Ven 12 Apr 2024

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Tensione in centro migranti a Vicofaro, 2 in pronto soccorso

Nuovi episodi di violenza nel centro di accoglienza per immigrati di Vicofaro a Pistoia, gestito dal prete amico dei migranti don Massimo Biancalani, che nei locali parrocchiali ospita da anni oltre un centinaio di persone in media. Al momento gli ospiti sarebbero circa 120.

Nei giorni prima di Pasqua in almeno due occasioni si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine per intemperanze e scontri; due ospiti sono finiti al pronto soccorso con ferite, giudicate lievi. “Qualcuno ha parlato di tre episodi – ricostruisce don Massimo Biancalani dopo varie notizie circolate fra i parrocchiani -, in realtà sono stati due diversi diverbi, per futili motivi, che hanno coinvolto in un caso tre persone e nell’altro due. Sono tutti ospiti della struttura, che sono state subito fermate. Nel primo caso un ragazzo è rimasto lievemente ferito ad un polso, forse con qualcosa di appuntito ma l’oggetto contundente non è stato trovato, e durante la colluttazione gli è uscito un po’ di sangue dal naso. Nel secondo caso che c’è stato, sempre per futili motivi, due ragazzi che erano in un letto a castello, uno sotto e l’altro sopra, si sono presi e questo ha creato un po’ di scompiglio, nulla di più”. Per don Biancalani la presenza di così tante persone è uno dei motivi scatenanti degli scontri a cui si aggiunge “l’assenza delle istituzioni”. “Avremmo bisogno di trovare una soluzione a questa presenza così grande di migranti sul territorio – afferma il sacerdote – Sono anni che lo diciamo, c’è bisogno di più strutture come questa, ma occorrono risorse, perché nel nostro caso non riceviamo alcun contributo pubblico, quindi non abbiamo operatori ed è chiaro che siamo a rischio. Abbiamo situazioni di ragazzi problematici e la tensione e lo stress a volte causano questi episodi, che tra l’altro sono sempre successi”. “Le istituzioni dovrebbero farsi carico di queste situazioni – riprende il prete -, noi non abbiamo niente, se non l’aiuto di qualche privato e di qualche associazione. La politica intervenga, perché qui abbiamo 120-130 persone e dobbiamo prendercene cura da soli”.

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