Controradio Streaming
Lun 20 Apr 2026
HomeMusicaDisco Della SettimanaFabric, "Until We Are Free". Il Disco della Settimana.

Fabric, “Until We Are Free”. Il Disco della Settimana.

L’esordio del collettivo romano “fabric”, mescola funk, soul, afrobeat, synth wave anni ’80 con un’attitudine urbana e messaggi militanti.

I fabric, collettivo romano nato dall’incontro tra Tiziano Tarli, Alex Dusty (Giuda), Bob Colella (Big Mountain County), Utibe Joseph e la cantante Symo, hanno finalmente dato alle stampe il loro primo album, “Until We Are Free”, pubblicato venerdì scorso per l’etichetta Four Flies Records. Il disco rappresenta il culmine di un percorso iniziato a Roma, dove artisti con background ed esperienze profondamente diverse si sono uniti per dare vita a un progetto che fonde funk, soul, afrobeat, synth wave anni ’80 con un’attitudine urbana e attualissima. Il nome scelto, fabric, riflette perfettamente l’essenza della band: non una semplice officina di sperimentazione, ma una sorta di “tessuto” sociale operativo e creativo, dove fili musicali differenti si intrecciano per generare un messaggio diretto e impegnato sulle contraddizioni della contemporaneità.

Il sound del collettivo, che si inscrive in una linea ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per ESG e i Sault, ha trovato la sua forma definitiva grazie anche al mix di Tom Campbell (già collaboratore di Jangle, Little Simz e degli stessi Sault), che ha saputo esaltarne il battito immediato e viscerale.

L’uscita del disco è stata preparata da singoli di immediato impatto come “Taste This Sound” e la militante “Fight!”, brani che hanno  catturato l’attenzione di emittenti internazionali di prestigio come FIP e KEXP. A completare questa anticipazione è arrivata “Feel It”, la traccia più apertamente dance dell’album, costruita su un groove incalzante e tappeti di synth anni Ottanta che invitano a una liberazione fisica attraverso il movimento.

Oltre ai singoli killer, “Until We Are Free” scorre abbastanza bene dall’inizio alla fine, forse con qualche ingenuità melodica che rimanda a certa italo disco. L’album in definitiva è un invito al ballo, ma anche una dichiarazione d’intenti politica e umana. Attraverso le sue tracce, il disco urla (a volte con qualche eccesso retorico) l’urgenza di concetti fondamentali come diritti, pace, rispetto e fratellanza, intesi come una resistenza attiva a tutto ciò che oggi divide e comprime. Questa missione si sprigiona pienamente anche nella dimensione live, dove i fabric trasformano il palco in un’esperienza ad alto tasso energetico, unendo l’intensità del club underground alla potenza delle street band.