Bagnai (Lega): DEF non si cambia, meglio pagare infrazione che perdere PIL

Bagnai

Lo ha detto Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, parlando della manovra economica e della sua valutazione in sede europea nel corso di una iniziativa della Lega a Firenze nell’auditorium del Consiglio regionale della Toscana.

“Se infrazione sarà, sarà infrazione, e se le regole continueranno a essere quelle
pagheremo la multa: ma è meglio pagare uno 0,2% o 0,5% di Pil di multa, o perdere il 4% in un anno solo perché fai una cosa assurda?”. Lo ha detto Alberto Bagnai, presidente della
commissione Finanze del Senato, parlando della manovra economica e della sua valutazione in sede europea nel corso di una iniziativa della Lega a Firenze nell’auditorium del Consiglio regionale della Toscana.
“E’ meglio pagare un ottavo di quello che comunque paghi se dai retta a quelli che pensano di sapere come stanno le cose, e in realtà sanno solo come farsi i fatti loro alla faccia
nostra”, ha aggiunto Bagnai, ricordando che “alla luce delle attuali regole europee questa manovra non rispetta alcuni requisiti, e quindi è perfettamente probabile che si apra una
procedura di infrazione. Non sarebbe la prima volta: ci sono paesi che hanno più procedure di infrazione aperte di noi, ci sono paesi che violano altri parametri.. faremo un timido e
rispettoso richiamo al fatto che forse vorremmo avere parità di trattamento. Dopodiché, se infrazione sarà, sarà infrazione”.

“E’ del tutto fuori discussione cambiare qualcosa in questa cornice, nel Def”, perché “ogni
singolo giorno si aggiungono elementi che ci danno ragione nell’approccio, è una manovra espansiva, quindi anticiclica in un momento in cui il ciclo economico sta rallentando”. Lo ha
detto Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, secondo cui “se l’Europa ci vuole dire di rallentare l’economia italiana mentre rallenta l’economia mondiale,
l’Europa perde credibilità”.
Dunque, ha affermato Bagnai in occasione di una iniziativa della Lega a Firenze, “sarebbe meglio che l’Europa abbandonasse l’ottica di rivendicazione politica che la porta a censurare un governo fatto di persone che la pensano in modo diverso rispetto a chi è attualmente, ancora per poco, al potere a Bruxelles, ed entrasse veramente in un’ottica razionale. Altrimenti perde lei, non noi”.
L’economista ha ricordato che “anche la manovra di Padoan nel 2016 non venne validata dall’ufficio parlamentare di bilancio, e non è neanche sorprendente che la manovra del primo governo che rappresenta una discontinuità politica rispetto all’asse Ppe-Pse
riceva delle censure”, ha concluso.

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