Le indagini sullo sfruttamento lavorativo toccano da vicino i marchi della moda. È di queste ore il primo caso in Toscana di amministrazione giudiziaria per un brand del fashion: il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha accolto la richiesta della Procura di Prato e disposto la misura nei confronti di Piazza Italia Spa, gruppo della distribuzione di abbigliamento con sede legale a Nola e negozi in tutta Italia.
PRATO Da oltre 3 anni la società avrebbe esternalizzato parte della produzione a due imprese pratesi — Infinity Design e Chic Girl — riconducibili a imprenditori cinesi indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Un sistema che, secondo la Procura di Prato, avrebbe consentito margini di profitto fino al 300 per cento rispetto ai costi. Per questo il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha accolto la richiesta della Procura di Prato e disposto un anno di amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa.
Le indagini sono partite nel giugno 2023 da un controllo dell’Ispettorato del lavoro: su quindici operai, cinque risultavano senza contratto e tre anche privi di permesso di soggiorno. Due lavoratori africani hanno poi raccontato turni da dodici ore al giorno, sette giorni su sette, pagati circa trentacinque euro: meno di quattro euro l’ora. Perquisizioni, intercettazioni e analisi delle fatture hanno portato a ricostruire i rapporti commerciali con Piazza Italia, che non è indagata penalmente ma è stata ritenuta dal Tribunale “colposamente inerte” nei controlli sulla filiera produttiva.
Per questo è scattata la misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per piazza Italia: durerà un anno, con giudice delegato Alessio Innocenti e amministratrice giudiziaria l’avvocata Marcella Vulcano, incaricata di verificare i contratti con i fornitori e sanare le criticità. Secondo la Procura, l’uso di manodopera sfruttata avrebbe consentito prezzi più bassi e vantaggi competitivi sul mercato. L’obiettivo della misura — sottolinea il procuratore Luca Tescaroli — non è bloccare l’azienda, ma riportarla alla piena legalità. Per Prato si tratta di un precedente importante: uno strumento in più per contrastare lo sfruttamento del lavoro in un territorio segnato da fenomeni diffusi che colpiscono soprattutto la manodopera straniera.New


