Teatro, capienza all’80%: ripartono Pergola e Studio

Teatro della Pergola, Accorsi

Fondazione Teatro della Toscana: “il Teatro della Pergola e il Teatro Studio continuano tra ottobre e dicembre nel percorso identitario iniziato nel maggio scorso di Teatro della Città e di Casa degli artisti, con presenze del calibro di Giancarlo Sepe, Elio Germano, Stefano Massini, Paolo Jannacci, Laura Morante, Elena Sofia Ricci, Pino Micol, rimandando alla seconda metà di ottobre l’appuntamento con l’annuncio di tutta la stagione 2021/2022.

Si riparte!. Con la decisione del CTS di passare alla capienza dell’80% per i teatri, in attesa delle decisioni del Governo nella speranza di poter arrivare presto al 100% della capienza, la fondazione Teatro della toscana spiega di poter ” affermare che il Teatro della Pergola e il Teatro Studio continuano tra ottobre e dicembre nel percorso identitario iniziato nel maggio scorso di Teatro della Città e di Casa degli artisti, con presenze del calibro di Giancarlo Sepe, Elio Germano, Stefano Massini, Paolo Jannacci, Laura Morante, Elena Sofia Ricci, Pino Micol, rimandando alla seconda metà di ottobre l’appuntamento con l’annuncio di tutta la stagione 2021/2022″.

“La Lingua Italiana, i Giovani, l’Europa”  la Fondazione Teatro della Toscana “si impegna a restituire al Teatro il suo ruolo di fattore attivo nella società, sperimentando un nuovo processo produttivo che va dal teatro alle tecnologie multimediali, come avviene nel docu-film La Pergola – Confessioni di un teatro, con Stefano Accorsi, i giovani de l’Oltrarno, le musiche originali di Rodrigo D’Erasmo e la partecipazione di Manuel Agnelli, in prima visione il 30 settembre su Sky Arte (sarà disponibile anche on demand e in streaming su NOW). Un impegno che ha già portato a realizzare il cortometraggio girato alla Pergola Chiusi Fuori con Stefano Accorsi e Colin Firth, presentato in anteprima mondiale all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Entrambi i lavori sono diretti da Giorgio Testi”.

La sinergia fra Teatro della Toscana e Venti Lucenti con Dante in Piazza! il 1° ottobre ore 17 porterà in Piazza Santa Croce 300 bambini vestiti da Dante che saranno protagonisti, insieme alle loro famiglie, di una performance collettiva per celebrare la figura del sommo poeta fiorentino.

Sempre il 1° ottobre, in orario serale, il Teatro della Pergola apre con The Dubliners di Giancarlo Sepe in prima nazionale con i Nuovi e la Compagnia del Teatro La Comunità di Roma. È una scelta di senso profonda, non un voler ‘ricominciare da dove ci eravamo interrotti’, ma la testimonianza del rapporto con un Maestro, Giancarlo Sepe, che fa della contaminazione dei generi e della costante ricerca il suo modo di essere Teatro. Sepe realizzerà anche Germania anni ’20 nel Saloncino ‘Paolo Poli’ a dicembre.

“Per la Fondazione affrontare in modo innovativo i classici dà la grande opportunità di creare progetti specifici per guardare la scena da un punto di vista differente. È quanto avviene in Paradiso XXXIII (19-24 ottobre) in cui Elio Germano e Teho Teardo attraversano il 33esimo canto del Paradiso, a 700 anni dalla morte di Dante, parola per parola, con la musica suonata dal vivo con strumenti di tutte le epoche, accompagnata dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk” viene spiegato in un comunicato .

A Elio Germano si deve inoltre la sperimentazione di Così è (o mi pare) – Una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello nel Saloncino ‘Paolo Poli’ (11-21 novembre, in tour poi nelle scuole fiorentine). Il testo di Pirandello viene calato nella società moderna, dove “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’uso dei nuovi media. Lo spettacolo, fruito dal pubblico tramite appositi visori, apre la possibilità di un’esperienza individuale e collettiva unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto e alla riflessione pirandelliana su cosa sia reale e cosa sia vero.

 

Pier Paolo Pacini e il Centro di Avviamento all’Espressione ripropongono Pinocchio da Carlo Lorenzini, che applica appieno il metodo di lavoro e il modello produttivo dichiarati nel Manifesto per un nuovo teatro che è alla base del lavoro del Teatro della Toscana e che prevede l’incontro fra giovani attori e maestri, con scene, costumi e apparati realizzati dal Laboratorio d’Arte e dal qualificato staff di palco.

 

Nel Saloncino ‘Paolo Poli’, in attesa di avviare l’Officina Americana di Sepe che lo caratterizzerà come spazio della “Facoltà della Ricerca Teatrale”, si realizzano anche Napsound, inno a Napoli, ai suoi ritmi, alla sua poesia, con Anna Ammirati, Le poesie di Eduardo con Ugo De Vita, nell’ambito del progetto Per l’amor dei poeti.

 

Al Teatro Studio, luogo anche del festival Avamposti del Teatro delle Donne, aprono gli Zaches Teatro con Cappuccetto rosso (23-24 ottobre). A seguire, Fosca, Cristina Rizzo, Sotterraneo, Compagnia Opus Ballet, Gogmagog.

 

Dopo la Giornata Mondiale delle Consultazioni celebrata con il Théâtre de la Ville di Parigi lo scorso 19 settembre, prosegue l’esperienza delle Consultazioni poetiche con due ulteriori appuntamenti, domenica 24 ottobre e domenica 12 dicembre dalle 10:30 alle 12:30 (i luoghi saranno comunicati in seguito). Sarà invece dedicata all’ambiente, al clima e in più in generale ai temi scientifici la seconda parte del ciclo di incontri ispirato ai temi della Carta 18-XXI, il progetto dedicato ai “nuovi maggiorenni del millennio” in cui la Fondazione è impegnata sempre a fianco del Théâtre de la Ville.

