come si dovrebbe dire, in cui l’immagine nasce non più per necessità figurative tradizionali o astratte, ma come esito di una vera e propria lotta tra l’artista e il mondo, tra l’artista e la storia.
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All’inizio degli anni Sessanta, cioè al tempo dell’esecuzione dell’opera Plurimo n.7, Vedova compie una svolta assai importante e clamorosa: si libera del piano bidimensionale della tela per aggiungere alla superficie dipinta una realtà tridimensionale. Anziché aggredire tele di vaste dimensioni, combina superfici diverse riunendole con delle cerniere per continuare a lavorare poi su questi moduli con altri gesti pittorici, accumulazioni e sovrapposizioni di segni e colori. I quadri diventano strutture architettonicamente poggiate a terra come una quinta o una paratia, la pittura]]></googleplay:description>
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	<title>“Idolo”, di Mirko Basaldella</title>
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	<pubDate>Mon, 11 May 2020 12:03:37 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/idolo-di-mirko-basaldella/"><img width="1953" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/11052020-Basaldella-Mirko_Idolo_2.png" alt="“Idolo”, di Mirko Basaldella" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Idolo”, di Mirko Basaldella. (Legno dipinto, 1961</strong></em><em><strong>)</strong></em></p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/idolo-di-mirko-basaldella/" rel="nofollow">Continue reading “Idolo”, di Mirko Basaldella at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Idolo”, di Mirko Basaldella. (Legno dipinto, 1961)
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montagg]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/idolo-di-mirko-basaldella/"><img width="1953" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/11052020-Basaldella-Mirko_Idolo_2.png" alt="“Idolo”, di Mirko Basaldella" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Idolo”, di Mirko Basaldella. (Legno dipinto, 1961</strong></em><em><strong>)</strong></em></p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/idolo-di-mirko-basaldella/" rel="nofollow">Continue reading “Idolo”, di Mirko Basaldella at www.controradio.it.</a></p>
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Idolo”, di Mirko Basaldella at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Idolo”, di Mirko Basaldella at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>“Natura Morta”, di Giorgio Morandi</title>
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	<pubDate>Fri, 08 May 2020 13:03:00 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi-2/"><img width="2600" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/16042020-MORANDI_NATURA-MORTA-1923-25.png" alt="“Natura Morta”, di Giorgio Morandi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Natura Morta”, di Giorgio Morandi. (O</strong></em><em><strong>lio su tela 1937-1938)</strong></em></p>
<p>Eccoci di nuovo qui, davanti a un gruppo di oggetti ben disposti sul piano con millimetrica precisione, facendo molta attenzione al risultato figurativo per raggiungere una situazione immodificabile e irripetibile. Siamo di nuovo qui, abbiamo deciso di fermare per un attimo il tempo. La terra gira alla sua solita velocità, la gente parla, parla,  lavora, suda, impreca. Si nasce e si muore. Tutto si muove. L’eternità possiamo solo immaginarla, pensarla astrattamente, non riusciremo mai a toccarla con mano. Tuttavia, può capitare di averne la sensazione, di sentirla tra noi e in noi, di poterla percepire come cosa reale, circoscritta in qualcosa che ci sta di fronte. Quando si guarda una natura morta di Giorgio Morandi, come questa del 1937-1938, l’eternità è davanti a noi. Tutto gira, eppure quelle bottiglie, quelle povere ciotole di terraglia, quei vasi dai colli allungati come imbuti rovesciati, quelle strutture formali rivestite di quotidiana familiarità, sono lì, immobili, visibilmente fuori del tempo che scorre, ma con noi. Ecco il miracolo, quelle cose sono parte di noi, stanno con noi appartengono come noi al mondo della vita.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi-2/" rel="nofollow">Continue reading “Natura Morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Natura Morta”, di Giorgio Morandi. (Olio su tela 1937-1938)
Eccoci di nuovo qui, davanti a un gruppo di oggetti ben disposti sul piano con millimetrica precisione, facendo molta att]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi-2/"><img width="2600" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/16042020-MORANDI_NATURA-MORTA-1923-25.png" alt="“Natura Morta”, di Giorgio Morandi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Natura Morta”, di Giorgio Morandi. (O</strong></em><em><strong>lio su tela 1937-1938)</strong></em></p>
<p>Eccoci di nuovo qui, davanti a un gruppo di oggetti ben disposti sul piano con millimetrica precisione, facendo molta attenzione al risultato figurativo per raggiungere una situazione immodificabile e irripetibile. Siamo di nuovo qui, abbiamo deciso di fermare per un attimo il tempo. La terra gira alla sua solita velocità, la gente parla, parla,  lavora, suda, impreca. Si nasce e si muore. Tutto si muove. L’eternità possiamo solo immaginarla, pensarla astrattamente, non riusciremo mai a toccarla con mano. Tuttavia, può capitare di averne la sensazione, di sentirla tra noi e in noi, di poterla percepire come cosa reale, circoscritta in qualcosa che ci sta di fronte. Quando si guarda una natura morta di Giorgio Morandi, come questa del 1937-1938, l’eternità è davanti a noi. Tutto gira, eppure quelle bottiglie, quelle povere ciotole di terraglia, quei vasi dai colli allungati come imbuti rovesciati, quelle strutture formali rivestite di quotidiana familiarità, sono lì, immobili, visibilmente fuori del tempo che scorre, ma con noi. Ecco il miracolo, quelle cose sono parte di noi, stanno con noi appartengono come noi al mondo della vita.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi-2/" rel="nofollow">Continue reading “Natura Morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.</a></p>
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Eccoci di nuovo qui, davanti a un gruppo di oggetti ben disposti sul piano con millimetrica precisione, facendo molta attenzione al risultato figurativo per raggiungere una situazione immodificabile e irripetibile. Siamo di nuovo qui, abbiamo deciso di fermare per un attimo il tempo. La terra gira alla sua solita velocità, la gente parla, parla,  lavora, suda, impreca. Si nasce e si muore. Tutto si muove. L’eternità possiamo solo immaginarla, pensarla astrattamente, non riusciremo mai a toccarla con mano. Tuttavia, può capitare di averne la sensazione, di sentirla tra noi e in noi, di poterla percepire come cosa reale, circoscritta in qualcosa che ci sta di fronte. Quando si guarda una natura morta di Giorgio Morandi, come questa del 1937-1938, l’eternità è davanti a noi. Tutto gira, eppure quelle bottiglie, quelle povere ciotole di terraglia, quei vasi dai colli allungati come imbuti rovesciati, quelle strutture formali rivestite di quotidiana familiarità, sono lì, immobili, visibilmente fuori del tempo che scorre, ma con noi. Ecco il miracolo, quelle cose sono parte di noi, stanno con noi appartengono come noi al mondo della vita.
Continue reading “Natura Morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Eccoci di nuovo qui, davanti a un gruppo di oggetti ben disposti sul piano con millimetrica precisione, facendo molta attenzione al risultato figurativo per raggiungere una situazione immodificabile e irripetibile. Siamo di nuovo qui, abbiamo deciso di fermare per un attimo il tempo. La terra gira alla sua solita velocità, la gente parla, parla,  lavora, suda, impreca. Si nasce e si muore. Tutto si muove. L’eternità possiamo solo immaginarla, pensarla astrattamente, non riusciremo mai a toccarla con mano. Tuttavia, può capitare di averne la sensazione, di sentirla tra noi e in noi, di poterla percepire come cosa reale, circoscritta in qualcosa che ci sta di fronte. Quando si guarda una natura morta di Giorgio Morandi, come questa del 1937-1938, l’eternità è davanti a noi. Tutto gira, eppure quelle bottiglie, quelle povere ciotole di terraglia, quei vasi ]]></googleplay:description>
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	<title>“Saltimbanchi”, di Renato Birolli</title>
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	<pubDate>Thu, 07 May 2020 12:26:22 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/saltimbanchi-di-renato-birolli/"><img width="2600" height="2317" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/Birolli-Saltimbanchi.png" alt="“Saltimbanchi”, di Renato Birolli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Saltimbanchi”, di Renato Birolli.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/saltimbanchi-di-renato-birolli/" rel="nofollow">Continue reading “Saltimbanchi”, di Renato Birolli at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Saltimbanchi”, di Renato Birolli.
