🎧 Lavoro: “senza stabilitĂ  e diritti non c’è sicurezza”

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🎧 Lavoro: "senza stabilità e diritti non c'è sicurezza"
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Intervista con ROBERTO RIVERSO, giudice di Cassazione. Che dice:”non si può risolvere il problema della sicurezza senza considerare il complesso dei diritti che riguardano il mondo del lavoro”.

“La domanda che dobbiamo porci è se sia possibile accettare che, in un Paese civile come il nostro, si possa ignorare che gli investimenti sulla sicurezza siano prioritari e non semplicemente un mero spreco di risorse”. E’ quanto afferma il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo (M5s), nel giorno della manifestazione di Prato in ricordo di Luana d’Orazio, l’operaia 22enne morta sul lavoro in un’azienda di Montemurlo, nel Pratese. “In appena quattro mesi dall’inizio dell’anno, in Italia, 185 persone hanno perso la vita sul lavoro, l’11,4% in piĂš rispetto allo scorso anno”, ha evidenziato Castaldo, secondo cui il distretto pratese “sta risentendo” della crisi pandemica, e “quel che serve all’economia di quest’area non è solo una ripartenza ma una giusta ripartenza, uno slancio con il quale si compia una rivoluzione che vada a tutto vantaggio della formazione dei lavoratori e della tutela della loro stessa vita. Lo dobbiamo a Luana, lo dobbiamo a Cristian, morto ieri in un’azienda in provincia di Varese, e lo dobbiamo a tutti coloro che sono morti semplicemente perchĂŠ a prevalere è stata la logica del profitto o della sopravvivenza di una piccola azienda di fronte alla concorrenza piĂš o meno leale”.

Secondo il magistrato di Cassazione Roberto Riverso la sicurezza vive all’interno del sistema di diritti che riguardano il mondo del lavoro. “Non si tutela la sicurezza se non si tutela la stabilitĂ  e la qualitĂ  del lavoro” dice ai nostri microfoni.

Roberto Riverso, 

Magistrato dal 1986, consigliere della Cassazione Sez. lavoro. Docente a contratto presso l’Università di Bologna ed ha collaborato con molte università italiane. E’ autore di note e saggi nella materia del diritto del lavoro e della previdenza sociale. Crede ad un modello di giudice radicato nella magistratura e insieme nella società. I suoi scritti testimoniano l’impegno a trasmettere un’esperienza giuridica non ridotta a questione puramente tecnica, ma capace di fare i conti con la realtà, nella quale illegalità, lavoro irregolare, diseguaglianza e diritti negati trovano tuttora spazio diffuso.

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