 

Nel quadro dei rapporti con la Francia e con le sue istituzioni rientra il progetto speciale ministeriale su Marivaux di Beppe Navello con l’Associazione Teatro Europeo.

 

Da ricordare, tra le attività di valorizzazione e promozione culturale, la partecipazione al progetto de Le Chiavi della Città con attività didattiche in presenza dedicate alle scuole primarie e secondarie e il progetto Il Teatro Illustrato che accompagna con una mostra online il debutto di The Dubliners, a cura degli studenti del secondo anno del Master di Illustration & Concept Art A.A. 2019/20 della The SIGN Comics & Arts Academy di Firenze.

 

La consueta attenzione alla partecipazione dei giovani alla vita del Teatro viene ulteriormente rafforzata dalla collaborazione con Unicoop Firenze, grazie al cui sostegno la Pergola Young Card (la tessera che dà diritto all’acquisto di biglietti a prezzo molto ridotti per i giovani fino a 30 anni di età) per questa stagione sarà gratuita.

Continua inoltre l’attività del Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola nato per dare un nuovo impulso a quel particolare tipo di cultura che da secoli caratterizza in termini universali la nostra identità: il saper fare. Già in programma a novembre e a dicembre corsi tenuti da Elena Bianchini, Dagmar Elizabeth Mecca, Riccardo Penko.

Per quanto riguarda l’Oltrarno – Scuola di formazione del mestiere dell’attore diretta da Pierfrancesco Favino, sono aperte fino al 16 ottobre le selezioni per il nuovo triennio che partirà da gennaio 2022. Info a info@oltrarnoscuola.it.

In questa fase iniziale di riapertura, non essendo possibile assicurare, per questioni di procedura e capienza, tutte le consuete formule di abbonamento, sarà messo in vendita, oltre ai singoli biglietti, un Carnet Pergola da 3 tagliandi a scelta con un prezzo agevolato.

Importanti novità di quest’anno la replica del giovedì anticipata alle 18:45 e l’estensione agli under30 delle riduzioni sull’acquisto dei biglietti finora riservate agli under26.

A tutti gli abbonati del Teatro della Pergola della stagione precedente, così come a tutti coloro che avranno acquistato un Carnet Pergola da 3 tagliandi in questa prima fase di riapertura, sarà comunque riconosciuta una riduzione sul prezzo intero dei biglietti comprati singolarmente, recandosi presso il botteghino muniti di abbonamento o inserendo il codice cliente in fase di acquisto online.

The Dubliners è già in vendita. Tutti gli altri spettacoli andranno in vendita a partire da giovedì 30 settembre.

A partire dagli spettacoli programmati da Natale in poi, saranno riattivate tutte le formule di abbonamento, garantendo dalla seconda metà di ottobre il consueto diritto di prelazione a tutti gli abbonati della precedente stagione 2019/2020, secondo modalità che verranno successivamente comunicate. Agli abbonati al turno Completo della stagione 2019/2020 verrà, altresì, garantito il mantenimento del loro posto storico.

La biglietteria del Teatro della Pergola è aperta dal martedì al sabato dalle ore 10 alle ore 19, la domenica dalle ore 10 alle ore 13:30 e nei giorni di spettacolo anche da due ore prima dell’inizio della recita.

Si comunica che da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo la biglietteria è attiva esclusivamente per la recita del giorno.

Resta comunque attivo il servizio cortesia, per informazioni e vendite telefoniche, negli stessi orari della biglietteria al numero 055.0763333.

La biglietteria del Teatro Studio di Scandicci è aperta esclusivamente da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo per la sola recita del giorno.

 

 

Schede spettacoli – Teatro della Pergola

 

 

1 – 14 ottobre 2021 | Sala Grande

(lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì doppia recita, ore 16:45 e 20:45; domenica, ore 15:45, sabato 9 ottobre riposo)

Prima Nazionale

Fondazione Teatro della Toscana

Maddalena Amorini, Davide Arena, Sonia Bertin, Alessandra Brattoli, Federica Cavallaro, Manuel D’Amario, Davide Diamanti, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Camilla Martini, Laura Pinato, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe

con la partecipazione di Pino Tufillaro

THE DUBLINERS

part I The Dead – part II Ivy Day in the Committee Room

da James Joyce

uno spettacolo di Giancarlo Sepe

scene e costumi originali Carlo De Marino

musiche Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team

disegnatore luci Umile Vainieri

costumi Elena Bianchini

 

In un Teatro della Pergola ridisegnato per l’occasione, va in scena l’ultimo dei racconti, The Dead (I Morti), e il dodicesimo, Ivy Day in the Committee Room (Il giorno dell’edera) dei quindici scritti da James Joyce per The Dubliners agli inizi del Novecento sull’esistenza statica e alienata dei dublinesi di cui l’autore faceva parte.

Spariscono le quinte e lo spettatore è immerso nella atmosfera grigia e fumosa di una Dublino in cui personaggi stanchi e sfiniti si trascinano nella vana speranza di trovare uno slancio, un sussulto di vita. È una collezione di epifanie, con una città che Joyce trasfigura in rivelazione di carattere religioso, per rendere manifesto ai suoi concittadini che essi si trovano al centro di una paralisi spirituale, corrotti e oppressi da regole inutili quanto crudeli.

Lo spettacolo, nelle precedenti edizioni del 2014 e 2015, ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico, in virtù dell’originale e potente rilettura di Joyce da parte di Giancarlo Sepe, la cui messinscena, ai confini tra il linguaggio teatrale e quello filmico, si compone attraverso immagini di intensa suggestione visiva.