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: ]]></itunes:subtitle>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/saltimbanchi-di-renato-birolli/" rel="nofollow">Continue reading “Saltimbanchi”, di Renato Birolli at www.controradio.it.</a></p>
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Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Saltimbanchi”, di Renato Birolli at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai</title>
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	<pubDate>Wed, 06 May 2020 11:05:27 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/demolizioni-di-mario-mafai/"><img width="2600" height="1960" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/Mafai_Demolizioni.png" alt="&#8220;Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai (olio su tela, 1932).</strong></em></p>
<p>Mafai è punta di diamante nella collezione Alberto Della Ragione, assieme a Guttuso e Birolli, a Scipione e Cagli. La loro presenza è segno di un interesse per un’arte vicina alla vita delle emozioni e dei sentimenti, a un’arte dell’esistenza ma anche del sogno, che non si piegasse troppo al realismo né si distaccasse dalla realtà, soprattutto quando questa è realtà violentata, dura, portatrice di dolore e sofferenza, quando gli incubi e i mostri della ragione si aggirano per le piazze e le strade. La loro pittura è sottesa d’impegno politico e sociale in difesa dell’uomo, dei suoi valori e delle sue utopie senza farsi manifesto ideologico.</p>
<p>Roberto Longhi riconoscerà negli esponenti della così detta <em>Scuola Romana</em>, che vedeva protagonisti assieme a Mafai anche Scipione, un genere di espressionismo colto, neo-romantico, trattenuto nei limiti di una poesia che non porta a distruggere la tradizione figurativa a favore di segni e superfici materiche informi, macerate e sconvolte dall’azione del profondo, delle piaghe inferte e del male ricevuto, affiorate senza volerle o poterle più contenere e ricondurle nell’ordine di una mondo figurativo più tradizionale.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/demolizioni-di-mario-mafai/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai at www.controradio.it.</a></p>
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Mafai è punta di diamante nella collezione Alberto Della Ragione, assieme a Guttuso e Birolli, a Scipione e Cagli. La loro p]]></itunes:subtitle>
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<p>Mafai è punta di diamante nella collezione Alberto Della Ragione, assieme a Guttuso e Birolli, a Scipione e Cagli. La loro presenza è segno di un interesse per un’arte vicina alla vita delle emozioni e dei sentimenti, a un’arte dell’esistenza ma anche del sogno, che non si piegasse troppo al realismo né si distaccasse dalla realtà, soprattutto quando questa è realtà violentata, dura, portatrice di dolore e sofferenza, quando gli incubi e i mostri della ragione si aggirano per le piazze e le strade. La loro pittura è sottesa d’impegno politico e sociale in difesa dell’uomo, dei suoi valori e delle sue utopie senza farsi manifesto ideologico.</p>
<p>Roberto Longhi riconoscerà negli esponenti della così detta <em>Scuola Romana</em>, che vedeva protagonisti assieme a Mafai anche Scipione, un genere di espressionismo colto, neo-romantico, trattenuto nei limiti di una poesia che non porta a distruggere la tradizione figurativa a favore di segni e superfici materiche informi, macerate e sconvolte dall’azione del profondo, delle piaghe inferte e del male ricevuto, affiorate senza volerle o poterle più contenere e ricondurle nell’ordine di una mondo figurativo più tradizionale.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/demolizioni-di-mario-mafai/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai at www.controradio.it.</a></p>
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Mafai è punta di diamante nella collezione Alberto Della Ragione, assieme a Guttuso e Birolli, a Scipione e Cagli. La loro presenza è segno di un interesse per un’arte vicina alla vita delle emozioni e dei sentimenti, a un’arte dell’esistenza ma anche del sogno, che non si piegasse troppo al realismo né si distaccasse dalla realtà, soprattutto quando questa è realtà violentata, dura, portatrice di dolore e sofferenza, quando gli incubi e i mostri della ragione si aggirano per le piazze e le strade. La loro pittura è sottesa d’impegno politico e sociale in difesa dell’uomo, dei suoi valori e delle sue utopie senza farsi manifesto ideologico.
Roberto Longhi riconoscerà negli esponenti della così detta Scuola Romana, che vedeva protagonisti assieme a Mafai anche Scipione, un genere di espressionismo colto, neo-romantico, trattenuto nei limiti di una poesia che non porta a distruggere la tradizione figurativa a favore di segni e superfici materiche informi, macerate e sconvolte dall’azione del profondo, delle piaghe inferte e del male ricevuto, affiorate senza volerle o poterle più contenere e ricondurle nell’ordine di una mondo figurativo più tradizionale.
Continue reading &#8220;Demolizioni&#8221;, di Mario Mafai at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Mafai è punta di diamante nella collezione Alberto Della Ragione, assieme a Guttuso e Birolli, a Scipione e Cagli. La loro presenza è segno di un interesse per un’arte vicina alla vita delle emozioni e dei sentimenti, a un’arte dell’esistenza ma anche del sogno, che non si piegasse troppo al realismo né si distaccasse dalla realtà, soprattutto quando questa è realtà violentata, dura, portatrice di dolore e sofferenza, quando gli incubi e i mostri della ragione si aggirano per le piazze e le strade. La loro pittura è sottesa d’impegno politico e sociale in difesa dell’uomo, dei suoi valori e delle sue utopie senza farsi manifesto ideologico.
Roberto Longhi riconoscerà negli esponenti della così detta Scuola Romana, che vedeva protagonisti assieme a Mafai anche Scipione, un genere di espressionismo colto, neo-romantico, trattenuto nei limiti di una poesia che]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso</title>
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	<pubDate>Tue, 05 May 2020 10:28:31 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/il-portacenere-di-renato-guttuso/"><img width="2600" height="2202" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/Renato-Guttuso-Posacenere.png" alt="&#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso.</strong></em></p>
<p>Di Renato Guttuso si è o presto rimosso il ruolo avuto nell’Italia del secondo dopoguerra; infatti, per più ragioni, lo si è declassato a pittore antimoderno, considerandolo artista troppo ingombrante, troppo politicizzato, troppo mondano, ideologicamente sempre troppo ostile alle nuove avanguardie.</p>
<p>La carriera artistica di Guttuso inizia prestissimo. La sua prima giovinezza si svolge tutta in Sicilia tra Bagheria, suo luogo natale, e Palermo. Già tredicenne espone certe sue tele di pittore in erba, dimostrando un certo talento. Giunto a Milano, per il servizio militare, conobbe Manzù, Birolli, Fontana con il quale divise lo studio. Fin d’allora emerge il suo interesse per un’arte &#8220;<em>sociale</em>&#8220;, intesa come testimonianza di un impegno morale e politico che deve coinvolgere l’artista nel profondo. Nel 1937 l’artista arriva a Roma, dove resterà fino alla morte.  A Roma ha modo di conoscere Mafai, Scipione, Scialoja, Fazzini e Cagli e frequentare nel tempo personalità del mondo letterario, del cinema e grandi intellettuali come Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Elsa Morante, Luchino Visconti e Antonello Trombadori. Guttuso sarà poi eletto senatore nel parlamento, la prima volta nel 1976 e una seconda nel 1979.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/il-portacenere-di-renato-guttuso/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso.
