Mandela: nipote si commuove davanti a copia cella del nonno

 Ndileka Mandela, assieme al sindaco Nardella per il centenario del leader sudafricano, non è riuscita a trattenere le lacrime: “In tutte le lettere che mi scriveva parlava sempre dell’importanza di studiare”.

“Per il nostro popolo del Sudafrica questa cella è un simbolo di speranza, ma personalmente mi produce profonda tristezza e commozione perché fino a oggi non sono ancora riuscita a ritornare a Robben Island a visitare la cella dove mio nonno è stato detenuto”.
Ndileka Mandela, nipote di Nelson Mandela, ha voluto fortemente essere presente all’inaugurazione del ‘Mandela Memorial’ la riproduzione, identica, della cella dove suo nonno è stato detenuto per 18 dei suoi 27 anni di prigionia, svelata oggi davanti all’ingresso del Nelson Mandela Forum di Firenze.
Con lei, che non è riuscita a trattenere le lacrime, anche il sindaco Dario Nardella. “Pensate che ho incominciato a interagire con lui solo quando avevo 10 anni – ha proseguito Ndileka – Ricordo che mi scrisse che ci saremmo potuti vedere (e quindi conoscere) sei anni dopo perché le leggi dell’epoca consentivano di visitare qualcuno in prigione solo dopo aver compiuto il 16/o anno di età. Mio nonno non è riuscito nemmeno a seppellire mio padre e sua moglie perché era rinchiuso in carcere. In tutte le lettere che mi scriveva parlava sempre dell’importanza di studiare e ricordo che anche in occasione del nostro primo incontro, la sua preoccupazione fu sapere se io mi potevo istruire”.
La cella con due piccole finestre, lunga 2,59 per 2,3 metri con all’interno un tappeto come letto e un secchio per i bisogni fisiologici, è stata posta in un luogo accessibile 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Per Nardella Mandela “ha coltivato una incredibile speranza di libertà e l’ha trasmessa a un popolo che fino ad allora si nutriva di vendetta.
Pensiamo che il rischio dell’indifferenza e di una nuova apartheid in tutto il mondo sia reale, lo vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi, e per questo Firenze non può non essere in prima linea e battersi per ciò per cui Mandela si è sempre battuto: la pace, la libertà e la fratellanza fra i popoli”. “Bastano pochi minuti per sentirsi a disagio – ha detto uscendo dalla cella il sindaco -, provo a immaginare cosa possa aver significato starci 18 anni”.
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