Pestaggio in carcere: da Dap inchiesta su 15 agenti, Pm Siena contesta anche reato tortura

detenuti positivi
Archvio

“Sospensione immediata” per i quattro poliziotti penitenziari destinatari di provvedimento di interdizione da parte dell’autorità giudiziaria e “doverose valutazioni disciplinari” per i quindici che hanno ricevuto un avviso di garanzia. Lo ha disposto il Dap informato dalla Procura della Repubblica di Siena che indaga, come riporta La Repubblica, su un episodio di pestaggio ai danni di un tunisino che sarebbe avvenuto nel carcere di San Gimignano. Agli agenti in servizio è stato contestato anche il reato di tortura.

L’indagine definita dal Dap “complessa e delicata”, ha interessato 15 poliziotti penitenziari in servizio nel carcere di San Gimignano e trae origine dalla denuncia fatta da alcuni detenuti su presunti pestaggi avvenuti all’interno del’istituto toscano. Le accuse formulate dalla Procura di Siena vanno dalle minacce alle lesioni aggravate, al falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, alla tortura.
Nell’avviare l’iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza, il Dap confida “in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura”, ma al tempo stesso
esprime “la massima fiducia nei confronti dell’operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile il loro lavoro.

“Nei casi di tortura l’accertamento della verità è una corsa contro il tempo. Una corsa che deve essere facilitata dalle istituzioni. Una corsa che richiede la rottura del muro del silenzio da parte di tutti gli operatori che hanno visto gli abusi e le violenze. In questo caso siamo rinfrancati dalla prontezza del lavoro della magistratura e dalla collaborazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”. Lo sottolinea in una nota Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, commentando la vicenda dell’inchiesta della procura di Siena.
La stessa tempestività viene chiesta da Gonnella per “fatti analoghi” avvenuti nel carcere di Monza e denunciati nelle scorse settimane proprio da Antigone. “In Italia finalmente i giudici dal 2017 hanno a disposizione una legge (seppur migliorabile) che proibisce e punisce la tortura. E’ stata questa una battaglia ventennale di Antigone. Siamo ai primi casi di applicazione di questa legge”, fa notare ancora Gonnella.

“Sono pesantissime le accuse mosse nei confronti di alcuni appartenenti al Corpo di polizia
penitenziaria, motivo per il quale siamo i primi a chiedere agli inquirenti, nei quali riponiamo incondizionata fiducia, e ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di accertare con celerità i fatti realmente accaduti e fare chiarezza”. È quanto dichiara Gennarino De Fazio, della UILPA Polizia Penitenziaria. “Il Corpo di polizia penitenziaria – afferma De Fazio – è un’istituzione sana e da solo, o giù di lì, continua a reggere l’emergenza penitenziaria fatta di sovraffollamento detentivo, pesanti carenze di risorse umane, tecnologiche ed economiche e aggravata da una sostanziale assenza della politica”.

Sulla vicenda  “invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Noi confidiamo nella magistratura perché la Polizia penitenziaria, a S.Gimignano come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”. Lo scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Sappe, aggiungendo che “la polizia penitenziaria opera con professionalità e umanità”.
“Noi del Sappe, così come tutti i poliziotti penitenziari – conclude -, siamo adusi rispettare le sentenze definitive e solo di fronte a queste potremmo esprimere la nostra opinione. La
presunzione d’innocenza è un caposaldo della nostra Costituzione ed è riferita a tutti i cittadini. Noi confidiamo con serenità nell’operato della Magistratura”.

“Da troppo tempo la casa di reclusione è abbandonata al suo destino, senza direzione
stabile e da mesi senza comandante e vice comandante del corpo di polizia penitenziaria”. Lo rivela in una nota il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci che, in una nota, commenta.
“Insieme alla parlamentare Susanna Cenni – spiega il sindaco – abbiamo denunciato le difficoltà di agenti e detenuti, le carenze infrastrutturali e chiesto interventi urgenti agli enti
preposti. Richiesta sfociata in una esplicita lettera di misure urgenti al ministro”. Situazione che “sarebbe stata risolta con il conferimento dell’incarico – aggiunge il primo cittadino – ad un commissario capo che dovrebbe entrare in servizio lunedì prossimo”. “Confidiamo nella rapida verifica da parte della magistratura – conclude nella nota – e nel corretto operato e nella professionalità degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria”.

“Auspico che si giunga al più presto all’accertamento della verità. L’opinione pubblica è sensibile a queste violenze inaudite. L’emersione e la verifica giudiziaria di questa condotta illegale e violenta nelle carceri – pensiamo al caso Cucchi – è diventata una spinta all’impegno civile e alla libertà di informazione” è il commento del governatore della regione Enrico Rossi sui fatti avvenuti nel carcere di San Gimignano. “Il garante regionale dei detenuti – aggiunge Rossi – ha dichiarato che nel carcere di San Gimignano, così come in altri istituti della Toscana, persistono problemi di carattere strutturale e carenza di servizi essenziali. In questi contesti, in cui pare palpabile la defezione dello Stato, possono verificarsi fenomeni inquietanti di extraterritorialità, omertà e violazione dei diritti umani, come ipotizzato per l’episodio di San Gimignano”. “La tortura è un crimine orrendo che nega la libertà fisica e interiore della persona che la subisce, con gravi effetti intimidatori sul contesto circostante. Anche se dal 2017 esiste una legge importante che introduce nel nostro ordinamento il reato di tortura – conclude il presidente della Toscana – siamo lontani dall’obiettivo di garantire la piena attuazione dal secondo comma dell’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. E’ una grande emergenza nazionale e tocca allo Stato spezzare questo intreccio di abbandono, violenza e impunità. Ora spetta al governo e al ministro Bonafede investire le risorse necessarie e costruire percorsi alternativi alla detenzione”.

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