Secondo la perizia disposta dal Tribunale di Firenze per chiarire le cause e le responsabilità del disastro al deposito Eni di Calenzano del dicembre 2024 che costò la vita a cinque persone, “l’evento non fu fortuito” e “l’esplosione era prevedibile”.
La perizia ha messo nero su bianco quello che già sapevamo e che ci era stato raccontato dai lavoratori del deposito Eni di Calenzano pochi minuti dopo l’esplosione. Quella tragedia – costata la vita a cinque persone – era nota, evitabile e prevedibile. Ripetiamo, si poteva evitare. Era d’altronde una convinzione anche della Procura di Prato. 227 pagine di perizia dove si parla di “criticità di gestione del sistema sicurezza”. La fuoriuscita di carburante da un giunto in manutenzione, mentre – in contemporanea – erano in corso le operazioni di carico delle autobotti. Due cose – carico e manutenzione – che non sarebbero dovute verificarsi insieme. Grazie a questa perizia ora conosciamo anche la dinamica precisa. Sei corsie erano dunque occupate per la manutenzione delle autobotti. Nell’area delle pensiline si svolgevano lavori di manutenzione straordinaria. La linea 12 era stata dismessa ed andava chiusa e riconvertita per un nuovo circuito dedicato al biocarburante. Dalla tubazione su cui si stava intervenendo è fuoriuscita benzina in forma di aerosol che si è andata a depositare a terra tra le corsie 6 e 7 in forma liquida. Una pozza di benzina da 10 chili sollevata dal vento e trasformata in una nube infiammabile. A quel punto bastava una scintilla e ci ha pensato il motore del carello elevatore che ha innescato lo scoppio. Cestello elevatore peraltro non certificato per atmosfere esplosive. Ci sono voluti 33 secondi. Ora l’esito della perizia sarà disposto davanti al Gip, mentre sono 10 le persone al momento indagate per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose.


