E’ quanto riporta oggi La Verità. La difesa dell’uomo, il quale ha negato le accuse, davanti ai giudici fiorentini si è opposta alla consegna per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza spiegando anche che le condizioni carcerarie della Grecia sarebbero disumane e degradanti.
La corte d’Appello di Firenze ha negato l’estradizione in Grecia di un cittadino pakistano di 27 anni arrestato a Siena lo scorso 10 dicembre, destinatario di un mandato di cattura europeo per omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, perché in base alla documentazione pervenuta da Atene non è stato possibile “escludere, in concreto, il rischio che l’interessato, in caso di consegna, possa essere sottoposto a condizioni di detenzione incompatibili con gli articoli 3 Cedu e 4 della Carta dei diritti fondamentali” dell’Ue che stabiliscono tra l’altro che nessuno “può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti”. E’ quanto riporta oggi La Verità.
In base alle risposte arrivate alla Corte d’appello le carceri a cui sarebbe stato destinato il 27enne sarebbero stati quelli di Negrita o Salonicco, senza però informazioni riguardo alle condizioni carcerarie.
I giudici hanno quindi acquisito quelle contenute nel Rapporto europeo per la prevenzione della tortura, da dove emerge che il sistema penitenziario della Grecia sia in condizione critiche come sovraffollamento, carenze gravi, violenza, inadeguatezza del sistema sanitario, insufficienza del personale penitenziario. Da tutto questo, secondo quanto riporta il quotidiano, per i giudici “consegue che allo stato degli atti, il rischio di trattamenti inumani o degradanti non risulta neutralizzato, con conseguente necessità di negare la consegna”.