L’anima della ricerca è proprio legata allo spazio scenico che ne condiziona ritmi e visioni. The Dubliners è una sorta di itinerario virtuoso che fa incontrare tutti i personaggi di Joyce come in una lunga panoramica, dove conosciamo le famose Epifanie dell’autore, che nella mestizia delle piccole storie di piccoli uomini, cava dall’apatia e dall’immobilità del quotidiano quella luce poetica che alimenta un popolo privo di qualunque stimolo e qualunque proiezione.

Joyce fugge da quella paralisi emotiva dei suoi concittadini, che nella serata dell’Epifania si celebra intorno a un’enorme tavola per festeggiarsi, ipocritamente, tra canti e balli. Qui i morti, dice l’autore, sono più vivi dei vivi, loro hanno lottato fino all’ultimo.

 

The Dubliners come drammaturgia è la frantumazione dei racconti, come fossero fotografati, oppure letti, oppure vissuti come ricordi familiari, le immagini di un rione periferico. La fuga, soluzione mai efficace, sarebbe l’unica via di salvezza una volta appurata l’impossibilità di migliorare la propria condizione. Parlo di fotografia perché è l’immagine del presente, quando la si scatta, ma senza futuro, un’espressione che non diventa né gesto, né parola, come l’idea rinunciataria della vita che hanno i dublinesi.

Le storie sono tenute insieme dalla comune idea della “morte in vita”: tutti i personaggi falliscono, sono frustrati, rinunciatari, delusi, indifferenti. Le immagini dello spettacolo evocano la paralisi morale, il decadimento, lo squallore e la desolazione. Ad alleviare questa miseria di vita interviene l’Epifania, un’improvvisa illuminazione o rivelazione della verità e dell’essenza della verità che lampeggia nella mente dei protagonisti, togliendoli dal loro stato di cecità.

L’Epifania è uno stato di grazia che si crea all’improvviso davanti ai nostri occhi, un riflesso della luce, una sfumatura di colore, insomma uno stato di passione o di visione o di eccitazione intellettuale, una vera e propria attrazione che dura solo un momento, una sorta di estasi che sarà il successo di una vita grama e senza cose da ricordare.

Giancarlo Sepe

 

19 – 24 ottobre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45)

Pierfrancesco Pisani per Infinito Produzioni

in coproduzione con Ravenna Festival, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Franco Parenti, Teatro Abbado di Ferrara, Teatro Galli di Rimini

presentano

Elio Germano, Teho Teardo

PARADISO XXXIII

drammaturgia Elio Germano

drammaturgia sonora Elio Germano

con Laura Bisceglia violoncello, Ambra Chiara Michelangeli viola

disegno luci Pasquale Mari

video artisti Sergio Pappalettera e Marino Capitanio

scenografia Matteo Oioli

regia Simone Ferrari & Lulu Helbaek

 

Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.

Dante Alighieri, nel 33esimo canto del Paradiso, si trova nell’impaccio dell’essere umano che prova a descrivere l’immenso, l’indicibile, prova a raccontare l’irraccontabile.

Questo scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena da Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità.

Elio Germano e Teho Teardo sono la voce e la musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero, mostrando quello che non si potrà mai descrivere logicamente. Il 33esimo canto verrà attraversato parola per parola, accompagnato dalla musica dal vivo con strumenti di tutte le epoche e giochi sonori.

Ogni parola del testo è accompagnata a sua volta dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Grazie alla loro esperienza, accadrà qualcosa di magico e meraviglioso, qualcosa di inspiegabile, fatto di riflessi e di luci, trascendendo qualsiasi concetto di teatro, concerto o rappresentazione dantesca.

 

26 – 31 ottobre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì 28 ottobre riposo; domenica, ore 15:45;)

Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

in collaborazione con Bubba Music

Stefano Massini, Paolo Jannacci

STORIE

di Stefano Massini

Paolo Jannacci pianoforte, Daniele Moretto tromba e flicorno

 

Nella sua “officina del racconto dal vivo”, con Storie Stefano Massini, accompagnato dalle composizioni di Paolo Jannacci e Daniele Moretto, restituisce, attraverso il potere evocativo della parola, le tante piccole, grandi storie, nascoste tra le pieghe del nostro presente.

Oggi, più che mai, abbiamo compreso il valore immenso della possibilità di ritrovarsi, insieme, nello stesso luogo, ad ascoltare e condividere un racconto che provi a restituire una chiave di lettura di un presente indecifrabile. È un “privilegio” che è stato per molte settimane sospeso, sostituito dalla mediazione, insufficiente, degli schermi.

 

Che cosa c’è prima di un testo? Semplicemente: la scintilla di una storia, l’innamoramento per la sua forza, per gli echi che contiene, e dunque la volontà di raccontarla. Solo che le storie si nascondono ovunque. Soprattutto oggi, nella proliferazione dei mezzi di comunicazione, in cui la bulimia del narrare a tutti i costi si traduce in valanghe di sequenze inutili. Scopri allora che all’alba del Terzo Millennio uno scrittore è innanzitutto questo: un rabdomante, un cercatore d’oro del Klondike alla ricerca di vene sepolte, nascoste, sedimentate. Proviamo a farci strada nell’officina del racconto, laddove prende forma il viaggio antico dell’evocare, quel sistema di metafore e rimandi che Borges definiva incanto, magia, anatomia incredibile del reale. È l’anticamera di future storie, il prologo del non ancora detto, il Libro della Genesi in cui la creazione è ancora tutta da organizzare. In Principio fu il Verbo. Ovvero: niente esisteva, ma tutto cominciò a vivere nell’attimo stesso in cui qualcuno scelse la sua storia. E noi ci stiamo tutti dentro. È solo un gioco di specchi, in fondo.

Stefano Massini

 

5 – 7 novembre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, ore 20:45; giovedì, ore 18:45)

Teatro e società

Pino Micol

MEMORIE DI ADRIANO

di Marguerite Yourcenar

regia Maurizio Scaparro

 

Torna Memorie di Adriano e, di nuovo, ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza.

