Ecoballe: 24 ancora disperse nel Santuario dei cetacei. Greenpeace, servono chiarimenti

Copyright: Dipartimento Protezione Civile

Dopo cinque anni sono ancora 24 le ecoballe disperse nel Santuario dei cetacei: con tonnellate di rifiuti di plastica giacciono ancora nell’area protetta destinata alla tutela dei mammiferi marini.

Le navi della marina militare hanno lasciato il porto di Piombino. Sono in corso valutazioni per proseguire le ricerche, prima di aver risolto lo stato di emergenza nazionale, dichiarato a luglio con durata sei mesi.

Questo è lo scenario del recupero di quel che resta delle 56 ecoballe, 63mila chili di plastiche eterogenee lasciati sui fondali nelle vicinanze dell’isolotto di Cerboli, nel canale tra l’Elba e Piombino. Resta aperta la sala della centrale operativa avanzata aperta dalla Protezione civile nazionale. Nell’area di stoccaggio a terra ci sono tre ecoballe da avviare a smaltimento.

Sul Tirreno di ieri si legge che 24 ecoballe restano disperse in mare, al netto di quelle spiaggiate, finite nel sacco delle reti di pescherecci o recuperate da agosto dalla Protezione civile nazionale. Controradio ha raccolto la replica di Greenpeace. “Le informazioni diffuse sulla stampa locale ci lasciano perplessi, per questo chiediamo al più presto un intervento chiarificatore da parte degli enti pubblici coinvolti che chiarisca a che punto sono le operazioni di recupero”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna inquinamento di Greenpeace.  “Ricordiamo che solo lo scorso 6 Novembre sul sito del Ministero dell’Ambiente  si annunciava che le operazioni avevano permesso di “individuare gran parte delle restanti 24 in via di recupero”. Qualora quanto presente sulla stampa locale venisse confermato, ci troveremmo di fronte ad una situazione in cui le reali informazioni sullo stato di avanzamento delle operazioni di recupero delle ecoballe sono state taciute alla collettività”.

Una storia iniziata il 23 luglio 2015 la motonave IVY salpa da Piombino diretta a Varna con un carico di 1.888 balle di rifiuti di plastica da incenerire in Bulgaria. A causa di un’avaria, un’ora dopo la partenza il Comandante dà ordine di sversare in mare 56 balle. È così che 65 tonnellate di plastica finiscono nelle acque protette. Dell’incidente nessuna autorità marittima sa niente fino al 31 luglio, quando una balla finisce accidentalmente nelle reti di un peschereccio nel Golfo di Follonica.

Tonnellate di rifiuti di plastica con conseguenze gravissime per l’area marina parte del Santuario di Cetacei. Un quadrilatero di mare istituito nel 1999 grazie ad un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco, con il quale i tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini ed il loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi delle attività umane.

Il recupero delle ecoballe lascia aperta la questione ambientale e le inadempienze da parte dell’Autorità pubblica, come racconta l’inchiesta ‘Un santuario di balle’ dell’Unità Investigativa di Greenpeace, per fare luce sulle responsabilità dell’accaduto e presentato anche un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana che, all’epoca dei fatti, aveva in mano una fidejussione di quasi tre milioni di euro a garanzia dei possibili danni ambientali intercorsi durante le operazioni di trasporto.

Il scorso 22 luglio il Consiglio dei ministri, a 5 anni dall’accaduto, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ha deliberato lo stato di emergenza affidando il coordinamento delle operazioni al capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli.

 

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