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Gio 30 Lug 2026
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Fim e Fiom, Dumarey rifiuta stop licenziamenti, al via scioperi

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Fim e Fiom, Dumarey rifiuta stop licenziamenti, al via scioperi
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La trattativa si rompe. Dumarey, l’azienda della componentistica automotive, con stabilimenti a Fauglia e Pisa, ha respinto la proposta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di sospendere la procedura di licenziamento dei 35 lavoratori e aprire un confronto sul futuro industriale del sito. Una decisione che ha fatto esplodere la protesta dei sindacati: da questa mattina è in corso uno sciopero con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Fauglia e le mobilitazioni proseguiranno anche nelle prossime settimane.

La proposta del Governo, avanzata durante il tavolo del 27 luglio, prevedeva il congelamento dei licenziamenti per consentire, già da settembre, l’avvio di un confronto con il nuovo amministratore delegato del gruppo sul piano industriale e sulle prospettive produttive dello stabilimento. Una mediazione che, secondo Fim Cisl e Fiom Cgil nazionali, avrebbe permesso di affrontare la crisi senza procedere immediatamente ai licenziamenti.

“Apprendiamo con non poco sgomento la notizia del rifiuto categorico da parte di Dumarey”, affermano le due organizzazioni sindacali. “Di fronte all’arroganza dell’azienda non ci resta che la strada del conflitto. Già da questa mattina sono partiti gli scioperi e le mobilitazioni continueranno nelle prossime settimane”.

Per Fim e Fiom, la scelta dell’azienda mette a rischio non solo i 35 posti di lavoro ma anche il futuro dello stabilimento. “Accettare oggi questi licenziamenti significa mettere in discussione il futuro stesso del sito produttivo. Parliamo di lavoratori presenti in azienda da molti anni e tutelati da un accordo sottoscritto in Regione Toscana che, di fatto, è stato disatteso dall’azienda. È indispensabile discutere un piano industriale che garantisca il mantenimento dei livelli occupazionali e offra prospettive concrete di rilancio”.

I sindacati riconoscono inoltre il tentativo del Ministero di trovare una soluzione condivisa. “Va dato atto al Governo di aver provato fino all’ultimo a evitare i licenziamenti, mettendo sul tavolo anche strumenti di sostegno per accompagnare l’azienda fuori dalla fase di difficoltà. Ma neppure questo è bastato: Dumarey si è dimostrata sorda anche alle richieste delle istituzioni, nonostante negli anni abbia beneficiato di consistenti risorse pubbliche”.

Anche Cgil e Fiom di Pisa parlano di una decisione “gravissima”. Secondo le organizzazioni territoriali, il rifiuto dell’azienda ha fatto saltare una soluzione che avrebbe consentito di evitare gli esuberi e aprire finalmente un confronto sul piano industriale e sul futuro dello stabilimento della componentistica automotive.

Dure anche le reazioni dal mondo politico. Il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo (Pd), definisce il comportamento dell’azienda “un atto di arroganza e di irresponsabilità sociale”. “Dumarey sta scegliendo deliberatamente lo scontro, scaricando sui lavoratori e sulle loro famiglie il prezzo delle proprie decisioni. È inaccettabile. Non si possono trattare le persone come numeri da cancellare da un bilancio: parliamo di 35 lavoratori, delle loro famiglie e di competenze costruite in anni di attività”. Mazzeo chiede inoltre al Governo di proseguire nell’azione di mediazione affinché “una multinazionale non possa decidere impunemente di lasciare per strada 35 lavoratori”.

Sulla stessa linea anche i consiglieri regionali del Partito Democratico Alessandro Franchi e Matteo Trapani, che parlano di un’azienda che “calpesta gli accordi e la dignità delle persone”. I due consiglieri ribadiscono la posizione già espressa dal Consiglio regionale: stop ai licenziamenti, ritiro della procedura e apertura di un vero confronto sul piano industriale. “Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in sciopero. Dumarey deve tornare immediatamente al tavolo delle trattative e il Governo continui a esercitare la propria autorevolezza per trovare una soluzione”.

La vertenza Dumarey resta quindi aperta e il clima si fa sempre più teso. Dopo il fallimento della mediazione del Ministero, la partita si sposta ora sul terreno della mobilitazione sindacale, mentre cresce l’incertezza sul destino dei 35 lavoratori e sul futuro dello stabilimento di Fauglia.