Dopo il grande successo dell’edizione con Giorgio Albertazzi, Maurizio Scaparro ha sentito la necessità di riproporlo in un nuovo allestimento, che rilegge da angolazioni nuove la storia raccontata da Marguerite Yourcenar.

A dar voce e corpo all’Imperatore, in una sua personalissima interpretazione, Pino Micol.

In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, questo testo è più attuale che mai.

 

C’è una frase di Flaubert che forse, meglio di tutte, spiega il fascino immortale del protagonista di quest’opera di Marguerite Yourcenar: Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo. Adriano è più di un uomo, è l’immagine, o meglio il ritratto di ciò che noi siamo oggi, nelle sue parole ritroviamo le radici del pensiero occidentale e della nostra storia.

Maurizio Scaparro

 

9 – 14 novembre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45)

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

Laura Morante

IO SARAH, IO TOSCA

di Laura Morante

scene Luigi Ferrigno

costumi Agata Cannizzaro

luci Tommaso Toscano

regia Daniele Costantini

 

Io Sarah, io Tosca di Laura Morante racconta Sarah Bernhard nei giorni precedenti il debutto de La Tosca. Il testo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima rappresentazione.

In scena ci sono Sarah e una giovane musicista Mimosa Campironi, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

 

Ho intrapreso un lungo percorso, attraverso la vasta mole di libri dedicati a Sarah Bernard, partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosissima – osannata e aspramente criticata, ma costantemente al centro della scena – e soprattutto per quel che concerne i fatti della sua vita privata e sentimentale. Più andavo avanti nella mia esplorazione, più mi convincevo che il confronto fra Sarah e Tosca, attraverso la dialettica in gran parte misteriosa e inconscia che sempre si crea fra un personaggio e l’attore che lo interpreta, poteva operare un progressivo e affascinante disvelamento della personalità di Sarah stessa, che gelosia, passione, rabbia, devozione, ribellione non appartenevano solo alla finzione del dramma di Sardou, ma anche alla sua prima magistrale interprete.

Laura Morante

 

11 – 21 novembre 2021 | Saloncino ‘Paolo Poli’

(martedì, mercoledì, venerdì, ore 18; giovedì ore 21:30, sabato e domenica ore 11:30; lunedì riposo)

Fondazione Teatro della Toscana, Infinito Produzione Teatrale, Gold Productions

Elio Germano

COSÌ È (O MI PARE)

Una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello

adattamento e regia Elio Germano

con Elio Germano, Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli

con la partecipazione di Isabella Ragonese e Pippo Di Marca

direttore della fotografia Matteo Cocco

sound design Gabry Fasano

costumi Andrea Cavalletto

scenografia Federica Francolini

make up design Dalia Colli

hair design Daniela Tartari

sound supervisor Luca Fortino

vr supervisor e final design Omar Rashid

In un salotto dell’alta borghesia si sviluppa Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello che mette in discussione l’idea di “verità assoluta”: un intero paesino viene turbato dall’arrivo del signor Ponza e della signora Frola, un genero e sua suocera che sembrano raccontare versioni diverse di una stessa storia con “protagonista” la moglie e figlia, la signora Ponza. I cittadini non sanno più a chi e a che cosa credere, ma non possono smettere di indagare alla ricerca di una verità che, forse, non esiste.

Così è (o mi pare) cala il testo pirandelliano nella società moderna, dove “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’uso dei nuovi media. Lo spettacolo è stato infatti pensato per essere realizzato in realtà virtuale, un nuovo strumento tecnologico, tra cinema e teatro, in grado di porre lo spettatore al centro della scena. Tramite appositi visori il pubblico si trova a essere non più a teatro, ma all’interno del lussuoso appartamento dove si svolge la storia, più precisamente all’interno del corpo di uno dei personaggi, che vede e ascolta tutto: il Commendator Laudisi, anziano padre di Lamberto, su una sedia a rotelle, invenzione non presente nel copione originale. Si apre così la possibilità di un’esperienza unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto e alla riflessione pirandelliana su cosa sia reale e cosa sia vero.

La prospettiva è duplice: individuale e collettiva. Attraverso la visione simultanea, lo spettatore si trova immerso nella stessa vicenda a cui assistono gli altri, ma può scegliere lui dove e cosa guardare. Contemporaneamente, nello stesso spazio, altre persone fanno la sua medesima esperienza tanto che al termine è possibile confrontarsi rispetto a quanto visto e sperimentato. Esattamente come a margine di uno spettacolo teatrale o di un film.

I temi cari a Pirandello – la soggettività della realtà, il rapporto-contrasto tra la realtà dei fatti e la realtà dell’immaginazione – inquadrati nella prospettiva della realtà virtuale arrivano così a mettere lo spettatore al centro della narrazione, ne fanno, addirittura, una delle parti in commedia. La pièce scende giù dal palco e accade tutta attorno al pubblico: ciascuno, in prima persona, si ritrova insieme agli attori “in scena”, cioè nella realtà alternativa di Così è (o mi pare).

 

16-21 novembre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45)

Fondazione Teatro della Toscana – Best Live

Elena Sofia Ricci, Gabriele Anagni

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA

di Tennessee Williams

traduzione Masolino d’Amico

con Chiara Degani, Flavio Francucci, Giorgio Sales, Alberto Penna, Valentina Martone, Eros Pascale, Marco Fanizzi

regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi

 

La proposta del Teatro della Toscana di pensare ad un progetto di regia per La dolce ala della giovinezza, è stato di grande stimolo e dopo un’attenta lettura, ho accettato, forte del fatto che avrei avuto la presenza nel cast, di Elena Sofia Ricci, nel ruolo della protagonista.

