Coronavirus: Lancet,test sierologici vanno ripetuti nel tempo 

coronavirus in Toscana
Foto di archivio Controradio

Perchè siano utili, i test sierologici devono garantire sensibilità e specificità, non riconoscere coronavirus diversi dal Sars-Cov2 e vanno ripetuti nel tempo, perché non si sa quanto a lungo gli anticorpi potranno garantire l’immunità.

Sono i paletti, indicati sulla rivista Lancet, dagli epidemiologi della Johns Hopkins University. Come scrivono Amy Winter e Sonia Hedge, i tamponi da soli non sono sufficienti come unico metodo diagnostico di sorveglianza, perchè non permettono di individuare le infezioni passate. I test sierologici invece possono stimare il numero totale di infezioni valutando il numero di individui che hanno avuto una risposta immunitaria, indipendentemente se l’infezione è in corso o accaduta nel recente passato (i dati attuali suggeriscono che gli anticorpi persistono per almeno 4 settimane).
I dati sierologici possono essere usati in quattro modi, secondo le ricercatrici: stimare le variabili epidemiologiche, come il tasso di attacco o di mortalità, necessarie a capire quanti contagi sono avvenuti in una comunità e il loro peso; impegnare in modo strategico gli operatori sanitari immuni per ridurre l’esposizione al virus nelle persone a rischio; valutare l’effetto degli interventi non farmacologici sulla popolazione e infine per individuare le persone che hanno avuto una forte risposta immunologica al virus, i cui anticorpi isolati potrebbero essere usati per trattare i pazienti con la terapia al plasma.
Tuttavia rimangono diversi problemi sui test sierologici da tenere in conto, come valutare la loro sensibilità e specificità, verificare che non siano sensibili ad altri virus e possano dare dei risultati falsi positivi, capire il movimento degli anticorpi nel tempo per distinguere le soglie di immunità, perchè ancora non si sa quanto dura e assicurarsi che abbiano un buon rapporto qualità-prezzo. I tamponi saranno vitali per identificare le infezioni in fase acuta, concludono, ma man mano che il Covid-19 continua a diffondersi e i casi si accumulano, i test sierologici aiuteranno a capire il ‘passato’ della pandemia e prevederne il futuro.
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