Viaggiavano a bordo di una Fiat Punto con un ordigno esplosivo autocostruito, tipo bomba carta, spiegano dagli inquirenti, e con una pistola con matricola abrasa e un manganello. E’ quanto scoperto nel corso di un controllo a Prato, in via Filzi, la sera di martedì scorso.
Una pistola clandestina pronta a sparare, un ordigno artigianale con miccia e diversi oggetti atti a colpire. Un piccolo arsenale nascosto dentro un’auto fermata quasi per caso nel cuore della città. La guerra fra clan cinesi per il controllo criminale del territorio – detta “guerra delle grucce” per il business di cui le famiglie in lotta sono proprietarie delle aziende – continua a funestare la città con la più alta densità di orientali in Europa.
È una notte inquietante quella del 3 marzo scorso a Prato, quando un controllo della polizia locale ha portato alla scoperta di un presunto “commando” composto da cinque cittadini cinesi appena arrivati in Italia. Tutto accade poco prima della mezzanotte, alle 23.45, in via Filzi. Gli agenti fermano una Fiat Punto con cinque persone a bordo, tutte di nazionalità cinese. Ma appena l’auto si arresta succede qualcosa che insospettisce subito gli investigatori: uno dei passeggeri seduti dietro passa rapidamente un oggetto al connazionale seduto accanto a lui. Quest’ultimo abbassa il finestrino e lo lancia fuori. Gli agenti recuperano subito ciò che è stato gettato. Non è un oggetto qualsiasi: è un ordigno esplosivo artigianale, una sorta di bomba carta lunga circa dieci centimetri, avvolta completamente nel nastro isolante nero e dotata di miccia di innesco.
A quel punto scatta la perquisizione. E dentro la macchina emerge un vero e proprio kit da aggressione. Sotto il sedile del conducente gli agenti trovano una pistola modello CZ 75 calibro 9×19, priva di matricola, quindi clandestina. Accanto all’arma c’è anche un caricatore con tre proiettili. Nel portaoggetti dietro il sedile anteriore spunta invece un manganello metallico telescopico lungo oltre sessanta centimetri, mentre accanto al sedile del guidatore viene recuperato anche un bastone di legno lungo 75 centimetri. Le successive verifiche tecniche confermano i sospetti: la pistola è un’arma da sparo senza numeri identificativi, mentre l’esplosivo è un dispositivo autocostruito, rafforzato con nastro isolante per aumentarne la potenza.
I cinque uomini, di età compresa tra i 35 e i 48 anni, risultano arrivati in Italia da pochi giorni. Per tutti sono scattate le manette con accuse pesantissime: detenzione e porto illegale di arma clandestina, possesso e trasporto di ordigno esplosivo, ricettazione e porto di oggetti atti a offendere. La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e il carcere. Il giudice per le indagini preliminari di Prato ha confermato entrambe le richieste: tutti e cinque restano in custodia cautelare. Ora gli investigatori cercano di rispondere alla domanda più inquietante: quale fosse l’obiettivo del gruppo.
Un interrogativo ancora senza risposta che mantiene alta l’attenzione su un episodio definito dagli inquirenti come l’ennesimo segnale della persistente illegalità legata a una parte della comunità cinese nel territorio pratese.