Di Renato Guttuso si è o presto rimosso il ruolo avuto nell’Italia del secondo dopoguerra; infatti, per più ragioni, lo si è declassa]]></itunes:subtitle>
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<p>Di Renato Guttuso si è o presto rimosso il ruolo avuto nell’Italia del secondo dopoguerra; infatti, per più ragioni, lo si è declassato a pittore antimoderno, considerandolo artista troppo ingombrante, troppo politicizzato, troppo mondano, ideologicamente sempre troppo ostile alle nuove avanguardie.</p>
<p>La carriera artistica di Guttuso inizia prestissimo. La sua prima giovinezza si svolge tutta in Sicilia tra Bagheria, suo luogo natale, e Palermo. Già tredicenne espone certe sue tele di pittore in erba, dimostrando un certo talento. Giunto a Milano, per il servizio militare, conobbe Manzù, Birolli, Fontana con il quale divise lo studio. Fin d’allora emerge il suo interesse per un’arte &#8220;<em>sociale</em>&#8220;, intesa come testimonianza di un impegno morale e politico che deve coinvolgere l’artista nel profondo. Nel 1937 l’artista arriva a Roma, dove resterà fino alla morte.  A Roma ha modo di conoscere Mafai, Scipione, Scialoja, Fazzini e Cagli e frequentare nel tempo personalità del mondo letterario, del cinema e grandi intellettuali come Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Elsa Morante, Luchino Visconti e Antonello Trombadori. Guttuso sarà poi eletto senatore nel parlamento, la prima volta nel 1976 e una seconda nel 1979.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/il-portacenere-di-renato-guttuso/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso at www.controradio.it.</a></p>
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Di Renato Guttuso si è o presto rimosso il ruolo avuto nell’Italia del secondo dopoguerra; infatti, per più ragioni, lo si è declassato a pittore antimoderno, considerandolo artista troppo ingombrante, troppo politicizzato, troppo mondano, ideologicamente sempre troppo ostile alle nuove avanguardie.
La carriera artistica di Guttuso inizia prestissimo. La sua prima giovinezza si svolge tutta in Sicilia tra Bagheria, suo luogo natale, e Palermo. Già tredicenne espone certe sue tele di pittore in erba, dimostrando un certo talento. Giunto a Milano, per il servizio militare, conobbe Manzù, Birolli, Fontana con il quale divise lo studio. Fin d’allora emerge il suo interesse per un’arte &#8220;sociale&#8220;, intesa come testimonianza di un impegno morale e politico che deve coinvolgere l’artista nel profondo. Nel 1937 l’artista arriva a Roma, dove resterà fino alla morte.  A Roma ha modo di conoscere Mafai, Scipione, Scialoja, Fazzini e Cagli e frequentare nel tempo personalità del mondo letterario, del cinema e grandi intellettuali come Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Elsa Morante, Luchino Visconti e Antonello Trombadori. Guttuso sarà poi eletto senatore nel parlamento, la prima volta nel 1976 e una seconda nel 1979.
Continue reading &#8220;Il portacenere&#8221;, di Renato Guttuso at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Di Renato Guttuso si è o presto rimosso il ruolo avuto nell’Italia del secondo dopoguerra; infatti, per più ragioni, lo si è declassato a pittore antimoderno, considerandolo artista troppo ingombrante, troppo politicizzato, troppo mondano, ideologicamente sempre troppo ostile alle nuove avanguardie.
La carriera artistica di Guttuso inizia prestissimo. La sua prima giovinezza si svolge tutta in Sicilia tra Bagheria, suo luogo natale, e Palermo. Già tredicenne espone certe sue tele di pittore in erba, dimostrando un certo talento. Giunto a Milano, per il servizio militare, conobbe Manzù, Birolli, Fontana con il quale divise lo studio. Fin d’allora emerge il suo interesse per un’arte &#8220;sociale&#8220;, intesa come testimonianza di un impegno morale e politico che deve coinvolgere l’artista nel profondo. Nel 1937 l’artista arriva a Roma, dove resterà fino alla morte]]></googleplay:description>
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	<title>“La Pisana&#8221; di Arturo Martini</title>
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	<pubDate>Mon, 04 May 2020 11:03:15 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/la-pisana-di-arturo-martini/"><img width="3038" height="2001" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/ARTURO-MARTINI_PISANA.png" alt="“La Pisana&#8221; di Arturo Martini" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “La Pisana&#8221; di Arturo Martini.</strong></em></p>
<p><em>La Pisana</em> è un’opera modellata da Martini nel 1933 circa, una figura femminile distesa, completamente nuda, dormiente con la testa posata su un morbido cuscino e in posizione rannicchiata, con le cosce sovrapposte e le ginocchia portate verso il petto. Il volto della giovane ragazza è sereno; nulla pare turbare il suo riposo, nessuno attenta alla sua condizione di quieta e feconda sensualità.  I nostri sguardi non possono infrangere quello stato di perfetta esistenza. La corporeità, poche altre volte, è stata celebrata con umanità di sensi e purezza d’immaginazione.</p>
<p>L’armonia assoluta delle forme deriva da un equilibrio classico raggiunto da Martini che qui ha saputo gestire naturalismo e astrazione, sensismo e idealismo. Il corpo della <em>Pisana</em> è presentato senza vergogna e pudore. Se ne sta distesa, anzi prona, con le natiche leggermente rialzate, i piedi sollevati impercettibilmente a dare leggerezza alla figura. La testa, un ovale, ricorda la <em>Musa dormiente</em> di Costantin Brancusi. Il fascino di questa scultura deriva dalla capacità di Martini di tenere assieme tantissimi elementi, di potenziare con leggerezza, senza fatica di significati e valori, l’immagine che ha tanto di tattile e plastico quanto di impalpabile e spirituale.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/la-pisana-di-arturo-martini/" rel="nofollow">Continue reading “La Pisana&#8221; di Arturo Martini at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “La Pisana&#8221; di Arturo Martini.
La Pisana è un’opera modellata da Martini nel 1933 circa, una figura femminile distesa, completamente nuda, dormiente con la testa posata su un m]]></itunes:subtitle>
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<p><em>La Pisana</em> è un’opera modellata da Martini nel 1933 circa, una figura femminile distesa, completamente nuda, dormiente con la testa posata su un morbido cuscino e in posizione rannicchiata, con le cosce sovrapposte e le ginocchia portate verso il petto. Il volto della giovane ragazza è sereno; nulla pare turbare il suo riposo, nessuno attenta alla sua condizione di quieta e feconda sensualità.  I nostri sguardi non possono infrangere quello stato di perfetta esistenza. La corporeità, poche altre volte, è stata celebrata con umanità di sensi e purezza d’immaginazione.</p>
<p>L’armonia assoluta delle forme deriva da un equilibrio classico raggiunto da Martini che qui ha saputo gestire naturalismo e astrazione, sensismo e idealismo. Il corpo della <em>Pisana</em> è presentato senza vergogna e pudore. Se ne sta distesa, anzi prona, con le natiche leggermente rialzate, i piedi sollevati impercettibilmente a dare leggerezza alla figura. La testa, un ovale, ricorda la <em>Musa dormiente</em> di Costantin Brancusi. Il fascino di questa scultura deriva dalla capacità di Martini di tenere assieme tantissimi elementi, di potenziare con leggerezza, senza fatica di significati e valori, l’immagine che ha tanto di tattile e plastico quanto di impalpabile e spirituale.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/la-pisana-di-arturo-martini/" rel="nofollow">Continue reading “La Pisana&#8221; di Arturo Martini at www.controradio.it.</a></p>
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La Pisana è un’opera modellata da Martini nel 1933 circa, una figura femminile distesa, completamente nuda, dormiente con la testa posata su un morbido cuscino e in posizione rannicchiata, con le cosce sovrapposte e le ginocchia portate verso il petto. Il volto della giovane ragazza è sereno; nulla pare turbare il suo riposo, nessuno attenta alla sua condizione di quieta e feconda sensualità.  I nostri sguardi non possono infrangere quello stato di perfetta esistenza. La corporeità, poche altre volte, è stata celebrata con umanità di sensi e purezza d’immaginazione.
