“L’associazione 11 Agosto ci critica? Per me è triste. Se vedono i miei social vedono mie foto di manifestazioni contro la guerra: non da oggi, ma da 30 anni. Serve un po’ di rispetto. Io vivo in Israele, con una situazione difficile: il mio cuore è spezzato ogni giorno, ma io continuo a lavorare per la pace. Allora dico a tutti: lavorate con noi, non contro di noi, per cambiare la situazione”. Lo ha detto la cantante israeliana e attivista Noa in occasione del festival Re-Imagine Peace a Firenze, rispondendo alle critiche dell’associazione fiorentina 11 Agosto e del gruppo ‘L’ultimo giorno di Gaza’ che ieri hanno criticato il festival per il suo carattere troppo “edulcorato”.
“Viviamo in un mondo polarizzato dove il nemico fa paura e il nemico è la deumanizzazione – ha aggiunto -. Non conosco l’altro e allora non lo vedo, non ascolti le sue storie, non conosci il suo dolore: allora è molto facile deumanizzare e da qui la strada verso la violenza è molto corta. In questo festival ci sono persone con posizioni radicali, con cui non sono d’accordo: ma io ascolto, rispetto e trovo un posto comune. Ogni persona – dai giornalisti, ai politici – ha la responsabilità di fare qualcosa. Non si può dire che è finito il mondo: noi abbiamo la possibilità di cambiare il mondo, dobbiamo iniziare oggi”.
“In un momento storico in cui la prevaricazione continua a mietere vittime innocenti e il dolore di Gaza, così come quello di tutte le persone colpite da ogni conflitto, interpella ogni coscienza, sorprende la scelta di criticare un’iniziativa che nasce con un unico obiettivo: costruire spazi di dialogo e di pace”. È quanto dichiara il capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio Luca Milani a proposito del festival Re-Imagine Peace in replica al gruppo ‘L’ultimo giorno di Gaza’ e all’associazione ’11 Agosto’.
“Si può discutere del programma, avanzare suggerimenti, proporre ulteriori contributi – aggiunge in una nota Milani -. È sempre legittimo. Ma è difficile comprendere la necessità di delegittimare un evento che riunisce donne e uomini impegnati ogni giorno nel dialogo, tra cui il Cardinale Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, una delle voci più autorevoli e coraggiose nel chiedere la fine della guerra, la liberazione dei prigionieri, la tutela della popolazione civile e una prospettiva di pace fondata sulla dignità ed il riconoscimento reciproco. La domanda non dovrebbe essere come dividere chi prova a costruire ponti, ma come essere sempre di più, sempre di più dalla parte della pace”.
Secondo Milani “chi sostiene che manchino voci palestinesi dovrebbe sapere che il Festival ospita esperienze che raccontano il dolore e, insieme, la possibilità della riconciliazione. Oggi più che mai abbiamo bisogno di tenere insieme le persone, non di dividerle. Di creare occasioni di confronto, non di screditarle. La pace non si costruisce alzando nuovi muri. Si costruisce incontrandosi”.
