Coronavirus: Pereira, “lavoriamo per stagione autunno. Metha manda saluto speciale a Firenze”

maggio

“Noi vogliamo aprire, ma come voi sapete tutti, sarà molto difficile”, “stiamo lavorando mese per mese per fare una bellissima stagione in autunno perché sono convinto che saremo di nuovo lì, in questo teatro, e potremo portare tutte le bellezze che il teatro può offrire a voi tutti”. Così il sovrintendente del Maggio Fiorentino Alexander Pereira in un videomessaggio postato sui social network.

“Il maestro Mehta manda uno speciale saluto – aggiunge Pereira – perché è veramente molto vicino a Firenze, e questa città è un centro della sua vita. Il progetto di Otello per lui
è importantissimo e se non potremo farlo adesso, a causa delle circostanze, sicuramente lo faremo in autunno”. Pereira annunucia che “cercheremo di trasmettere delle produzioni, degli spettacoli, grazie a internet, per essere ancora più vicini a voi”. “Voglio ringraziare perché so che molti di voi hanno deciso di non farsi restituire i biglietti che erano stati comprati – conclude il sovrintendente del Maggio -. Questo è un grande gesto di generosità. Io posso promettere che farò tutto per portare il Maggio avanti, questo teatro avanti, e di portare grandi spettacoli per il futuro, perché questo teatro può essere veramente uno dei grandi teatri d’Italia e lo proveremo. Allora, insomma, non dimenticateci, noi saremo con voi, per favore seguite il nostro entusiasmo perché noi amiamo questo teatro e speriamo che con quello che faremo in futuro, potrete amarlo
anche voi”.

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Augusto Chanseaume
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Sono belle notizie….confidiamo però che vengano programmate opere del repertorio mozartiano e wagneriano e SOPRATTUTTO che finisca questa sciaguratissima moda di allestire scene e costumi completamente avulsi dai periodi storici in cui si svolgono le vicende e l’atmosfera tradizionale di ogni opera tanto per fare qualcosa di “moderno” ad ogni costo, quando non si arriva addirittura a stravolgere totalmente un finale come è stato per l’ultima Carmen con la scusa di condannare il femminicidio che, a mio parere, non si fa certo in questo modo ma con gli strumenti e nelle sedi opportune: certo il sold out dimostra che ad osannare uno spettacolo di questo tipo non erano presenti veri appassionati dell’opera ma cultori del politicamente corretto di cui francamente siamo stufi