Forteto, l’avvocato delle vittime: “Per loro era come sfidare un gigante”

Forteto
Il fondatore del Forteto di Vicchio (Firenze), Rodolfo Fiesoli, scortato dai Carabinieri in carcere a seguito della condanna divenuta definitiva dopo il pronunciamento ieri della Cassazione per accuse di violenze su minori ospitati nella comunità da lui creata, a Firenze 23 dicembre 2017 ANSA/MAURIZIO DEGL ' INNOCENTI

Forteto – In Commissione Parlamentare parla l’avvocato Coffari, raccontando di come ha iniziato a raccogliere le prime denunce dei ragazzi coinvolti.

“All’epoca c’era la sensazione di sfidare un gigante, Davide contro Golia, i ragazzi che venivano da me avevano paura e timore”. Così l’avvocato Andrea Coffari, parlando davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto, ha raccontato di come iniziò a raccogliere le prime denunce da parte delle vittime degli abusi avvenuti all’interno della comunità di Vicchio (Firenze).

“Il Forteto – ha detto – era accreditato, aveva una notevole forza economica, e loro erano persone che avevano subito tutta la vita, venivano da vicende familiari difficili e poi il Forteto aveva aggravato la loro situazione”. Il fondatore della comunità Rodolfo Fiesoli ha aggiunto Coffaro, “era una persona di grande carisma”, e “il Forteto funzionava come una setta, c’era impermeabilità tra il cerchio interno e il mondo esterno”. Coffari ha ricordato di aver conosciuto il Forteto attraverso l’avvocato Elena Zazzeri: “Elena mi fece conoscere Fiesoli e Goffredi che mi invitarono a cena da loro”, “conobbi Giuseppe Aversa che aveva da poco scritto il libro ‘Ho ucciso mia madre’ e lo invitai a partecipare alle riunioni del movimento dell’infanzia”.

“Lui – ha proseguito Coffari nella sua relazione – venne un po’ di volte” e “un giorno mi confidò di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte del Fiesoli. Lo intervistai in modo approfondito, e dopo una lunga discussione mi convinsi che era vero”. Successivamente, ha raccontato sempre l’avvocato, “Giuseppe iniziò a portarmi altri ragazzi, che mi raccontarono cose ancora più gravi di quelle che aveva subito lui”. “Dopo che presentai le prime denunce – ha affermato ancora Coffari -, credo una decina, mi chiamò la procura”.

“Sono certo – ha ammesso – della grande forza manipolativa del Fiesoli verso il mondo esterno. Io ebbi la fortuna di incontrare Aversa, un ragazzo straordinario, se non ci fosse stato l’incontro tra me e Giuseppe oggi il Forteto sarebbe stato ancora lì”.

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