Ven 21 Giu 2024

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🎧 Sergej Vasiliev: la prima antologica alle Murate con tre mesi di eventi e tattoo performance

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🎧 Sergej Vasiliev: la prima antologica alle Murate con tre mesi di eventi e tattoo performance
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“Sergej Vasiliev: uno sguardo indiscreto sull’URSS sconosciuta”. Dopo averlo conosciuto per la sua straordinaria galleria di ritratti dei criminali tatuati nelle prigioni russe, l’Italia torna a omaggiare, con un’inedita mostra antologica, uno  dei più importanti fotoreporter del Novecento. Mostra e tre mesi di eventi live. Speciale e interviste a cura di Chiara Brilli.

Da sinistra Lorenzo Amuleto (tatuatore), Tatiana (guida turistica russa dell’associazione Amici del Museo Ermitage) e Costanza Savio (direzione artistica eventi collaterali)

A Sergej Vasiliev, cinque volte vincitore del World Press Photo è dedicato l’evento espositivo dal titolo che si terrà a Firenze, dal 23 giugno al 4 ottobre, presso il Semiottagono delle Murate  promosso dall’Associazione Amici del Museo Ermitage insieme a MUS.E,  Murate Art District, Museo Sergej Vasiliev con il contributo di Fondazione CR Firenze, e in collaborazione con Murate Idea Park.

Collateralmente alla mostra un ricco calendario di iniziative. Si intitola TATUATORI FIORENTINI la kermesse che vedrà alcuni storici tatuatori impegnati in sessioni di tatuaggio manuale negli spazi attigui al Semiottagono.

Il 27 giugno, 25 luglio, 6 agosto, 5 settembre, 3 ottobre, dalle 11 alle 18, Lorenzo Amuleto, Gabriele Donnini, Rino Valente e Simone Caruso saranno a disposizione del pubblico per eseguire i disegni richiesti tra quelli proposti.

L’allestimento della mostra, curato da Marco Fagioli, tra i massimi esperti di arte figurativa russa, e ideato da Jan Bigazzi, vede un repertorio di oltre ottanta fotografie in bianco e nero scattate tra gli anni Ottanta e i primi Novanta intorno a Čelyabinsk, città di oltre un milione di abitanti ai piedi degli Urali, dove nel 1957, tenuta segreta fino alla Glasnost, un’esplosione provocò una catastrofe nucleare peggiore di Chernobyl. Vasiliev, più che descrivere, narra per immagini il lungo ciglio del baratro sul quale si sono incamminate le vite dei soggetti impressi: detenuti, operai e donne tra la nascita e la morte, una cronaca avara di colore che è insieme forma del linguaggio e sostanza della verità restituita agli occhi del visitatore.

Al viaggio dentro le carceri sovietiche, compiuto durante la stagione del “disgelo”, e alle quali tornerà più volte nel tempo libero per uno sguardo più intimo ed estetizzante sui prigionieri tatuati, la mostra aggiunge quello attraverso la maternità, la bellezza del corpo femminile, gli eventi avversi. Le immagini, divise in sei sezioni tematiche (ritratti, ginnaste nella sauna, partorienti, amori e vita dietro le sbarre, detenuti, tatuati, cronaca) raccontano quindi un Vasiliev meno noto, di ritorno alla natura, all’origine dell’uomo, che alla fotografia di propaganda ne preferisce una che celebri la poetica imperfezione della vita, il reale più della messa in scena.

Particolarmente toccante e drammatico il capitolo che chiude il percorso ed è dedicato all’incidente ferroviario di Ufa, nel distretto di Iglinskiy, avvenuto il 4 giugno del 1989. Inviato dal Vecherny Čelyabinsk (Čelyabinsk Sera), il quotidiano per il quale Vasiliev ha lavorato per quarantacinque anni dal giorno della sua fondazione nel 1968, il fotografo ci porta sui luoghi del disastro, stringe sui corpi bruciati e martoriati distesi sui tavoli dell’ospedale o nelle bare sostenute per le strade del dolore, che fanno tornare alla mente alcune scene del grande cinema russo post-stalinista. E’ un Sergei Vasiliev costantemente in ascolto, pronto a cogliere la trama di ogni vissuto e a regalare all’osservatore un ipotetico seguito, immaginato senza quel colore che, dice l’autore, “interferirebbe con la percezione” della realtà.

