Morto Sergio Lepri, nato a Firenze ex direttore dell’ANSA

Sergio Lepri

Morto Sergio Lepri, era nato a Firenze il 24 settembre 1919. Laureato in filosofia all’università di Firenze, aveva insegnato nelle scuole statali come professore di storia e filosofia. Al giornalismo era arrivato attraverso la stampa clandestina, cioè dopo aver diretto, nell’ inverno 1943-1944, durante l’occupazione tedesca, l’organo clandestino del Partito Liberale ”L’ opinione”.

Sergio Lepri, giornalista professionista dal 1946, lavorò prima alla ”Nazione del popolo” di Firenze, poi al ”Mattino dell’Italia centrale”. Quando il quotidiano cambiò la sua testata in ”Giornale del mattino”, ne divenne redattore capo, non tralasciando l’attività di editorialista e inviato speciale, particolarmente all’ estero. Le sue inchieste negli Stati Uniti e nell’ Unione Sovietica – che furono pubblicate anche dal ”Gazzettino” di Venezia e dal ”Mattino” di Napoli, oltre che da altri quotidiani di cui era abituale collaboratore- gli valsero rispettivamente il premio giornalistico nazionale ”Marzotto” (1953) e il Premio ”Saint Vincent” (1956).

Articoli, servizi e corrispondenze vennero pubblicate, inoltre, dal ”Mondo”, dall’ ”Illustrazione italiana” dal ”Messaggero” e da altre testate. Dopo essere stato corrispondente da Parigi del ”Giornale del mattino” e di altri giornali (1956 e 1957) e capo dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio (1958 e 1959), nel 1960 Sergio Lepri entrò all’ANSA, massima agenzia italiana di informazioni e società cooperativa tra i quotidiani italiani. Dell’ANSA fu nominato condirettore responsabile nel gennaio 1961 e direttore responsabile nel gennaio 1962.

Per festeggiare i 100 anni, il 24 settembre del 2019, l’Agenzia aveva organizzato un forum nel quale tre direttori a confronto – lo stesso Lepri, Giulio Anselmi e Luigi Contu – avevano fatto il punto sul giornalismo, ieri oggi e domani.

Rapporto con il potere, momenti complicati da risolvere in cui garantire autorità a indipendenza, il principio di non far mai capire la propria posizione politica, sempre con la schiena dritta. E qualche delizioso aneddoto. Un secolo nel quale la professione rinasce e si rinnova, e va verso novità come l’intelligenza artificiale. Ma sempre ”con l’affidabilità continuativa di un’agenzia. La garanzia che le informazioni siano sempre vere”, chiosa Anselmi, attuale presidente dell’ANSA, di cui e’ stato direttore dal 1997 al 1999. Ricorda Contu – attuale direttore – che quando Lepri assumeva un redattore – come accadde anche nel suo caso – diceva ”senta non le chiedo per chi vota, non me lo faccia capire da quello che scrive”.

Dividere fatti da opinioni. ”Il privilegio di un serio giornalismo è quello di non schierarsi. Io sono arrivato al giornalismo alla fine della guerra. Giovani come me decisero di fare il giornalista perché’ era uno strumento per arricchire il patrimonio informativo di tutti. Strumento di conoscenza, di democrazia e libertà, come servizio”, racconta Lepri. ”Una propensione dei giornalisti italiani è dipendere dal potere – aggiunge Anselmi – servendo i potenti addirittura prima che arrivino a chiedere. La tentazione di compiacere è bene che giornalisti e direttore non ce l’abbiano mai”. Consigli a chi vuole fare il giornalista oggi? ”Io chiedo ‘dove’.

I quotidiani sono schierati”, spiega Lepri, ”se dove è l’ANSA va bene, se è una testata al servizio di qualcuno o qualcosa lo sconsiglio”. Per Anselmi, ”non bisogna avere paura né dei poteri, né delle cose. Cercare di affrontare le notizie capendole. Avere conoscenza di base e conoscere le tecnologie. E poi prendere posizione e con chiarezza sui fatti e quello che succede. Non significa fare giornalismo fazioso ma dire ‘questo e’ successo, noi pensiamo che…Mentre un’agenzia e’ al servizio di tutti i giornali”. Lepri, dall’alto del suo secolo, si fregia anche del titolo di innovatore. Dalla sua intuizione e’ nato ad esempio il primo archivio digitale delle notizie, il primo in Europa.

”Erano gli anni Settanta e quel milione di notizie si accumulavano come carta negli scaffali: ora tutto sta su un telefonino. Nel giro di qualche decennio e’ cambiato tutto. L’ANSA fu la prima agenzia ad avere un archivio elettronico”. Anselmi ha dato invece vita al primo sito web dell’Agenzia, ma anche introdotto i servizi finali, pronti per essere pubblicati. ”Una agenzia deve essere guida, non deve imporre delle cose – racconta Anselmi – ma deve aiutare a capire. Farlo con rapidità. Quando arrivai mi sentiti in un acquario, tutto era uguale. Io non capivo l’importanza. Alla fine della prima settimana dissi a mia moglie ‘io me ne vado. Non è il mio mestiere’. Per la prima volta pensai ad una rinuncia. Poi con l’aiuto dei capi immaginai i titoli, una graduatoria di importanza e formammo una sorta di prima pagina del giornale”. Tanto è stato importante, spiega Contu, che ora tra i nuovi servizi dell’agenzia c’è quello delle pagine pronte per i quotidiani. Momenti di cambiamenti storici. ‘È cambiata l’informazione – dice Lepri – perché’ sono cambiati gli strumenti. Le nuove tecnologie sono state un grande modo per migliorare l’informazione”. Racconta quando nei primi anni Novanta una stazione tv ”ci dette i missili iracheni che cadevano su Tel Aviv. Immagini che furono trasmesse in tutto il mondo e tutti pensammo alla guerra in diretta. Poi il giorno dopo capimmo che non erano missili ma erano solo razzi luminosi. Ci fece capire che non bastava fidarsi delle immagini che a volte sono più bugiarde delle parole”. Anselmi: ”noi siamo mezzo, credibilità e rapidità. Dare notizie in tempi velocissimi è spesso in controtendenza rispetto alla verifica. Si deve riuscire a far convivere queste due esigenze spesso contrapposte”. Alla fine, non è mancato un bellissimo momento di memoria, quando ha chiesto Contu delle notizie che li avevano messi in difficoltà.

Anselmi: ”Tante volte. Da giovane redattore di Stampa sera venni a sapere che per il fratello di Milena Sutter, figlia di un industriale rapita e uccisa, era stato chiesto un riscatto. Il padre mi confermò la notizia dicendomi: ‘se mi rubano anche il figlio lei me lo restituisce?’. Io chiesi istruzioni al mio capo torinese che mi disse: ‘sei bravo Anselmi ma te lo ha mai detto nessuno che sei un cretino?’ Io la detti. Un altro caso fu la storia brutta di Lapo Elkann, io ero direttore de La Stampa. Col fratello del tuo padrone non è facile. Io decisi di fare una pagina intera e richiamo in prima pagina. Feci quello che andava fatto. Non sto qui a dire che la cosa mi provocò qualche problema”. È accaduto anche a Lepri, tante volte all’ANSA ‘dal 1959 agli anni Settanta’. Ma ricorda in particolare quando ha ricevuto ”una telefonata da Pajetta che mi disse ‘si vergogni direttore, l’ANSA ha trasmesso una notizia falsa. Era il primo manifesto all’università che diede vita alla sinistra extraparlamentare. Ma evidentemente lo stesso Pajetta lo ignorava. Sembrava incredibile anche a lui ma era vera”.

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