“Ci sarà un altro consiglio, un altro presidente” per la Fondazione Meyer “ma guai a parlare di rimozione, perché l’apprezzamento per il mandato di Marco Carrai è un apprezzamento pieno” e “mi sento di poter esprimere responsabilmente parole giuste per gratificare l’impegno, la passione e la capacità che Marco Carrai ha messo”. Lo ha affermato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, in conferenza stampa con lo stesso Carrai.
“Quando io leggo, magari su qualche giornale, la parola rimozione – ha osservato – dico ma rimozione di cosa? Semplicemente vediamo il terminare di un periodo, il periodo del mandato. Quindi è anche fisiologico, e prendo la mia responsabilità”. Giani si è detto convinto infatti “che per gli incarichi di questa natura ci debba essere una circolarità”, e questo è “un metodo che finché io sono presidente della Regione ritengo che sia opportuno nelle istituzioni di questa natura, ovvero istituzioni che non sono deputate a gestire ma a raccogliere fondi e a valorizzare con questo il profilo di un’istituzione importante, radicata a Firenze e in Toscana, come il Meyer. Oggi questa rotazione di incarichi avviene per Marco Carrai, domani avverrà per chi viene dopo di lui”.
Il governatore toscano ha infine risposto a chi gli chiedeva se il successore di Carrai sarà Luigi Salvadori, già presidente della Fondazione Cr Firenze, di cui è stato fatto il nome in alcune ricostruzioni di stampa: “Io non l’ho fatto, e dico che è ancora presto”, ha concluso.
“C’è un limite alla politica, c’è un limite all’ambizione, c’è un limite oltre il quale l’avversario non può diventare il nemico. Quel limite serve a proteggere la politica stessa dalle degenerazioni. Nel caso dei miei contestatori politici, quel limite è stato oltrepassato”. Lo ha affermato Marco Carrai, console onorario di Israele per la Toscana, che ha confermato di lasciare l’incarico di presidente della Fondazione Meyer.
“Ho accettato la richiesta del governatore Giani – ha spiegato – che con forza mi ha chiesto, quando volevo dimettermi, di rimanere in carica fino alla nomina del mio successore, così da garantire anche la continuità alla fondazione, ma ritengo che non sia più possibile proseguire in questo clima di tensione non dignitoso per la mia persona e per la mia famiglia che come me sostiene questa causa stando in silenzio”.
Carrai ha accusato di essere stato “brutalmente attaccato” perché “sono da quasi 7 anni console onorario di Israele”, e per questo “da allora sono minacciato ed insultato” come se “io stesso fossi portatore di guerra, di male e di morte”. Per il presidente uscente della fondazione “le difficoltà maggiori sono state quelle che io e la mia famiglia siamo stati costretti a vivere quasi in un bunker, cioè la mia faccia grondante di sangue, con scritto ‘criminale di guerra’, ‘ricercato’, era su tutti i muri di Firenze e non solo. Pensate ai miei bambini di 9, 8, e 5 anni che giravano per Firenze, vedevano le foto del loro papà con le mani e il viso grondante di sangue, dove c’era scritto ‘genocida di guerra’, ‘morte a Carrai'”.