Intende rendere omaggio al fotoreporter, costretto a rinviare la propria presenza a Firenze per motivi di salute, l’incontro che si terrà il 23 giugno alle ore 17 presso gli spazi de MAD Murate Art District e vedrà dialogare il direttore artistico del MAD, Valentina Gensini, con il fotoreporter Massimo Sestini e il curatore della mostra Marco Fagioli. Al centro del dibattito temi quali lo stato dell’arte del fotogiornalismo a livello internazionale, la cultura fotografica in Italia, l’etica giornalistica, libertà, vincoli e censura del fotogiornalismo nell’ex URSS. Il talk, che vedrà i saluti dell’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, sarà anche l’occasione per presentare un documentario sulla vita di Vasiliev che verrà proiettato, in data ancora da definire, durante i mesi estivi alle Murate. Segue, alle ore 18.30, l’apertura al pubblico della mostra Sergej Vasiliev: uno sguardo indiscreto sull’URSS sconosciuta presso il Semiottagono.

Tattooing e performance, un ricco calendario di iniziative collaterali Sono i tatuaggi, con il loro carico simbolico e la forza del segno, ad avere ispirato tanto la ricerca fotografica di Sergej Vasiliev quanto il ricco calendario di eventi a latere della mostra che prende il via sotto la direzione artistica di Costanza Savio, nota scultrice e animatrice culturale della scena fiorentina. Si intitola TATUATORI FIORENTINI la kermesse che vedrà alcuni storici tatuatori impegnati in lunghe sessioni di tattoing negli spazi attigui al Semiottagono nei tre mesi di permanenza dell’evento espositivo.

Il 27 giugno, 25 luglio, 6 agosto, 5 settembre, 3 ottobre, dalle 11 alle 18, Lorenzo Amuleto, Gabriele Donnini, Rino Valente e Simone Caruso saranno a disposizione del pubblico per eseguire i disegni richiesti tra quelli proposti. Veri e propri maestri della body art, questi storici protagonisti dell’arte del tatuaggio si presenteranno con una tavolozza di immagini, piccoli disegni autoconclusivi (in gergo Flash) che potranno rifarsi anche a quelli dei soggetti ritratti in mostra e saranno elaborati con la tecnica handpoke, alias rigorosamente a mano. Un gesto che diventa rituale e marca l’attenzione sulla ‘vecchia scuola’ dell’arte del tatuaggio.

“I tatuaggi sono l’espressione di un’arte antica, associata per tanto tempo a vite perdute, delinquenziali, piratesche e oggi divenuti un vero e proprio trend, oltre che cifra identitaria a tutti i livelli della società”. Così Costanza Savio che prosegue: “la mostra e il luogo nel quale va a inserirsi, parafrasando un passato neppure troppo passato, sono il contesto ideale per raccontare questo passaggio culturale e artistico con il supporto dei migliori tatuatori a livello nazionale”. Un’esperienza che lascerà letteralmente il segno e verrà offerta con l’attenzione e la cura estrema che caratterizza il settore. Si lega ai temi del percorso espositivo anche FLORENCE FOLSOM PRISON, la performance fotografica di Francesco Ristori, fotografo, art director e art curator, che eseguirà su richiesta ritratti ambientati tra le mura dell’ex-complesso carcerario de Le Murate. Ogni evento si legherà a filo doppio alla mostra circostante, creando un dialogo interattivo tra ambiente, soggetto e fotografo, che racconti il valore di un’arte nobile, quando espressa tramite un gesto artistico. “Il ritratto in bianco e nero – dice Ristoricomunica solennità, un rigore estetico elegante, legato alla forza del chiaroscuro e ai toni del grigio, che meglio si prestano a descrivere la figura umana e i suoi tratti somatici”.

Nei giorni 27 giugno, 25 luglio, 29 agosto, 17 settembre, 3 ottobre, negli orari della mostra, Ristori realizzerà delle stampe Fine Art in tempo reale da consegnare al soggetto, restituendo così una dimensione fotografica fisica e materiale nell’epoca dell’esclusività degli oggetti da collezione in tiratura limitata. Il tutto avverrà nel rispetto delle norme di sicurezza riguardo al Covid-19. A chi prenota è offerto il 20% di sconto sul prezzo del catalogo della mostra. Per prenotarsi [email protected], [email protected].

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