A Prato torna al centro del dibattito il tema della dispersione scolastica. A riaccendere la polemica sono le parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che durante la presentazione dei dati Invalsi ha parlato di una situazione «pazzesca».
È scontro aperto sulla dispersione scolastica. A far esplodere il caso sono state le parole pronunciate ieri dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «A Prato ci sono abbandono e dispersione pazzeschi». E ancora: in alcune scuole, dice il ministro, il 70 per cento degli studenti di origine cinese non frequenterebbe le lezioni. Da Roma arriva dunque l’annuncio di un monitoraggio speciale e l’ipotesi di estendere anche a Prato alcune delle misure del cosiddetto decreto Caivano. Ma dal territorio la risposta pare voler prendere un’altra strada per la soluzione del problema, che il sindaco Matteo Biffoni aveva già preso in considerazione come tema da affrontare prioritariamente durante l’ultima campagna elettorale. Biffoni accusa infatti il governo di accorgersi soltanto oggi di un’emergenza denunciata da decenni. «Da anni chiediamo più insegnanti, educatori e risorse. Le risposte non sono mai arrivate», dice il primo cittadino. I numeri raccontano una situazione complessa: a Prato risultano circa 300 minorenni residenti mai iscritti a scuola. Quasi il 60 per cento è in età dell’obbligo e il 73 per cento ha cittadinanza cinese. Sulla stessa linea dell’amministrazione comunale anche la Regione Toscana. L’assessora all’Istruzione Alessandra Nardini respinge la lettura del ministro e rilancia: «Se Valditara è preoccupato, lo siamo anche noi. Ma allora ci metta le risorse». Per la Regione servono più dirigenti, più personale e classi meno affollate.


