La protesta studentesca entra nel vivo anche a Prato. Dopo le iniziative al Datini e al Buzzi e l’occupazione del Copernico, questa mattina è toccato al liceo Rodari, dove alcuni studenti si sono barricati all’interno dell’edificio.
La protesta studentesca si allarga a Prato e cambia forma di scuola in scuola. Il primo segnale è arrivato all’istituto Datini, dove alcuni ragazzi hanno chiuso il cancello con un lucchetto. Il confronto con la dirigente scolastica ha portato alla rimozione della catena e alla ripresa delle lezioni per la maggior parte degli studenti. Ma una parte dei ragazzi ha scelto di restare fuori, continuando la mobilitazione. Sul tavolo, accanto ai temi nazionali, anche richieste molto concrete: dai bagni ai laboratori, fino alla riapertura del bar.
La protesta è entrata poi nel vivo al liceo scientifico Copernico, occupato dagli studenti, che contestano il caro vita, il costo dei libri e quelli che considerano finanziamenti insufficienti per scuola e sanità. Nel mirino anche il limite del trenta per cento agli alunni stranieri nelle classi. L’occupazione è accompagnata da assemblee, dibattiti e attività autogestite.
Al Buzzi, invece, uno sciopero ha aperto la strada alla richiesta di autogestione, con proteste per le condizioni dei laboratori e i disagi legati ai cantieri. Al Marconi, studenti e insegnanti hanno scelto la strada del confronto, lavorando a un documento di proposte da presentare alla Provincia. E oggi la mobilitazione raggiunge anche il liceo Rodari. Nelle prime ore del mattino, un gruppo di studenti è entrato nell’edificio e si è barricato all’interno. Un nuovo capitolo di un autunno caldo per le scuole pratesi, dove le forme della protesta sono diverse, ma la domanda è comune: quali risposte possono dare le istituzioni alle richieste degli studenti?


