Controradio Streaming
Gio 6 Ago 2026
HomeCultura & SpettacoloMorto Guccini: dalla Toscana, un saluto di libertà, memoria e affetto

Morto Guccini: dalla Toscana, un saluto di libertà, memoria e affetto

Nato il 14 giugno 1940 a Modena, Francesco Guccini ha vissuto maggior parte dell’infanzia sull’Appenino tosco-emiliano. Ha fatto l’insegnante per una vita ma anche il giovane cronista alla Gazzetta di Modena e il pubblicitario, nel mondo della musica ci è entrato con atteggiamento riluttante prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che hanno portato al successo “Auschwitz”, “Per fare un uomo”, “Dio è morto”, “Noi non ci saremo”. Dagli anni ’70 si è trasferito a Bologna, è diventato uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell’impegno, il cantautore con l’eskimo, nei suoi concerti la musica e le canzoni si mescolavano con monologhi e accenti del miglior cabaret.  Nel 2012, dopo aver pubblicato “L’ultima Thule”, Guccini aveva annunciato il suo ritiro dalla scena musicale attiva: niente più dischi e concerti per dedicarsi alla scrittura. Nel 2020 è stato in cinquina al Premio Campiello i con la sua ballata ‘Tralummescuro’ (Giunti).

“Addio a Francesco Guccini. Con profondo dispiacere se ne va una delle voci più autentiche della cultura e della canzone d’autore italiana. Le sue parole hanno raccontato generazioni, dando voce ai valori della libertà, della memoria, della giustizia e dell’umanità”. Lo scrive sui propri canali social il presidente della Toscana Eugenio Giani sulla scomparsa del cantautore emiliano. “Per la Toscana il suo nome resterà indissolubilmente legato a Pavana, il borgo dell’Appennino pistoiese che ha scelto come casa e che ha trasformato in un luogo dell’anima, rendendolo protagonista di pagine indimenticabili della sua musica e della sua narrativa. Le sue canzoni continueranno ad accompagnarci, perché i grandi artisti non ci lasciano mai davvero: continuano a vivere nelle emozioni che sanno trasmettere. Grazie di tutto Francesco!”.

“La scomparsa di Francesco Guccini ci riempie di tristezza, ma la sua grandezza ci lascia un patrimonio culturale straordinario che continuerà a essere ascoltato, letto e cantato per generazioni”. Lo dice l’assessora alla cultura Cristina Manetti sulla morte di Francesco Guccini. “Se ne va – aggiunge – un cantautore e un pensatore immenso. Le sue canzoni hanno raccontato la società italiana come pochi altri hanno saputo fare: la forza degli ideali e degli affetti, l’amore, la memoria, le contraddizioni. Ha saputo unire la profondità della parola poetica alla capacità di parlare a tutti, di insegnarci tante cose sulla vita, dando voce a generazioni intere che nella sua musica si sono riconosciute”.
“La Toscana, terra che ha amato, si stringe con affetto alla famiglia di Francesco Guccini e a tutti coloro che, attraverso le sue canzoni e i suoi libri, ne hanno fatto un compagno di vita”, conclude l’assessore regionale.

“Se ne è andato un poeta, un cantautore e uno scrittore che con la forza della sua parola ha segnato la cultura italiana, dando voce alle radici, alla memoria e ai valori della libertà, della giustizia e della dignità della persona”. Così la presidente del Consiglio regionale della Toscana, Stefania Saccardi, esprime il suo cordoglio.
“Proprio da quella terra di confine, profondamente toscana – continua Saccardi – ha tratto l’ispirazione per un’opera capace di trasformare la storia di una comunità in un patrimonio universale. L’Appennino, i suoi paesi, le sue persone e la loro vicenda sono diventati, nella sua opera, simboli di identità, appartenenza e umanità”.
“La Toscana perde una delle voci più autentiche del nostro tempo – prosegue la presidente – La sua poesia e il suo canto civile hanno accompagnato intere generazioni, affrontando con lucidità e sensibilità i temi della giustizia sociale, della libertà, della pace, dei diritti e delle contraddizioni della società contemporanea. Con uno sguardo sempre libero, critico e profondamente umano, Guccini ha saputo unire cultura alta e cultura popolare, offrendo a generazioni di lettori e ascoltatori gli strumenti per guardare la storia, la società e la condizione umana con passione e spirito critico, lasciando un’eredità che continua a parlare al Paese”.
“Insieme a tutto il Consiglio regionale della Toscana – conclude Saccardi – mi unisco al dolore della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari, esprimendo le più sentite condoglianze”.

“Penso sia chiaro a tutti il grande significato che Francesco Guccini ha avuto per la nostra piccola comunità: basta leggere qualsiasi suo lavoro o una sua opera”. Così il sindaco di Sambuca Pistoiese, Marco Breschi, ricorda il cantautore scomparso oggi all’età di 86 anni. Pavana, dove risiedeva ed è morto Guccini, è frazione del comune toscano.
“Da qualche tempo non stava bene – aggiunge il primo cittadino – Al di là di questo, dentro ognuno di noi è chiarissimo il significato della perdita di Francesco Guccini per l’intera comunità”. Breschi spiega inoltre che il Comune rispetterà la volontà espressa dalla famiglia del cantautore. “Siamo in linea con quanto ci hanno chiesto la compagna e la figlia: che questo sia un momento molto riservato. E noi ci atteniamo a questa richiesta”.

“Firenze e il suo pubblico gli hanno voluto bene, e lui lo ha ripagato con serate che erano più di un concerto: erano un rito collettivo, una condivisione di memoria e di identità. Un pezzo importante della nostra storia se ne va con lui. Ci stringiamo al dolore della moglie Raffaella, della figlia Teresa e di tutti coloro che lo hanno amato”. Così in una nota il Nelson Mandela Forum di Firenze che ha ospitato più volte negli anni i concerti di Francesco Guccini nel capoluogo toscano.
“Con profonda tristezza – questa la nota diffusa – il Nelson Mandela Forum di Firenze si unisce al lutto per la scomparsa di Francesco Guccini, il maestro che per decenni ha attraversato la canzone d’autore italiana con la sua voce roca, la sua ironia e la sua poesia scabra e sincera. Il Mandela Forum ha avuto l’onore di ospitarlo più volte nel corso degli anni, tra queste, la serata dell’aprile 1997, quando migliaia di persone riempirono il palazzetto per cantare insieme a lui, all’unisono, ogni verso de La locomotiva, Auschwitz, Dio è morto, Eskimo. Concerti lunghissimi, generosi, fatti di parole e di silenzi, di storia e di osteria, in cui Guccini sapeva essere insieme cantastorie, professore e amico di una generazione intera”. “Grazie, maestro”.