Come d’abitudine il mio progetto comprende l’ambientazione e i vestiti. Williams ha una straordinaria abilità a costruire personaggi femminili al limite del delirio, sul bordo dell’abisso. Alexandra del Lago, star del cinema in declino, non più giovanissima, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò, giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio, ma destinato ad una triste fine, una volta che ha perduto il suo unico bene, la gioventù. Ma Williams, da grande drammaturgo è capace sempre di stupirci, sovvertendo genialmente il destino della nostra eroina.

Pier Luigi Pizzi

 

23 – 28 novembre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45)

Associazione Teatro Europeo

Lorenzo Gleijeses, Fiorenza Pieri, Marcella Favilla, Stefano Moretti, Fabrizio Mortorelli, Giuseppe Nitti

LA SECONDA SORPRESA DELL’AMORE

di Pierre de Marivaux

scene e costumi Luigi Perego

musiche Germano Mazzocchetti

regia Beppe Navello

Per la prima volta in italiano, La Seconda Sorpresa dell’Amore viene presentato al pubblico del nostro Paese grazie a un progetto accolto dal Ministero della Cultura per incoraggiare la conoscenza di Marivaux, il drammaturgo forse più grande del Settecento francese e che in Italia, nonostante gli storici allestimenti di Strehler, di Chéreau e di altri importanti registi, non è mai riuscito a conquistare spazi stabili nei repertori teatrali.

Curioso destino per un autore che, durante tutta la sua vita, preferì lavorare con il Théâtre des Italiens piuttosto che con la Comédie Française, trovando negli attori eredi della Commedia dell’Arte maggiore consonanza di gusti e di maestria espressiva; considerandoli insomma più capaci di raccontare, con i gesti e l’ossessività di un eloquio tenacemente alla ricerca dell’esattezza, l’evento protagonista della sua poetica: il percorso delle emozioni e dei sentimenti che nascono, si muovono, crescono, si ribellano alla saggezza e al controllo del buon senso, erompendo alla fine in un palingenetico fuoco di rinnovamento.

“Amour” è la parola che ricorre più frequentemente nei titoli delle sue opere teatrali. E tutto questo nell’epoca della Ragione trionfante, suscitando la diffidenza del partito dei philophes e sempre coerentemente schierato al fianco dei moderni contro gli antichi, in quella disputa colta che divise la Francia intellettuale alla ricerca di un rinnovamento delle forme letterarie e drammaturgiche.

Anche in questa commedia raffinatissima, i sei personaggi si confrontano in modo serrato e teso su questi temi: come quasi sempre in Marivaux, tutto è chiaro, tutto è compiuto fin dalla prima scena, dal primo incontro. Ma tutto resta da capire e soprattutto da dire; e tocca agli attori il compito di coinvolgere gli spettatori in questa appassionante ricerca, chiamandoli a condividere il loro tormento euristico. C’è bisogno di molta complicità emotiva tra la platea e il palcoscenico perché questa commedia abbia successo.

Forse, essendo una delle poche scritte per la Comédie Française, mi piace pensare da Italiano che questo sia il motivo del suo tiepido esito al debutto (31 dicembre 1727). Forse les Italiens, con la spontaneità del loro gestire, con la semplicità del dire opposto all’enfasi tragica, con l’esibire i volti senza maschera per valorizzare le espressioni e i soprassalti mimici, con la loro capacità di prendersi in giro, avrebbero saputo far meglio? Speriamo che, dopo quasi trecento anni, sia questa l’occasione per dimostrarlo.

 

1 – 4 dicembre 2021, ore 20:45 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Gaga Production

Anna Ammirati

NAPSOUND

Recital Avanguardistico Partenopeo

di Anna Ammirati

sound design e musica Rocco Siliotto

fonico Andrea Nocentini

luci Luciano Zampetti

video Michele Paradisi

 

Contraddistinto da un ritmo musicale incalzante, Napsound è un recital strutturato in tre atti, ciascuno dei quali corrisponde alle tre fasi dell’esistenza: l’infanzia, la giovinezza e la maturità.

Con un eclettismo e un’energia contagiosa, Anna Ammirati attraversa questo percorso con una serie di mutazioni che trasformano la scena trascinando il pubblico in un partecipato crescendo di suggestioni.

Nel primo atto è rappresentato il mondo della fanciullezza, la fase della vita in cui ognuno di noi è protetto dall’illusione dell’esistenza. Nel secondo atto Anna Ammirati abbandona le vesti della bambina e l’ingenuità lascia spazio all’inquietudine, prende forma la ragazza insofferente che si aggrappa a false ideologie restando vittima di quei surrogati emozionali tipici del nostro tempo.

Nel terzo atto quella ragazza che nel frattempo è diventata adulta invoca la folla a reagire e a rialzarsi con le proprie braccia utilizzando come una vocalist un megafono immaginario.

Lo spettacolo si chiude con un’evocazione del Vesuvio e alle sue crepe, suoni che trascinano il pubblico al cospetto della montagna simbolo, stanca di rimanere in silenzio e alla fine parte attiva di quello che si trasforma in una celebrazione, un inno alla vita.

 

 

7 – 12 dicembre 2021 | Sala Grande

(martedì, mercoledì, venerdì, sabato, ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45)

Fondazione Teatro della Toscana

Ruggero Albisani, Maria Casamonti, Pietro Lancello, Annalisa Limardi, Giacomo Lorenzoni, Alberto Macherelli Bianchini, Costanza Maestripieri, Sofia Menci, Elena Meoni, Giovanna Chiara Pasini, Marco Santi, Federico Serafini, Emanuele Taddei

PINOCCHIO

da Carlo Lorenzini

con Gaia Imbasciati, Edoardo Massai, Niccolò Pangaro

scene Carlo De Marino

costumi e maschere Elena Bianchini

luci Samuele Batistoni

uno spettacolo di Pier Paolo Pacini

 

Pinocchio è un eroe universale, una metafora dell’uomo. È il nostro lato oscuro e meraviglioso. È un sogno e un’illusione che nasce da un mondo fiabesco dove una Fata è in apparenza capace di soddisfare i sogni di un burattino; ma la verità è un’altra.

