
Il Comune cambia rotta: niente nuove cubature vuote, gli alloggi dovranno essere abitati da lavoratori stabili in città, con affitti calmierati e più controllo sugli usi reali. Mentre vola il prezzo del mattone.
Il Comune di Firenze prepara una svolta sulle politiche abitative per i lavoratori che in città hanno il posto fisso ma faticano a trovare un alloggio a prezzi sostenibili. Secondo quanto anticipato dalla nuova bozza di indirizzi urbanistici, sarà messo un freno deciso ai cosiddetti “volumi zero”: operazioni immobiliari che producono metri cubi solo sulla carta, senza rispondere al bisogno reale di residenza e finendo spesso nel limbo delle seconde case, degli affitti brevi o degli alloggi lasciati sfitti. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ogni nuova casa costruita o recuperata dovrà essere, realmente, una casa per chi a Firenze lavora e vive stabilmente. Il piano si inserisce nel quadro di una città dove il costo dell’abitare è ormai diventato una barriera all’ingresso per insegnanti, infermieri, impiegati, addetti del commercio e del turismo, che spesso sono costretti a spostarsi in cintura o oltre, con ricadute su traffico, servizi e tessuto sociale. Il Comune punta a incrociare gli strumenti già attivi – dagli accordi territoriali sul canone concordato alle agevolazioni fiscali per i proprietari che affittano a lungo termine – con nuovi vincoli urbanistici: nei progetti destinati a “case per lavoratori” dovranno essere fissate destinazioni d’uso residenziali rigide, limiti stringenti alla trasformazione in strutture turistico-ricettive e controlli più serrati sul rispetto dei contratti. In prospettiva, l’idea è creare un segmento di offerta abitativa stabile e riconoscibile, alternativo alla giungla degli affitti brevi e capace di trattenere in città la forza lavoro di cui Firenze ha bisogno per restare viva, non solo vetrina turistica. Nel frattempo le proiezioni per l’anno appena iniziato parlano di un incremento dei prezzi di vendita del 6,8% e con canoni in aumento.