L’armonia assoluta delle forme deriva da un equilibrio classico raggiunto da Martini che qui ha saputo gestire naturalismo e astrazione, sensismo e idealismo. Il corpo della Pisana è presentato senza vergogna e pudore. Se ne sta distesa, anzi prona, con le natiche leggermente rialzate, i piedi sollevati impercettibilmente a dare leggerezza alla figura. La testa, un ovale, ricorda la Musa dormiente di Costantin Brancusi. Il fascino di questa scultura deriva dalla capacità di Martini di tenere assieme tantissimi elementi, di potenziare con leggerezza, senza fatica di significati e valori, l’immagine che ha tanto di tattile e plastico quanto di impalpabile e spirituale.
Continue reading “La Pisana&#8221; di Arturo Martini at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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La Pisana è un’opera modellata da Martini nel 1933 circa, una figura femminile distesa, completamente nuda, dormiente con la testa posata su un morbido cuscino e in posizione rannicchiata, con le cosce sovrapposte e le ginocchia portate verso il petto. Il volto della giovane ragazza è sereno; nulla pare turbare il suo riposo, nessuno attenta alla sua condizione di quieta e feconda sensualità.  I nostri sguardi non possono infrangere quello stato di perfetta esistenza. La corporeità, poche altre volte, è stata celebrata con umanità di sensi e purezza d’immaginazione.
L’armonia assoluta delle forme deriva da un equilibrio classico raggiunto da Martini che qui ha saputo gestire naturalismo e astrazione, sensismo e idealismo. Il corpo della Pisana è presentato senza vergogna e pudore. Se ne sta distesa, anzi prona, con le natiche leggermente rialzate, i piedi sollevati impercettibi]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli</title>
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	<pubDate>Fri, 01 May 2020 10:42:55 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/la-falce-sui-campi-di-renato-birolli/"><img width="2600" height="2175" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/01052020-Birolli_Falce-sui-campi.png" alt="&#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli, </strong>(olio su tela, 1943).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/la-falce-sui-campi-di-renato-birolli/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Mus]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/la-falce-sui-campi-di-renato-birolli/"><img width="2600" height="2175" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/05/01052020-Birolli_Falce-sui-campi.png" alt="&#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli, </strong>(olio su tela, 1943).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/la-falce-sui-campi-di-renato-birolli/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;La falce sui campi&#8221; di Renato Birolli at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai</title>
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	<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 12:25:21 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai </strong>(olio su tela, 1942 ca.)</em></p>
<p>A volte girando per musei capita di incontrare dei piccoli quadri che sono dei veri e propri monumenti dedicati all’umanità più umile e povera. Con immagini ridotte ai minimi termini, l’artista riesce a cogliere e sintetizzare ricordi, sentimenti, emozioni che solitamente si dipanano in una vita intera, che mutano e poi si consolidano in caratteri e personalità inconfondibili tali da definire l’unicità della persona amata, quella a noi vicina per tutta un’esistenza o solo per una breve indimenticabile stagione. A volte il senso di una vita e di una personalità sta racchiuso tutto in un gesto, in una posa, in un movimento appena accennato, magari un tic, una parte di quella persona diventa il tutto, la sua scoperta intimità, l’affaccio sul mondo interiore con le sue gioie e i suoi dolori, le sue pene e i suoi amori.</p>
<p>Dall’esempio di Cezanne, indiscusso maestro di un nuovo umanesimo in arte, deriva il ritratto <em>Mia sorella</em> dipinto da Ottone Rosai nel 1921-22 circa. Anni buoni, si potrebbe dire, in termini di collezionismo.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/mia-sorella-di-ottone-rosai-2/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai (olio su tela, 1942 ca.)
A volte girando per musei capita di incontrare dei piccoli quadri che sono dei veri e propri monumenti dedicati al]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai </strong>(olio su tela, 1942 ca.)</em></p>
<p>A volte girando per musei capita di incontrare dei piccoli quadri che sono dei veri e propri monumenti dedicati all’umanità più umile e povera. Con immagini ridotte ai minimi termini, l’artista riesce a cogliere e sintetizzare ricordi, sentimenti, emozioni che solitamente si dipanano in una vita intera, che mutano e poi si consolidano in caratteri e personalità inconfondibili tali da definire l’unicità della persona amata, quella a noi vicina per tutta un’esistenza o solo per una breve indimenticabile stagione. A volte il senso di una vita e di una personalità sta racchiuso tutto in un gesto, in una posa, in un movimento appena accennato, magari un tic, una parte di quella persona diventa il tutto, la sua scoperta intimità, l’affaccio sul mondo interiore con le sue gioie e i suoi dolori, le sue pene e i suoi amori.</p>
<p>Dall’esempio di Cezanne, indiscusso maestro di un nuovo umanesimo in arte, deriva il ritratto <em>Mia sorella</em> dipinto da Ottone Rosai nel 1921-22 circa. Anni buoni, si potrebbe dire, in termini di collezionismo.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/mia-sorella-di-ottone-rosai-2/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:summary><![CDATA[L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai (olio su tela, 1942 ca.)
A volte girando per musei capita di incontrare dei piccoli quadri che sono dei veri e propri monumenti dedicati all’umanità più umile e povera. Con immagini ridotte ai minimi termini, l’artista riesce a cogliere e sintetizzare ricordi, sentimenti, emozioni che solitamente si dipanano in una vita intera, che mutano e poi si consolidano in caratteri e personalità inconfondibili tali da definire l’unicità della persona amata, quella a noi vicina per tutta un’esistenza o solo per una breve indimenticabile stagione. A volte il senso di una vita e di una personalità sta racchiuso tutto in un gesto, in una posa, in un movimento appena accennato, magari un tic, una parte di quella persona diventa il tutto, la sua scoperta intimità, l’affaccio sul mondo interiore con le sue gioie e i suoi dolori, le sue pene e i suoi amori.
Dall’esempio di Cezanne, indiscusso maestro di un nuovo umanesimo in arte, deriva il ritratto Mia sorella dipinto da Ottone Rosai nel 1921-22 circa. Anni buoni, si potrebbe dire, in termini di collezionismo.
Continue reading &#8220;Mia Sorella&#8221;, di Ottone Rosai at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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A volte girando per musei capita di incontrare dei piccoli quadri che sono dei veri e propri monumenti dedicati all’umanità più umile e povera. Con immagini ridotte ai minimi termini, l’artista riesce a cogliere e sintetizzare ricordi, sentimenti, emozioni che solitamente si dipanano in una vita intera, che mutano e poi si consolidano in caratteri e personalità inconfondibili tali da definire l’unicità della persona amata, quella a noi vicina per tutta un’esistenza o solo per una breve indimenticabile stagione. A volte il senso di una vita e di una personalità sta racchiuso tutto in un gesto, in una posa, in un movimento appena accennato, magari un tic, una parte di quella persona diventa il tutto, la sua scoperta intimità, l’affaccio sul mondo interiore con le sue gioie e i suoi dolori, le sue pene e i suoi amori.