Per chi si ferma alla prima lettura, la favola ha tutti i connotati tipici del lieto fine, ma a chi indaga più a fondo, non può sfuggire una realtà diversa, quella che Pier Paolo Pacini nel suo Pinocchio da Carlo Lorenzini con le attrici e gli attori del Corso per attori ‘Orazio Costa’ mostra tra meraviglia e incubo: la vicenda di Pinocchio non è felice (e questa realtà ci colpisce come un boomerang), perché egli viene tradito da chi lo spinge al cambiamento, tradito fino alle estreme conseguenze, perché il burattino Pinocchio alla fine della storia non c’è più. La sua non è una trasformazione, Pinocchio non diventa un bambino, ma la concretizzazione/nascita del bambino prevede la scomparsa, la fine, la morte del burattino.

Lo spettacolo nasce da un percorso di approfondimento e studio iniziato a fine 2020. Il lavoro ha portato da un Pinocchio burattino che ci diverte, a un Pinocchio bambino che ci fa riflettere, che ci guarda e ci chiede il perché delle promesse non mantenute, delle nostre negligenze e della nostra indifferenza verso i bisogni dell’infanzia. Un Pinocchio, questo, che affronta il significato apparente del libro e lo ribalta: da storia edificante per bambini a fiaba dark per adulti.

La storia che Pacini racconta sfugge quindi a un finale “accomodante”, insistendo con grande forza di sintesi su un ricco ventaglio di stili e di “maniere” stranianti – compreso il ricorso all’uso del teatro di figura – testimonianza di un lungo processo di lettura e di assimilazione.

La grandezza di questo testo è nella sua intrinseca capacità di far riflettere su un tema che non è solo quello dell’infanzia, ma che riguarda più in generale l’essere umano: tutti lottiamo come burattini per il nostro posto nel mondo.

 

9 – 10 dicembre 2021, ore 18:15 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Alice in cerca di teatro no-profit

nell’ambito del progetto ‘Per l’amor dei poeti’ di Ugo De Vita

Ugo De Vita

LE POESIE DI EDUARDO

Recital letterario in un tempo

con Fabio Consiglio violino, Luigi Gagliardi chitarra

aiuto regia Enea De Vita

 

Lo spettacolo propone il repertorio in versi del grande drammaturgo con intermezzi musicali al violino e alla chitarra che restituiscono atmosfere del primo Novecento.

Carattere peculiare dello spettacolo testimonianza della passione verso la poesia che pure in molte circostanze fu elemento chiave per individuazione delle trame e lo sviluppo in commedia dei canovacci del maestro.

 

Il recital del 9 dicembre è anticipato da un incontro con il pubblico alle 16.30.

 

14 – 19 dicembre 2021, ore 20:45 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Associazione Teatro La Comunità 1972

Antonio Balbi, Sonia Bertin, Jacopo Carta, Chiara Felici, Giuseppe Claudio Insalaco, Camilla Martini, Riccardo Pieretti, Guido Targetti, Federica Stefanelli, Maria Luisa Zaltron

GERMANIA ANNI ‘20

uno spettacolo di Giancarlo Sepe

scene Alessandro Ciccone

costumi Lucia Mariani

musiche Davide Mastrogiovanni a cura di Harmonia Team

disegno luci Guido Pizzuti

organizzazione Grazia Sgueglia

 

Con Germania Anni ‘20 Giancarlo Sepe prosegue il suo percorso di analisi della cultura tedesca, iniziato negli anni ‘70 con Herman (Berlino Anni ‘30), Accademia Ackermann, suo primo grande successo e proseguita di recente con Werther a Broadway

Lo spettacolo, nato da una lunga fase laboratoriale e di studio, condotta da Giancarlo Sepe con gli attori della sua Compagnia, sulla cultura e gli eventi turbolenti della Germania negli anni che seguirono alla Prima Guerra mondiale, sarà in scena, al Teatro la Comunità dal 5 al 15 dicembre, per sole dieci recite.

Cos’è quest’aria mefitica, da fine del mondo, che avvolge la Germania dopo la sconfitta della Prima Guerra Mondiale e che crea paure paradossali al limite dell’isteria nei cittadini che vedono sorgere decine di serial killer e assassini di giovani?

Nacque la Repubblica di Weimar per rispondere a tutte le esigenze delle nuove generazioni, ma fallì. E quel popolo che presto avrebbe scritto sui muri: “Alla Germania manca lo spazio vitale per svilupparsi e affermarsi come prima potenza mondiale”, slogan peculiare del nazismo, quel popolo vide avvilito il suo orgoglio di appartenere ad una razza eletta, scoprì fame e miseria, vide prostituirsi le donne agli angoli delle strade, madri e figlie. Weimar doveva unire il popolo nel nome delle arti e della riappacificazione nazionale. Niente di tutto questo. I “geni” si affacciano alla ribalta della cultura tedesca e scappano via perché visti come dei sovversivi, o alcuni come ebrei artefici dei disastri politici-finanziari. Parliamo di Grosz, Dix, Brecht, Murnau, Lang e decine di artisti. La Germania di nuovo gioca con la grandezza dei suoi figli per autodistruggersi ancora una volta. In quei momenti la violenza raggiunse il massimo, rendendo le notti, i palcoscenici, gli schermi cinematografici, i dipinti, le musiche, le architetture come mostri che mangiano l’umano e lo tagliano a pezzi. La luna in cielo non è più romantica, ma rappresenta il risveglio del licantropo che divora le sue vittime, dissanguandole. Dov’è la via di fuga? Dove salvare la pelle, se non nel teatro fumoso di quegli anni, tra canzoni e canzonette, tra fotogrammi di mostri, posseduti da scienziati pazzi, che rispondevano al nome di Cesare…

WEIMAR COMPIE 100 ANNI, e in qualche modo, anche espressionista, va raccontata!!!

