Cassazione rigetta ricorso pm Firenze, niente carcere pusher senza fissa dimora

La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso presentato dalla procura di Firenze contro la decisione del tribunale, poi confermata dal riesame, di applicare a due pusher sorpresi a spacciare a Firenze la misura cautelare dell’obbligo di firma in luogo della custodia in carcere chiesta dall’accusa.

La custodia in carcere non sarebbe stata applicabile ai due pusher, entrambi senza fissa dimora, a seguito delle disposizioni contenute nella legge di conversione del decreto carceri del 2013, secondo le quali l’arresto cautelativo in carcere non è applicabile ai reati per cui sia prevista dalla legge una pena inferiore nel massimo ai 5 anni. Nel ricorso, firmato dal pm Gianni Tei, si sostiene tra l’altro come questa interpretazione del decreto carceri comporterebbe una violazione dell’articolo 3 della Costituzione che stabilisce l’uguaglianza di tutti cittadini di fronte alla legge: per reati dello stesso tipo infatti, cittadini dotati di domicilio potrebbero finire agli arresti domiciliari, mentre per quelli senza fissa dimora scatterebbero automaticamente misure cautelari meno restrittive.
Nel caso in questione, il pm nel suo ricorso al tribunale del riesame aveva rilevato come la misura dell’obbligo di firma alla quale erano stati sottoposti i due pusher, entrambi senza fissa dimora e quindi non sottoponibili agli arresti domiciliari, non fosse idonea a impedire loro di spacciare.
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