Scadute le varianti per trasformare le case coloniche in resort diffuso, mentre sull’ex scuola di sanità militare dell’Oltrarno le gru restano sospese. Dopo 16 anni solo la villa medicea è stata ristrutturata.
Sedici anni dopo l’acquisto della villa medicea di Cafaggiolo, il sogno dei maxi resort toscani del magnate argentino Alfredo Lowenstein è ancora fermo ai nastri di partenza. Nel Mugello le varianti urbanistiche che consentivano di trasformare le case coloniche intorno al castello in attività ricettive sono scadute, perché nei cinque anni dal rilascio la proprietà non ha avviato i lavori. La notizia riguarda i permessi concessi dai Comuni di Barberino di Mugello e Scarperia e San Piero per un progetto di resort diffuso da 170 milioni di euro. In teoria nulla è definitivamente compromesso: le varianti possono essere richieste di nuovo e le amministrazioni non si dichiarano ostili al resort. Ma i tempi si allungano e le condizioni cambiano. A Barberino sta entrando in vigore il nuovo Piano operativo che prevede una forte riduzione del consumo di suolo. I progetti dovranno essere rivisti e ridimensionati. Chi è vicino a Lowenstein assicura che il team di progettazione è ancora al lavoro, ma in sedici anni l’unico intervento completato resta la ristrutturazione della villa medicea; la nuova strada provinciale progettata da Anas, che dovrebbe allontanare il traffico dal castello per non disturbare i futuri ospiti, non è mai partita. Uno stallo molto simile riguarda l’altro grande progetto di Lowenstein, quello sull’ex scuola di sanità militare di Costa San Giorgio, sull’Oltrarno fiorentino, acquistata nel 2016 per trasformarla in un resort di lusso. Da anni l’imprenditore annuncia la partenza imminente dei lavori, ma sull’area “svettano invano le gru” e i permessi si avvicinano a loro volta alla scadenza. Le giustificazioni sui presunti ritardi nei nulla osta sono state smentite sia da Palazzo Vecchio sia dalla Soprintendenza.