Giancarlo Sepe

 

Schede spettacoli – Teatro Studio

 

23 – 24 ottobre, ore 21

Zaches Teatro

in collaborazione con Giallo Mare Minimal Teatro, Fondazione Sipario Toscana Onlus-La Città del Teatro, Regione Toscana

Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti/Daria Menichetti

CAPPUCCETTO ROSSO

regia, drammaturgia, coreografia Luana Gramegna

scene, luci, costumi e maschere Francesco Givone

progetto sonoro e musiche originali Stefano Ciardi

voce narrante Luana Gramegna

assistente alla regia, drammaturgia, coreografia Daria Menichetti

collaborazione artistica per scene, costumi e maschere Alessia Castellano, Gisella Butera

consulenza artistica Enrica Zampetti

tecnico luci Valeria Foti​

 

Cappuccetto Rosso! Una voce riecheggia nel silenzio … E nella fantasia affiora subito l’immagine della bambina con la mantellina rossa sulle spalle. Probabilmente viene in mente la versione più famosa, quella ottocentesca dei Grimm, ma in pochi conoscono le varianti antecedenti anche a Perrault, quelle popolari e orali che Yvonne Verdier raccoglie nel suo saggio L’ago e la spilla. Ma in tutte le versioni Cappuccetto Rosso si allontana inevitabilmente dalla sfera protettiva del grembo materno e si ritrova sola nel bosco.

Luogo di mistero e fascino, di tentazione e di trasgressione, il bosco nasconde e rivela, ed è proprio per questo che permette la disubbidienza: lontano dagli occhi materni che sorvegliano, i bambini trasgredendo affrontano pericoli e rischi, ovvero le proprie paure. L’ingenuità e l’innocenza devono essere, almeno in parte, abbandonate per riuscire a far parte del mondo degli adulti, complesso e ostile.

E, come gli adulti, anche Cappuccetto Rosso si trova a dover affrontare le universali domande: “Dove vai?”, “Quale via prenderai?”, “Chi c’è qui?”.

​​

29 – 30 ottobre 2021, ore 21

Fosca

con il contributo di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze

con il sostegno di Ministero della Cultura, Comune di Firenze e Centro Nazionale di Produzione Virgilio Sieni

Cristina Abati, Angela Burico

MERMAIDS ON A DOLPHIN’S BACK

di Cristina Abati e Angela Burico

disegno luci Marco Santambrogio

tecnica Monica Bosso

immagine neo-studio

foto Silvio Palladino

 

Chi agisce è un soggetto multiforme e in continua definizione che sfugge per lo più alla comprensione logica, che si trasforma continuamente, incomprensibile, iconografico, estatico, razionale, animale, queer.

Voci in dialogo che generano corpi liquidi, che si travasano in figure antropomorfe, astratte, dai confini e generi mutevoli.

 

La figura della Sirena così, quasi si impone su questo materiale.

“…

Da sempre maestre di metamorfosi.

E di malinconia.

Creature assai poco cartesiane,

che diffidano del logos, pur conoscendolo a fondo, e notoriamente se mai, scelgono il canto.

…”

Agnese Grieco “Atlante delle Sirene”

 

Le Sirene cantatrici di un viaggio emozionale, figure del desiderio ma anche incarnazioni del monstrum.

Due postazioni separate, due isole di un unico arcipelago, ora immerse nella nebbia ora tempestose, due navigazioni, due naufragi.

L’accordo delle voci e dei corpi nasce da un profondo ascolto che spersonalizza e rende parziale la propria emissione; tutto l’ambiente si immerge in una consonanza condivisa, stanze di suono in cui non c’è solo accordo e armonia ma anche discordanza e divergenza.

Il tema dell’Amore si impone su questa relazione.

 

“…

O take the sense, sweet, of my innocence!

Love takes the meaning in love’s conference.

I mean that my heart unto yours is knit,

So that but one heart we can make of it

…”

William Shakespeare, “A midsummer night’s dream”

 

6 – 7 novembre 2021

(sabato, ore 21; domenica ore 16:45)

Tir Danza

Cristina Kristal Rizzo, Enrico Malatesta, Glauco Salvo & guest

4 MARKHOR

ideazione Cristina Kristal Rizzo, Enrico Malatesta, Glauco Salvo & guest

suono dal vivo Enrico Malatesta, Glauco Salvo

direzione tecnica Giacomo Ungari

creative producer Silvia Albanese

 

Questo progetto mette in campo un incontro tra forme autonome di espressione, la danza di Cristina Kristal Rizzo + guest e la materia sonora di Enrico Malatesta e Glauco Salvo. Frutto di due momenti di studio in cui l’elemento dell’improvvisazione per i performers è stato il campo di studio e di adesione all’autonomia del gesto, la pièce si genera su alcuni elementi cardine, quali la produzione e diffusione di suono attraverso micro oggetti, automata, percussioni, dispositivi di riproduzione audio portatili, che dispongono lo spazio come ascolto di una visione e l’utilizzo del corpo come potenza agente del ritmo in divenire.

Lo spazio dell’ascolto è dunque materia e forma auto generante per una visione in cui i sensi si predispongono al micro e al macro, al gioco del movimento dei corpi e degli oggetti coinvolti, ad un libero seguire di un’onda sonora, in una generazione dal vivo di sguardo e ascolto come grammatica dello stare nell’evento reciproco.

 

(…) Il Markhor è una capra selvatica in via di estinzione ed è l’animale nazionale del Pakistan, durante la stagione degli amori, i maschi combattono tra di loro, balzandosi addosso e incastrando le corna nel tentativo di far perdere l’equilibrio all’avversario. (…) I Markhor emanano un odore pungente, ben più intenso di quello delle capre domestiche.

