Pnrr, il giorno del (primo) bilancio: in Toscana conclusi 3 progetti su 4

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    Pnrr, il giorno del (primo) bilancio: in Toscana conclusi 3 progetti su 4
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    La campanella del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è suonata ieri. In Toscana il bilancio è fatto di molte luci e qualche ombra: tre progetti su quattro sono conclusi, ma il vero interrogativo riguarda il futuro dell’economia regionale.

    I numeri raccontano un traguardo raggiunto solo in parte: si può parlare a ragion veduta di una Toscana promossa ma rimandata a settembre. La scadenza ufficiale del grande piano di investimenti europei è arrivata ieri, il 30 giugno. I progetti finanziati sono stati quasi 44 mila. Oltre il 95 per cento è stato avviato. Ma quelli davvero conclusi sono poco più di tre su quattro. Per molti interventi, però, la corsa continua. Il Governo ha infatti già concesso una proroga fino al 31 agosto per collaudi e rendicontazioni. E negli ambienti romani – per alcuni lavori – si parla di possibili slittamenti anche fino alla fine dell’anno. A rallentare l’obiettivo pieno, sono stati soprattutto i progetti dei piccoli Comuni, alle prese con procedure burocratiche complesse e carenza di personale. La fotografia finale del monitoraggio è quella di un enorme cantiere diffuso. Scuole, asili, impianti sportivi, sanità territoriale, digitalizzazione della pubblica amministrazione. Quasi la metà degli interventi riguarda innovazione, cultura e turismo. Seguono transizione ecologica e scuola. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale la provincia di Firenze ha assorbito quasi un quarto dei progetti (24,34%), davanti a Pisa (14,68%), Arezzo (10,86%), Lucca (9,46%) e Siena (9,18%). Seguono Pistoia, Livorno, Grosseto, Prato e Massa-Carrara. Ma la vera domanda è un’altra. Cosa succederà adesso che il Pnrr finisce? Secondo gli economisti il Piano ha sostenuto quasi da solo la crescita dell’economia toscana negli ultimi anni. Senza quegli investimenti la regione avrebbe infatti rischiato la recessione. E proprio per questo il contraccolpo, almeno nel breve periodo, viene considerato quasi inevitabile. La speranza è che gli investimenti realizzati lascino un’eredità duratura. Più efficienza, servizi migliori e una crescita capace di compensare, nel tempo, la fine della spinta garantita dai fondi europei.