Processo ex CCF: Verdini si commuove e piange in aula

“Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto l’ex senatore con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.

Denis Verdini in lacrime oggi nell’aula del tribunale di Firenze dov’è in corso il processo di appello per il crac dell’ex credito cooperativo fiorentino. Al termine delle arringhe dei suoi legali Verdini ha preso la parola per rilasciare dichiarazioni spontanee, ma l’emozione lo ha tradito costringendolo a scusarsi coi giudici e a interrompersi per riprendere il filo del suo intervento. “Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.
La gestione dell’ex Ccf quale è stata dipinta dall’accusa nel corso del processo, ha affermato Verdini, “nega la storia di una comunità, che ho creato con forza, passione e dedizione. Ho preso le ceneri di una piccola banca e l’ho fatta sviluppare, trasformandola in una comunità”.

Verdini ha quindi sottolineato, con amarezza, come “persone con cui sono nato e cresciuto, e che sono morte prematuramente, in questo processo sono state sbatacchiate dagli eventi”. Nel corso dell’udienza di oggi in difesa di Verdini hanno parlato gli avvocati Ester Molinaro e Franco Coppi, che hanno chiesto per lui la piena assoluzione da tutti i fatti contestati. La prossima udienza, per eventuali repliche, il 3 luglio prossimo. Poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.

Verdini, che del banco era  presidente all’epoca dei fatti, è stato  condannato in primo grado a 9 anni.

Nelle motivazioni i giudici scrissero che : “nei 20 anni passati alla guida del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) Verdini non fu solo il ‘dominus’ dell’istituto, che aveva la sua sede a Campi Bisenzio (Firenze): la sua, almeno negli ultimi anni, fu  una guida «imprudente quanto ambiziosa». Il tutto nella consapevolezza, «maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro». Per Verdini e per alcuni degli altri imputati l’accusa era, tra altro, di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato per i contributi dell’editoria arrivati alla Ste, la società che pubblicava Il Giornale della Toscana, il quotidiano riconducibile proprio al senatore, insieme a Massimo Parisi, deputato del suo partito (entrambi all’epoca erano in Forza Italia), condannato a 2 anni e 6 mesi.

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