Dall’esempio di Cezanne, indiscu]]></googleplay:description>
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	<title>“Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari</title>
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	<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 12:32:58 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/susanna-e-i-vecchioni-di-mino-maccari/"><img width="2600" height="1855" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/17042020-maccari_susanna-e-i-vecchioni.png" alt="“Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari </strong>(olio su tela, 1942 ca.)</em></p>
<p>La presenza delle opere di Mino Maccari nella collezione Della Ragione testimonia una personalità impegnata e coinvolta nelle vicende sociali e politiche del proprio tempo. In Alberto Della Ragione bruciava, seppure dissimulata dal suo carattere riservato di elegante borghese, un’autentica passione sociale e una forma di engagement di origine più ideale ed etica che ideologica e politica, che lo portava istintivamente, ma con convinzione, a sostenere battaglie a favore e in difesa di artisti impegnati. Della Ragione si prese cura degli artisti più ribelli e irriducibili come Guttuso e Vedova, di quelli in difficoltà economiche o in pericolo per questioni razziali che ospitò per metterli al sicuro, come fece ad esempio con la famiglia di Mario Mafia e Antonietta Raphael.  Fu interessato anche a personalità complesse, dalla biografia non lineare, ma di tempra intellettuale come Mino Maccari.</p>
<p>Di Maccari, natura curiosa, estrema, irriducibile martellatore dei costumi sociali e della degenerazione politica, Della Ragione acquistò molte opere, cinque delle quali sono ancora oggi conservate al Museo Novecento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato a Siena da una famiglia agiata della borghesia cittadina, Maccari si laurea in giurisprudenza pur avvertendo un’innata propensione alle arti e in particolare al disegno.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/susanna-e-i-vecchioni-di-mino-maccari/" rel="nofollow">Continue reading “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari (olio su tela, 1942 ca.)
La presenza delle opere di Mino Maccari nella collezione Della Ragione testimonia una personalità impegnata e]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/susanna-e-i-vecchioni-di-mino-maccari/"><img width="2600" height="1855" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/17042020-maccari_susanna-e-i-vecchioni.png" alt="“Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p><em>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari </strong>(olio su tela, 1942 ca.)</em></p>
<p>La presenza delle opere di Mino Maccari nella collezione Della Ragione testimonia una personalità impegnata e coinvolta nelle vicende sociali e politiche del proprio tempo. In Alberto Della Ragione bruciava, seppure dissimulata dal suo carattere riservato di elegante borghese, un’autentica passione sociale e una forma di engagement di origine più ideale ed etica che ideologica e politica, che lo portava istintivamente, ma con convinzione, a sostenere battaglie a favore e in difesa di artisti impegnati. Della Ragione si prese cura degli artisti più ribelli e irriducibili come Guttuso e Vedova, di quelli in difficoltà economiche o in pericolo per questioni razziali che ospitò per metterli al sicuro, come fece ad esempio con la famiglia di Mario Mafia e Antonietta Raphael.  Fu interessato anche a personalità complesse, dalla biografia non lineare, ma di tempra intellettuale come Mino Maccari.</p>
<p>Di Maccari, natura curiosa, estrema, irriducibile martellatore dei costumi sociali e della degenerazione politica, Della Ragione acquistò molte opere, cinque delle quali sono ancora oggi conservate al Museo Novecento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato a Siena da una famiglia agiata della borghesia cittadina, Maccari si laurea in giurisprudenza pur avvertendo un’innata propensione alle arti e in particolare al disegno.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/susanna-e-i-vecchioni-di-mino-maccari/" rel="nofollow">Continue reading “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari at www.controradio.it.</a></p>
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La presenza delle opere di Mino Maccari nella collezione Della Ragione testimonia una personalità impegnata e coinvolta nelle vicende sociali e politiche del proprio tempo. In Alberto Della Ragione bruciava, seppure dissimulata dal suo carattere riservato di elegante borghese, un’autentica passione sociale e una forma di engagement di origine più ideale ed etica che ideologica e politica, che lo portava istintivamente, ma con convinzione, a sostenere battaglie a favore e in difesa di artisti impegnati. Della Ragione si prese cura degli artisti più ribelli e irriducibili come Guttuso e Vedova, di quelli in difficoltà economiche o in pericolo per questioni razziali che ospitò per metterli al sicuro, come fece ad esempio con la famiglia di Mario Mafia e Antonietta Raphael.  Fu interessato anche a personalità complesse, dalla biografia non lineare, ma di tempra intellettuale come Mino Maccari.
Di Maccari, natura curiosa, estrema, irriducibile martellatore dei costumi sociali e della degenerazione politica, Della Ragione acquistò molte opere, cinque delle quali sono ancora oggi conservate al Museo Novecento.
&nbsp;
Nato a Siena da una famiglia agiata della borghesia cittadina, Maccari si laurea in giurisprudenza pur avvertendo un’innata propensione alle arti e in particolare al disegno.
Continue reading “Susanna e i vecchioni&#8221;, di Mino Maccari at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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La presenza delle opere di Mino Maccari nella collezione Della Ragione testimonia una personalità impegnata e coinvolta nelle vicende sociali e politiche del proprio tempo. In Alberto Della Ragione bruciava, seppure dissimulata dal suo carattere riservato di elegante borghese, un’autentica passione sociale e una forma di engagement di origine più ideale ed etica che ideologica e politica, che lo portava istintivamente, ma con convinzione, a sostenere battaglie a favore e in difesa di artisti impegnati. Della Ragione si prese cura degli artisti più ribelli e irriducibili come Guttuso e Vedova, di quelli in difficoltà economiche o in pericolo per questioni razziali che ospitò per metterli al sicuro, come fece ad esempio con la famiglia di Mario Mafia e Antonietta Raphael.  Fu interessato anche a personalità complesse, dalla biografia non linear]]></googleplay:description>
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	<title>“Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi</title>
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	<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 11:58:32 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-frammento-di-virgilio-guidi/"><img width="1972" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/28042020-guidi_testa-di-donna-frammento.png" alt="“Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi </strong>(olio su tela, 1934 ca.)</p>
<p>Nella Collezione Alberto della Ragione sono conservati ben dodici dipinti di Virgilio Guidi, segno di un interesse sincero e prolungato per l’artista da parte del collezionista.  Queste opere coprono uno spettro molto largo della carriera di Guidi, a cominciare da un quadro insolito, una figura di <em>Cavallo</em> del 1912, dei primissimi esordi del pittore, quando frequentava l’Accademia di Belle Arti sotto il magistero di Aristide Sartorio; fino all’ultimo del 1954 che rappresenta una figura di <em>Donna con la sciarpa</em> trasfigurata dalla luce; quell’inconfondibile luce eterea che metamorfizza le donne di Guidi in essere alieni, abitanti di spazi siderei.</p>
<p>Nella grande figura della <em>Donna solitaria</em> del 1938 altresì si nota come a Guidi interessasse immortalare gesti e pose piuttosto che azioni, con le figure immerse in una atmosfera di luce lieve dolce e diffusa, con una stesura di superficie e l’attenzione sensibilissima ai valori tonali. Quello che è stato riconosciuto come lirismo di luce-colore che giunge a trasfigurare la realtà oggettiva annullando la percezione prospettica dello spazio, la sua profondità, immergendo corpi e ambiente in una dimensione in cui tutto è materialmente luce.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-frammento-di-virgilio-guidi/" rel="nofollow">Continue reading “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi (olio su tela, 1934 ca.)
