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Gio 5 Mar 2026
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ToscanaCronacaMassa: altri 13 indagati per Corteo pro Pal

Massa: altri 13 indagati per Corteo pro Pal

A Massa (Massa Carrara) altri 13 avvisi di conclusione indagine sono stati notificati in questi giorni a studenti delle scuole superiori, universitari, sindacalisti e lavoratori per quanto accaduto alla stazione della cittĂ  toscana il 3 ottobre scorso in occasione del corteo pro Pal, in concomitanza dello sciopero generale, quando furono occupati i binari.

Lo rende noto la Cgil Toscana e di Massa Carrara ricordando che giĂ  a gennaio erano stati notificati avvisi analoghi ad altre 37 persone che, insieme ai nuovi 13 coinvolti, “rischiano di andare a processo a rispondere del reato di interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario per aver partecipato al piĂą che pacifico corteo” del 3 ottobre.

La Cgil Toscana spiega che in caso di rinvio a giudizio proclamerĂ  sciopero generale e di aver lanciato una raccolta fondi, chiamata ‘La protesta non è reato’, per sostenere le spese di chi ha ricevuto sanzioni amministrative e le spese legali delle persone indagate. Tra queste anche sindacalisti della Cgil. “Chiaro – afferma il sindacato – il messaggio e l’intenzione che sottende all’uso di una norma, quella che ha introdotto il reato di blocco ferroviario con il pacchetto sicurezza dell’aprile del 2025, con la quale, usando le parole della Corte di Cassazione “si incriminano indirettamente forme di protesta che, per quanto possano risultare moleste, sono sempre forme di espressione di dissenso che andrebbero affrontate sul piano del dialogo piĂą che su quella della incriminazione”.

“Prima del 2025 – si evidenzia – il blocco ferroviario era reato solo se attuato con cose, vista l’attenuata capacitĂ  offensiva del blocco attuato con il corpo. Il blocco attuato con il corpo era un illecito amministrativo”: “Non è la Cgil, ma la comunitĂ  giuridica assolutamente maggioritaria, a definire il decreto contestato ai nuovi 13 indagati illiberale, discriminatorio e a tratti criminogeno. A questo punto, occorre chiedere a gran voce ai giudici che ci giudicheranno di sollevare la questione di legittimitĂ  costituzionale”.