Silvano, ti volevo eterno come i tuoi ideali

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foto di Leonardo Sgatti

Silvano, ti volevo eterno come i tuoi ideali
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Il telefono squillava, rispondevo e la tua inconfondibile voce risuonava potente: “Chiara c’è mica il Guarino?” e poi a prescindere dalla risposta, si ragionava di quello che stava succedendo: delle marce di Forza nuova annunciate a Roma, delle sedi di Casa Pound che spuntavano come funghi, del bisogno di esserci, dell’astensionismo, dell’importanza dell’informazione. Oggi più che mai.

Della scelta dell’Anpi di essersi aperta ai giovani. Un’associazione non solo di partigiani che prima o poi ci lasceranno come hai fatto tu stanotte, ma anche di giovani, donne e uomini che vogliono difendere i valori costituzionali e portare avanti quella resistenza contemporanea che oggi la politica, i partiti, la sinistra sembrano non sapere più rappresentare.

E questo tuo andare per scuole, irrefrenabile, instancabile. Magnetico difronte a migliaia e migliaia di studenti che solo con te improvvisamente ammutolivano. Riuscivi ad arrivare alle menti e al cuore di una generazione che è così difficile da intercettare e coinvolgere. Ma tu ci sei sempre riuscito. “Noi si va a tirare secchiate d’acqua, qualcuno tu vedrai si bagnerà” era la metafora che più mi è rimasta del perché tu andassi nelle scuole a raccontare la resistenza, la lotta di Liberazione, i pericoli dell’oggi. Gli anticorpi che non bastano mai perché la democrazia va difesa ogni giorno.

E poi le decine di presentazioni insieme. I Ribelli che con te abbiamo portato in giro, nei territori. Come Emma anche se piccola riconosceva in te il Partigiano. Il Sarti. Con quella imponenza e quella umanità che solo una bimba può sentire. Come quando te, Sugo e Saturno le feci quella foto a Borgo San Lorenzo e pensai che quando non ci sareste stati più tutti e tre, non avreste smesso di esserci dentro di lei e di noi.

“Se io sono nato nel 25 e l’affermazione del fascismo c’è stata nel ’22, noi siamo nati senza libertà e tu sapessi quanto ti manca addosso la libertà quando non ce l’hai”. Mi hai detto nell’ultima intervista due anni fa. Quella libertà e quei diritti che oggi sembrano così scontati. Sottovalutando pericoli, riflussi, e nuovi fascismi.

“Per essere fascisti bisogna prima essere sicuri di essere imbecilli e poi si diventa fascisti”, ripetevi sempre conquistandoti applausi e ovazioni ovunque tu andassi. Immancabile a San Niccolò per il 25 aprile con la tua Firenze resistente.

E allora caro Silvano, comandante Pillo: di imbecilli oggi ce ne sono tanti, troppi e in posti dove possono anche decidere. Di nuovo. E tu hai lasciato questo mondo sapendolo. Non te lo meritavi. Meritavi un Paese che ti desse dimostrazione di avere capito la vostra lotta, i vostri ideali. I nostri ideali.

Ma ribadivi anche sempre, fino all’ultimo la tua fiducia nei giovani. A noi il compito di mantenerla viva quella fiducia. Quell’acqua pulita, limpida con cui tu li hai bagnati con secchiate di umanità la dovremo adesso trovare anche in noi. Per onorare la tua memoria ma soprattutto mettere in pratica i valori che ci hai insegnato.

Ciao Silvano, chiamami ancora e non smettere di darci mano.

 

Chiara Brilli

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