Nella Collezione Alberto della Ragione sono conservati ben dodici dipinti di Virgilio Guidi, segno di un int]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-frammento-di-virgilio-guidi/"><img width="1972" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/28042020-guidi_testa-di-donna-frammento.png" alt="“Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi </strong>(olio su tela, 1934 ca.)</p>
<p>Nella Collezione Alberto della Ragione sono conservati ben dodici dipinti di Virgilio Guidi, segno di un interesse sincero e prolungato per l’artista da parte del collezionista.  Queste opere coprono uno spettro molto largo della carriera di Guidi, a cominciare da un quadro insolito, una figura di <em>Cavallo</em> del 1912, dei primissimi esordi del pittore, quando frequentava l’Accademia di Belle Arti sotto il magistero di Aristide Sartorio; fino all’ultimo del 1954 che rappresenta una figura di <em>Donna con la sciarpa</em> trasfigurata dalla luce; quell’inconfondibile luce eterea che metamorfizza le donne di Guidi in essere alieni, abitanti di spazi siderei.</p>
<p>Nella grande figura della <em>Donna solitaria</em> del 1938 altresì si nota come a Guidi interessasse immortalare gesti e pose piuttosto che azioni, con le figure immerse in una atmosfera di luce lieve dolce e diffusa, con una stesura di superficie e l’attenzione sensibilissima ai valori tonali. Quello che è stato riconosciuto come lirismo di luce-colore che giunge a trasfigurare la realtà oggettiva annullando la percezione prospettica dello spazio, la sua profondità, immergendo corpi e ambiente in una dimensione in cui tutto è materialmente luce.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-frammento-di-virgilio-guidi/" rel="nofollow">Continue reading “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi at www.controradio.it.</a></p>
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Nella Collezione Alberto della Ragione sono conservati ben dodici dipinti di Virgilio Guidi, segno di un interesse sincero e prolungato per l’artista da parte del collezionista.  Queste opere coprono uno spettro molto largo della carriera di Guidi, a cominciare da un quadro insolito, una figura di Cavallo del 1912, dei primissimi esordi del pittore, quando frequentava l’Accademia di Belle Arti sotto il magistero di Aristide Sartorio; fino all’ultimo del 1954 che rappresenta una figura di Donna con la sciarpa trasfigurata dalla luce; quell’inconfondibile luce eterea che metamorfizza le donne di Guidi in essere alieni, abitanti di spazi siderei.
Nella grande figura della Donna solitaria del 1938 altresì si nota come a Guidi interessasse immortalare gesti e pose piuttosto che azioni, con le figure immerse in una atmosfera di luce lieve dolce e diffusa, con una stesura di superficie e l’attenzione sensibilissima ai valori tonali. Quello che è stato riconosciuto come lirismo di luce-colore che giunge a trasfigurare la realtà oggettiva annullando la percezione prospettica dello spazio, la sua profondità, immergendo corpi e ambiente in una dimensione in cui tutto è materialmente luce.
Continue reading “Testa di Donna (frammento)”, di Virgilio Guidi at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Nella Collezione Alberto della Ragione sono conservati ben dodici dipinti di Virgilio Guidi, segno di un interesse sincero e prolungato per l’artista da parte del collezionista.  Queste opere coprono uno spettro molto largo della carriera di Guidi, a cominciare da un quadro insolito, una figura di Cavallo del 1912, dei primissimi esordi del pittore, quando frequentava l’Accademia di Belle Arti sotto il magistero di Aristide Sartorio; fino all’ultimo del 1954 che rappresenta una figura di Donna con la sciarpa trasfigurata dalla luce; quell’inconfondibile luce eterea che metamorfizza le donne di Guidi in essere alieni, abitanti di spazi siderei.
Nella grande figura della Donna solitaria del 1938 altresì si nota come a Guidi interessasse immortalare gesti e pose piuttosto che azioni, con le figure immerse in una atmosfera di luce lieve dolce e ]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis</title>
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	<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 12:32:14 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-sulla-spiaggia-di-filippo-de-pisis/"><img width="2600" height="2094" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/27042020-de-pisis_natura-morta-sulla-spiaggia.png" alt="&#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Viola del pensiero&#8221;, di Filippo De Pisis </strong>(olio su tela, 1931)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-sulla-spiaggia-di-filippo-de-pisis/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Viola del pensiero&#8221;, di Filippo De Pisis (olio su tela, 1931)
&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei M]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-sulla-spiaggia-di-filippo-de-pisis/"><img width="2600" height="2094" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/27042020-de-pisis_natura-morta-sulla-spiaggia.png" alt="&#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Viola del pensiero&#8221;, di Filippo De Pisis </strong>(olio su tela, 1931)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-sulla-spiaggia-di-filippo-de-pisis/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;Viola del pensiero&#8221; di Filippo De Pisis at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>&#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti</title>
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	<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 12:18:18 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/fiori-di-ennio-morlotti/"><img width="1838" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/24042020-MORLOTTI_FIORI.png" alt="&#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti </strong>(olio su tela, 1959)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/fiori-di-ennio-morlotti/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti (olio su tela, 1959)
&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fio]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/fiori-di-ennio-morlotti/"><img width="1838" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/24042020-MORLOTTI_FIORI.png" alt="&#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti<strong> &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti </strong>(olio su tela, 1959)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/fiori-di-ennio-morlotti/" rel="nofollow">Continue reading &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti at www.controradio.it.</a></p>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading &#8220;Fiori&#8221;, di Ennio Morlotti at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title>“Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai</title>
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	<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 11:00:25 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/ritratto-di-emilio-jesi-di-antonietta-raphael-mafai/"><img width="1859" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/23042020-antonietta-mafai_jesi.png" alt="“Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai </strong>(onice, 1940)</p>
<p>Nelle collezioni del Museo Novecento, fortunatamente, sono presenti opere di alcune delle più notevoli artiste del secolo scorso, e tra queste quelle di  Antoniettà Raphaël, consorte di Mario Mafai. Di origine ebreo-lituana, Antonietta nasce a Kovno nei pressi di Vilnius. Con l’accentuarsi delle persecuzioni contro gli ebrei, rimasta orfana di padre, si trasferisce assieme alla madre a Londra nel 1905. Qui si perfeziona in pianoforte alla Royal Academy. Dal 1919 si sposta per l’Europa, fa tappa a Parigi e poi Roma, dove si stabilizza iniziando a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nell’Urbe conosce Mario Mafai che diverrà suo marito. Con lui, e assieme a Scipione e Mazzacurati, darà vita alla Scuola Romana. La sua pittura è antiaccademica, a tratti arcaica, con accenti popolari e colori fortemente espressivi. Agli inizi degli anni Trenta Antonietta soggiorna di nuovo a Parigi ma questa volta assieme al marito. Frequenta gli ambienti delle avanguardie, conosce le opere di Maillol e Bourdelle, frequenta l’atelier dello scultore Epstein.  Dal 1938 si sposta a Genova assieme alla famiglia, per sfuggire alle persecuzioni razziali. </p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/ritratto-di-emilio-jesi-di-antonietta-raphael-mafai/" rel="nofollow">Continue reading “Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai (onice, 1940)
Nelle collezioni del Museo Novecento, fortunatamente, sono presenti opere di alcune delle più notevoli art]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/ritratto-di-emilio-jesi-di-antonietta-raphael-mafai/"><img width="1859" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/23042020-antonietta-mafai_jesi.png" alt="“Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai </strong>(onice, 1940)</p>
<p>Nelle collezioni del Museo Novecento, fortunatamente, sono presenti opere di alcune delle più notevoli artiste del secolo scorso, e tra queste quelle di  Antoniettà Raphaël, consorte di Mario Mafai. Di origine ebreo-lituana, Antonietta nasce a Kovno nei pressi di Vilnius. Con l’accentuarsi delle persecuzioni contro gli ebrei, rimasta orfana di padre, si trasferisce assieme alla madre a Londra nel 1905. Qui si perfeziona in pianoforte alla Royal Academy. Dal 1919 si sposta per l’Europa, fa tappa a Parigi e poi Roma, dove si stabilizza iniziando a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nell’Urbe conosce Mario Mafai che diverrà suo marito. Con lui, e assieme a Scipione e Mazzacurati, darà vita alla Scuola Romana. La sua pittura è antiaccademica, a tratti arcaica, con accenti popolari e colori fortemente espressivi. Agli inizi degli anni Trenta Antonietta soggiorna di nuovo a Parigi ma questa volta assieme al marito. Frequenta gli ambienti delle avanguardie, conosce le opere di Maillol e Bourdelle, frequenta l’atelier dello scultore Epstein.  Dal 1938 si sposta a Genova assieme alla famiglia, per sfuggire alle persecuzioni razziali. </p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/ritratto-di-emilio-jesi-di-antonietta-raphael-mafai/" rel="nofollow">Continue reading “Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai at www.controradio.it.</a></p>
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	<itunes:summary><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai (onice, 1940)
Nelle collezioni del Museo Novecento, fortunatamente, sono presenti opere di alcune delle più notevoli artiste del secolo scorso, e tra queste quelle di  Antoniettà Raphaël, consorte di Mario Mafai. Di origine ebreo-lituana, Antonietta nasce a Kovno nei pressi di Vilnius. Con l’accentuarsi delle persecuzioni contro gli ebrei, rimasta orfana di padre, si trasferisce assieme alla madre a Londra nel 1905. Qui si perfeziona in pianoforte alla Royal Academy. Dal 1919 si sposta per l’Europa, fa tappa a Parigi e poi Roma, dove si stabilizza iniziando a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nell’Urbe conosce Mario Mafai che diverrà suo marito. Con lui, e assieme a Scipione e Mazzacurati, darà vita alla Scuola Romana. La sua pittura è antiaccademica, a tratti arcaica, con accenti popolari e colori fortemente espressivi. Agli inizi degli anni Trenta Antonietta soggiorna di nuovo a Parigi ma questa volta assieme al marito. Frequenta gli ambienti delle avanguardie, conosce le opere di Maillol e Bourdelle, frequenta l’atelier dello scultore Epstein.  Dal 1938 si sposta a Genova assieme alla famiglia, per sfuggire alle persecuzioni razziali. 