 

 

12 – 13 novembre 2021, ore 21

Sotterraneo

con il sostegno di Regione Toscana, MiC

Woody Neri

SHAKESPEAROLOGY

concept e regia Sotterraneo

scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio

costumi Laura Dondoli

sound design Mattia Tuliozi

tecnica Monica Bosso

residenze artistiche Centrale Fies_art work space, CapoTrave/Kilowatt, Tram – Attodue, Associazione teatrale Pistoiese

Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory, del network europeo Apap – Performing Europe 2020 ed è residente presso l’Associazione Teatrale Pistoiese

 

Dice Jerome Salinger: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono”.

È da un po’ di tempo che Sotterrano voleva usare il teatro come quella famosa telefonata, per incontrare Sir William Shakespeare in carne-e-ossa e fare due chiacchiere con lui sulla sua biografia, su cosa è stato fatto delle sue opere, su più di 400 anni della sua storia post-mortem dentro e fuori dalla scena – come se accompagnassimo Van Gogh al Van Gogh Museum o Dante in mezzo ai turisti che visitano la sua abitazione fiorentina.

Partono dall’immaginario collettivo per parlare con Shakespeare. Certo, non sarà il vero, autentico, originario William Shakespeare, ma se riescono a incontrare anche uno solo dei possibili Shakespeare, forse l’esperimento potrà dirsi riuscito.

Shakespearology è un one-man-show, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop, un pezzo teatrale ibrido che dà voce al Bardo in persona e cerca di rovesciare i ruoli abituali: dopo secoli passati a interrogare la sua vita e le sue opere, finalmente è lui che dice la sua, interrogando il pubblico del nostro tempo.

 

16 – 17 novembre 2021, ore 21

COB Compagnia Opus Ballet

in collaborazione con Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni

Aura Calarco, Emiliano Candiago, Sofia Galvan, Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Gaia Mondini, Riccardo Papa, Frederic Zoungla

DREAMPARADE

coreografia Marina Giovannini

light designer Laura de Bernardis

 

La promozione di se stessi oggi sembra irrinunciabile e spesso la comunicazione prende la scena ancor prima che ci sia qualcosa da comunicare.

E forse torna, come nel secolo scorso attorno a Parade, l’urgenza di sapere se lo “spettacolo” non consista solo nel tentativo di attrarre il pubblico, in un gioco di seduzione fine a se stesso, o possa esistere perché capace di trascinarci, con un altro linguaggio, laddove la realtà non prevale.

Ci sono momenti nella storia dell’arte e dell’uomo che lasciano chiari segni di riferimento, indicando la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. Nel 1917 i Balletti Russi di Diaghilev producono Parade, balletto che si rivela esteticamente e filosoficamente lontanissimo dal romanticismo dell’epoca e che vede coinvolti artisti come Picasso, Satie e Cocteau.

Sulle tracce di un’opera così distante cronologicamente da noi, Dreamparade ricrea un paesaggio surreale, a tratti molto simile agli scenari contemporanei che stiamo attraversando. consentendoci di plasmare il pensiero e continuare a sognare, tutti quanti, spettatori e attori della nostra vita.

 

20 – 21 novembre 2021

(sabato, ore 21; domenica ore 16:45)

Prima Nazionale

Gogmagog

con il sostegno di Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo

Cristina Abati, Carlo Salvador

APPENA SOTTO LA SUPERFICIE TRANQUILLA DELLE COSE

liberamente ispirato ai racconti e alle poesie di Raymond Carver

testo e regia Cristina Abati

collaborazione al progetto Tommaso Taddei

tecnica Antonella Colella

immagini e video Ines Cattabriga

scene Eva Sgrò

residenze Giallo Mare Minimal Teatro, Il Vivaio del Malcantone

 

In una delle sue ultime interviste Raymond Carver dichiara che “writing is an act of discovering”. In Appena sotto la superficie tranquilla delle cose l’universo e la parola carveriana sono calati in un impianto scenico essenziale.

Una Donna e un Uomo, o ancor meglio una Lei e un Lui, un tavolo, delle immagini come polaroid, degli oggetti di uso quotidiano che portano in sé minaccia e straniamento.

Lei e Lui, sono voci e corpi che attraversano le parole di Carver, diventando quasi icone postmoderne di un rapporto di coppia e relazionale ormai esploso. Scrive Carver “Ci sono delle ossessioni che mi sono proprie e alle quali cerco di dar voce: i rapporti uomo donna, il perché molto spesso perdiamo le cose alle quali teniamo, lo spreco delle nostre intime risorse. Sono anche interessato alla sopravvivenza, a quel che la gente riesce a fare per rialzarsi quando è stata buttata giù”

Lei e Lui passano da un luogo a un altro, da una voce a un’altra, da una storia a un’altra, in una narrazione che apre a storie che sembrano mai concludersi, e si travasano l’una nell’altra, portando in sé sia l’incompiuto che l’incessante ripetere della vita. Attraversamenti veloci, che vogliono omaggiare la dedizione carveriana per le short story. La frantumazione cristallina e cesellata del linguaggio, ed in alcuni casi anche della narrazione, fa emergere da un’architettura e da una partitura sonora tutto il non detto delle storie e dei personaggi carveriani, quel silenzio che cela molto spesso i loro tormenti, quella richiesta di star zitti.

Il testo è costruito solo con parole tratte dalle opere di Carver: racconti, poesie, storie, frasi, frammenti e a volte singole parole, che hanno ricostruito una partitura testuale completamente originale, ma che nella sua fedeltà cerca di portare in luce nel meccanismo teatrale quella distanza emotiva, pregnante di un ricordo essenziale, che ci avvolge tutte le volte che ci immergiamo nella lettura di Carver.

0 0 votes
Article Rating
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments