Ponte al Pino: il rione alla ricerca di un’identità tra gru giganti e vie bloccate

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    Ponte al Pino: il rione alla ricerca di un'identità tra gru giganti e vie bloccate
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    La prossima settimana è in programma lo smontaggio del vecchio cavalcaferrovia del ponte al Pino a Firenze a cura di Rfi: per questo come già annunciato sarà interrotta la circolazione ferroviaria all’altezza della stazione di Campo di Marte dalle 23 del 5 luglio fino alle 4 del 10 luglio. La struttura sarà tagliata in porzioni: a sollevare il tutto una gru da 1.600 tonnellate, alta 70 metri, che è stata montata sul lato via degli Artisti. Lo stop al passaggio dei treni sarà replicato per il montaggio del nuovo cavalcaferrovia tra il 26 e il 30 luglio.

    Riguardo alla viabilità cittadina, le misurescatteranno dalle 20 del 5 luglio fino alle 5 del 10 luglio e comporteranno la chiusura di via del Pratellino tra via Pacinotti e via Campo di Arrigo.  Di conseguenza diventeranno strade senza sfondo via Pacinotti e via Marconi (chiusura da viale dei Mille a via del Pratellino). Durante i lavori sarà chiusa anche la passerella ciclopedonale.
    Poi naturalmente ci sono gli umori di un pezzo di città da mesi sotto osservazione, da quando cioè sono cominciati i lavori propedeutici al cantiere. Che dire, tra i residenti e i commercianti l’aria che tira è quella di una certa stanchezza, condita di disincanto. I disagi ci sono ma per lo più oramai vengono presi con filosofia. Però si registrano almeno due linee di faglia. la prima tra i favorevoli e i contrari all’allestimenti di urbanistica tattica in via Pacinotti, dove la nuova sistemazione a qualcuno non piace perché ha levato spazio ai parcheggi, mentre la maggior parte vede i benefici di una nuova socialità grazie alla zona pedonale colorata che è stata realizzata e alle iniziative che vengono fatte. l’altra linea di faglia è tra i commercianti  di via Pacinotti e quelli di Via Vasari via degli artisti, di qua e di là dal vecchio ponte, con questi ultimi che si sentono figli di un dio minore, avendo dovuto sopportare il peso maggiore della cantierizzazione ed essendo stati ‘dimenticati’ per così dire, nella nuova sistemazione.
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