Continue reading “Ritratto di Emilio Jesi&#8221;, di Antonietta Raphael Mafai at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Nelle collezioni del Museo Novecento, fortunatamente, sono presenti opere di alcune delle più notevoli artiste del secolo scorso, e tra queste quelle di  Antoniettà Raphaël, consorte di Mario Mafai. Di origine ebreo-lituana, Antonietta nasce a Kovno nei pressi di Vilnius. Con l’accentuarsi delle persecuzioni contro gli ebrei, rimasta orfana di padre, si trasferisce assieme alla madre a Londra nel 1905. Qui si perfeziona in pianoforte alla Royal Academy. Dal 1919 si sposta per l’Europa, fa tappa a Parigi e poi Roma, dove si stabilizza iniziando a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Nell’Urbe conosce Mario Mafai che diverrà suo marito. Con lui, e assieme a Scipione e Mazzacurati, darà vita alla Scuola Romana. La sua pittura è antiaccademica, a tratti arcaica, con accenti popolari e colori fortemente espressivi. Agli inizi degli anni Trent]]></googleplay:description>
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	<title>“Testa di donna”, di Massimo Campigli</title>
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	<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 11:09:52 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[www.controradio.it]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-di-massimo-campigli/"><img width="2179" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/21042020-CAMPIGLI_TESTA-DI-DONNA.png" alt="“Testa di donna”, di Massimo Campigli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“ Testa di donna”, di Massimo Campigli </strong>(olio su tela, 1932)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-di-massimo-campigli/" rel="nofollow">Continue reading “Testa di donna”, di Massimo Campigli at www.controradio.it.</a></p>
]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti “ Testa di donna”, di Massimo Campigli (olio su tela, 1932)
&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fio]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-di-massimo-campigli/"><img width="2179" height="2600" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/21042020-CAMPIGLI_TESTA-DI-DONNA.png" alt="“Testa di donna”, di Massimo Campigli" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“ Testa di donna”, di Massimo Campigli </strong>(olio su tela, 1932)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copyright Sergio Risaliti</em><br />
<em>Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.<br />
</em><em>Montaggio video: Antonella Nicola</em></p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/testa-di-donna-di-massimo-campigli/" rel="nofollow">Continue reading “Testa di donna”, di Massimo Campigli at www.controradio.it.</a></p>
]]></content:encoded>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Testa di donna”, di Massimo Campigli at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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&nbsp;
Copyright Sergio Risaliti
Immagine: Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione. Fototeca dei Musei Civici Fiorentini.
Montaggio video: Antonella Nicola
Continue reading “Testa di donna”, di Massimo Campigli at www.controradio.it.]]></googleplay:description>
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	<title> “Capanni al mare”, di Carlo Carrà</title>
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	<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 11:14:16 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/capanni-al-mare-di-carlo-carra/"><img width="2600" height="1976" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/17042020-carrà_capanni-al-mare.png" alt=" “Capanni al mare”, di Carlo Carrà" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“Capanni al mare”, di Carlo Carrà </strong>(olio su tela, 1941)</p>
<p>Siamo nel 1941 e mentre intorno inizia a crollare, sotto la dittatura nazi-fascista, un mondo, già peraltro ferito mortalmente dal primo terribile scontro bellico mondiale, l’artista Carrà che fa? Si ritira solitario in riva al mare e ferma il tempo interiore, si difende dal fragore e dalle urla di disperazione, si accomoda nel silenzio, cerca di vedere nelle cose più semplici e familiari, o in un paesaggio amato, qualcosa che va oltre, che rompe l’esperienza di prigionia e di occlusione che è tanto più forte quanto l’uomo si fa prendere dalla disperazione e dalla confusione.</p>
<p>Il dipinto, conservato al Museo Novecento, è stato realizzato da Carlo Carrà in Versilia, nelle vicinanze di Forte dei Marmi. Vi si ammira una veduta semplicissima, di un’essenzialità piena, colma, dove tutto parla all’animo e alla testa contemporaneamente. S’intuisce che è stato iniziato <em>en plein aire</em> e poi terminato con cura e lentezza in studio, incrociando sentimenti e struttura. Vi si trovano infatti equilibrio formale, raggiunto con l’applicazione di strutture geometriche, e forza comunicativa data dai colori come valore corrispettivo della vita dei sentimenti e delle emozioni.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/capanni-al-mare-di-carlo-carra/" rel="nofollow">Continue reading  “Capanni al mare”, di Carlo Carrà at www.controradio.it.</a></p>
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<p>Siamo nel 1941 e mentre intorno inizia a crollare, sotto la dittatura nazi-fascista, un mondo, già peraltro ferito mortalmente dal primo terribile scontro bellico mondiale, l’artista Carrà che fa? Si ritira solitario in riva al mare e ferma il tempo interiore, si difende dal fragore e dalle urla di disperazione, si accomoda nel silenzio, cerca di vedere nelle cose più semplici e familiari, o in un paesaggio amato, qualcosa che va oltre, che rompe l’esperienza di prigionia e di occlusione che è tanto più forte quanto l’uomo si fa prendere dalla disperazione e dalla confusione.</p>
<p>Il dipinto, conservato al Museo Novecento, è stato realizzato da Carlo Carrà in Versilia, nelle vicinanze di Forte dei Marmi. Vi si ammira una veduta semplicissima, di un’essenzialità piena, colma, dove tutto parla all’animo e alla testa contemporaneamente. S’intuisce che è stato iniziato <em>en plein aire</em> e poi terminato con cura e lentezza in studio, incrociando sentimenti e struttura. Vi si trovano infatti equilibrio formale, raggiunto con l’applicazione di strutture geometriche, e forza comunicativa data dai colori come valore corrispettivo della vita dei sentimenti e delle emozioni.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/capanni-al-mare-di-carlo-carra/" rel="nofollow">Continue reading  “Capanni al mare”, di Carlo Carrà at www.controradio.it.</a></p>
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Siamo nel 1941 e mentre intorno inizia a crollare, sotto la dittatura nazi-fascista, un mondo, già peraltro ferito mortalmente dal primo terribile scontro bellico mondiale, l’artista Carrà che fa? Si ritira solitario in riva al mare e ferma il tempo interiore, si difende dal fragore e dalle urla di disperazione, si accomoda nel silenzio, cerca di vedere nelle cose più semplici e familiari, o in un paesaggio amato, qualcosa che va oltre, che rompe l’esperienza di prigionia e di occlusione che è tanto più forte quanto l’uomo si fa prendere dalla disperazione e dalla confusione.
