Coronavirus: imprenditore positivo a Firenze, contagio non sarebbe avvenuto a Singapore

Coronavirus imprenditore firenze
Ospedale Ponte a Niccheri

Non è stato contagiato a Singapore l’imprenditore fiorentino di 63 anni risultato debolmente positivo al coronavirus Covid-19 e da due giorni ricoverato in isolamento nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ponte a Niccheri, nel comune di Bagno a Ripoli (Fi).

É questa, al momento, l’unica certezza, mentre ancora si attende la conferma della positività dell’uomo da parte dell’Istituto superiore di sanità.

Il 63enne si reca spesso a Singapore per seguire gli affari di un villaggio turistico di proprietà. Ma quella estera è una pista scartata perchè da lì è atterrato a Firenze il 6 gennaio, e non i primi di febbraio come si era appreso all’inizio. Sono passati, infatti, almeno 40 giorni dal ritorno da Singapore prima che l’uomo accusasse primi i sintomi, simili a quelli di un’influenza, fra sabato 15 e lunedì 17 febbraio.

Anche il suo sembrerebbe uno dei casi italiani dei quali non si chiarisce l’origine. C’è però una pista, come riferisce la cronaca fiorentina della “Repubblica”, che i responsabili degli uffici di igiene stanno percorrendo.

L’imprenditore ha incontrato un suo dipendente, che lavora in questa stagione in un campeggio sulla costa livornese intorno al 13 febbraio. Ha riferito che quell’uomo, un cittadino straniero, era malato e quindi si è deciso di fargli il tampone, e probabilmente anche l’esame sierologico per chiarire se fosse guarito dal coronavirus. Il 63enne fiorentino sarebbe stato a casa dal 16-17 febbraio e il 21 ha fatto una lastra ai polmoni in una struttura privata. La mattina di lunedì 24 febbraio poi l’aggravamento per un’insufficienza respiratoria, il trasporto in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Santa Maria nuova, nel centro di Firenze, e il successivo trasferimento nell’altro ospedale fiorentino, a Ponte a Niccheri.

Intanto, mentre l’indagine epidemiologica prosegue, i familiari dell’imprenditore e i suoi contatti più stretti sono stati messi in quarantena.

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