A Prato torna alta l’attenzione sul fronte della sicurezza dopo un nuovo, inquietante ritrovamento. I carabinieri del nucleo investigativo hanno arrestato una giovane donna cinese di 23 anni, trovata in possesso di due ordigni artigianali ad alto potenziale.
Nell’audio il servizio di Giorgio Bernardini
PRATO Le bombe erano riempite con tondini di metallo pronti a trasformarsi in schegge micidiali in caso di esplosione: capaci di mutilare, simili a quelle utilizzate nel 2013 alla maratona di Boston. I carabinieri hanno arrestato una donna di 23 anni trovata in possesso di ben due ordigni artigianali ad alto potenziale. Insieme alle bombe, i militari hanno sequestrato anche un ingente quantitativo di munizioni: oltre trecento cartucce, molte delle quali realizzate artigianalmente. Un fatto preoccupante, che dà un’accezione drammatica della guerra fra bande in atto in città.
L’operazione che ha portato all’arresto della donna è scattata nell’ambito di una perquisizione disposta dalla procura e si inserisce in un’indagine più ampia. La giovane arrestata, infatti, è la moglie dell’uomo fermato pochi giorni fa e ritenuto dagli investigatori un punto di riferimento per il traffico di armi clandestine all’interno della comunità cinese di Prato.
Un elemento che rafforza i sospetti degli inquirenti e apre interrogativi ancora senza risposta: a cosa servivano quegli ordigni? E soprattutto, quale poteva essere il loro obiettivo? Per il momento non ci sono indicazioni precise, ma la procura sottolinea come il sequestro abbia probabilmente impedito la commissione di reati gravi. Le indagini proseguono per chiarire eventuali collegamenti con altre attività illecite e per ricostruire la rete di contatti. Ma è palese un fatto: non si tratta di un episodio isolato. Solo poche settimane fa, sempre a Prato, un controllo aveva infatti portato al ritrovamento di armi clandestine e di un altro ordigno rudimentale a bordo di un’auto. Segnali che indicano un fenomeno da monitorare con attenzione, mentre le forze dell’ordine continuano a stringere il cerchio attorno ai circuiti illegali legati al traffico di armi.