Il dipinto, conservato al Museo Novecento, è stato realizzato da Carlo Carrà in Versilia, nelle vicinanze di Forte dei Marmi. Vi si ammira una veduta semplicissima, di un’essenzialità piena, colma, dove tutto parla all’animo e alla testa contemporaneamente. S’intuisce che è stato iniziato en plein aire e poi terminato con cura e lentezza in studio, incrociando sentimenti e struttura. Vi si trovano infatti equilibrio formale, raggiunto con l’applicazione di strutture geometriche, e forza comunicativa data dai colori come valore corrispettivo della vita dei sentimenti e delle emozioni.
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Siamo nel 1941 e mentre intorno inizia a crollare, sotto la dittatura nazi-fascista, un mondo, già peraltro ferito mortalmente dal primo terribile scontro bellico mondiale, l’artista Carrà che fa? Si ritira solitario in riva al mare e ferma il tempo interiore, si difende dal fragore e dalle urla di disperazione, si accomoda nel silenzio, cerca di vedere nelle cose più semplici e familiari, o in un paesaggio amato, qualcosa che va oltre, che rompe l’esperienza di prigionia e di occlusione che è tanto più forte quanto l’uomo si fa prendere dalla disperazione e dalla confusione.
Il dipinto, conservato al Museo Novecento, è stato realizzato da Carlo Carrà in Versilia, nelle vicinanze di Forte dei Marmi. Vi si ammira una veduta semplicissima, di un’essenzialità piena, colma, dove tutto parla all’animo e alla testa contemporaneamente. S’intuisce che è stato iniziat]]></googleplay:description>
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	<title> “Natura morta”, di Giorgio Morandi</title>
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	<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 11:04:31 +0000</pubDate>
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	<description><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi/"><img width="2600" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/16042020-MORANDI_NATURA-MORTA-1923-25.png" alt=" “Natura morta”, di Giorgio Morandi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“Natura morta”, di Giorgio Morandi </strong>(olio su tela, 1923-1925)</p>
<p>Quando si dice “<em>natura morta</em>” e si fa il nome di Giorgio Morandi si parla di un silente accordo tra cose e sentimenti che torna sempre uguale e sempre diverso, come sempre identica è l’essenza delle cose, la loro forma ideale, ma sempre variato è il sentimento di chi le contempla perché la luce su di esse e in esse muta nel momento della sua epifania, e con la luce si rinnovano le sensazioni.  Con le sue costruzioni così essenziali e così quotidiane, questo grande pittore ci ha portato oltre il visibile, senza mai abbandonarlo; restando, cioè, su quella sottilissima soglia che separa e lega il mondo reale con l’altro, quello invisibile.</p>
<p>Morandi, lavorava in una casa studio modesta, dove abitava con le sorelle, sistemava sul tavolo gli oggetti comuni, che erano spesso gli stessi: scatole di latta, bottiglie di vetro, vasi di ceramica, recipienti derivati da cose trovate per strada, giocattoli, e forme sintetiche costruite per stare assieme alle altre cose e dare ordine, creare ritmo, un senso di profondità ed equilibrio essenziale al nascere e sistemarsi della composizione.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi/" rel="nofollow">Continue reading  “Natura morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.</a></p>
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Quando si dice “natura morta” e si fa il nome di Giorgio Morandi si parla di un silente accordo tra cose e sentimenti ch]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi/"><img width="2600" height="2592" src="https://www.controradio.it/wp-content/uploads/2020/04/16042020-MORANDI_NATURA-MORTA-1923-25.png" alt=" “Natura morta”, di Giorgio Morandi" align="center" style="display: block;margin: 0 auto 20px;max-width:100%" /></a><p>“L’arte alla radio, con il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti <strong>“Natura morta”, di Giorgio Morandi </strong>(olio su tela, 1923-1925)</p>
<p>Quando si dice “<em>natura morta</em>” e si fa il nome di Giorgio Morandi si parla di un silente accordo tra cose e sentimenti che torna sempre uguale e sempre diverso, come sempre identica è l’essenza delle cose, la loro forma ideale, ma sempre variato è il sentimento di chi le contempla perché la luce su di esse e in esse muta nel momento della sua epifania, e con la luce si rinnovano le sensazioni.  Con le sue costruzioni così essenziali e così quotidiane, questo grande pittore ci ha portato oltre il visibile, senza mai abbandonarlo; restando, cioè, su quella sottilissima soglia che separa e lega il mondo reale con l’altro, quello invisibile.</p>
<p>Morandi, lavorava in una casa studio modesta, dove abitava con le sorelle, sistemava sul tavolo gli oggetti comuni, che erano spesso gli stessi: scatole di latta, bottiglie di vetro, vasi di ceramica, recipienti derivati da cose trovate per strada, giocattoli, e forme sintetiche costruite per stare assieme alle altre cose e dare ordine, creare ritmo, un senso di profondità ed equilibrio essenziale al nascere e sistemarsi della composizione.</p>
<p><a href="https://www.controradio.it/podcast/natura-morta-di-giorgio-morandi/" rel="nofollow">Continue reading  “Natura morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.</a></p>
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Quando si dice “natura morta” e si fa il nome di Giorgio Morandi si parla di un silente accordo tra cose e sentimenti che torna sempre uguale e sempre diverso, come sempre identica è l’essenza delle cose, la loro forma ideale, ma sempre variato è il sentimento di chi le contempla perché la luce su di esse e in esse muta nel momento della sua epifania, e con la luce si rinnovano le sensazioni.  Con le sue costruzioni così essenziali e così quotidiane, questo grande pittore ci ha portato oltre il visibile, senza mai abbandonarlo; restando, cioè, su quella sottilissima soglia che separa e lega il mondo reale con l’altro, quello invisibile.
Morandi, lavorava in una casa studio modesta, dove abitava con le sorelle, sistemava sul tavolo gli oggetti comuni, che erano spesso gli stessi: scatole di latta, bottiglie di vetro, vasi di ceramica, recipienti derivati da cose trovate per strada, giocattoli, e forme sintetiche costruite per stare assieme alle altre cose e dare ordine, creare ritmo, un senso di profondità ed equilibrio essenziale al nascere e sistemarsi della composizione.
Continue reading  “Natura morta”, di Giorgio Morandi at www.controradio.it.]]></itunes:summary>
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Quando si dice “natura morta” e si fa il nome di Giorgio Morandi si parla di un silente accordo tra cose e sentimenti che torna sempre uguale e sempre diverso, come sempre identica è l’essenza delle cose, la loro forma ideale, ma sempre variato è il sentimento di chi le contempla perché la luce su di esse e in esse muta nel momento della sua epifania, e con la luce si rinnovano le sensazioni.  Con le sue costruzioni così essenziali e così quotidiane, questo grande pittore ci ha portato oltre il visibile, senza mai abbandonarlo; restando, cioè, su quella sottilissima soglia che separa e lega il mondo reale con l’altro, quello invisibile.
Morandi, lavorava in una casa studio modesta, dove abitava con le sorelle, sistemava sul tavolo gli oggetti comuni, che erano spesso gli stessi: scatole di latta, bottiglie di vetro, vasi di ceramica, recipienti derivati]]></googleplay:description>
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