Banca Etruria, comandante tributaria: “C’era una ‘cabina di regia’ per collocare titoli” 

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E’ quanto ha riferito oggi in aula Peppino Abruzzese, tenente colonnello della Guardia di finanza, comandante del nucleo di polizia tributaria di Arezzo, che ha coordinato le indagini sull’ Etruria.

C’era un vertice a Banca Etruria che decideva come collocare le obbligazioni subordinate, quelle successivamente azzerate dal decreto del novembre 2016.
Una “cabina di regia”, composta dai cinque dirigenti chiamati ora a rispondere di istigazione alla truffa nel processo in corso ad Arezzo relativo al filone della truffa ai risparmiatori, scaturito dalle indagini della procura aretina sul crac Etruria.
Abruzzese, sentito in aula come teste, rispondendo alle domande del pm Julia Maggiore, ha ripercorso la storia dell’inchiesta, le indagini sui Mifid e sulla profilature del rischio, risultate spesso aggiunte a posteriori, non compilate alla presenza dei clienti, senza la loro firma e non rispettose dell’alto profilo richiesto da prodotti bancari di quel tipo.
La “cabina di regia”, così come è stata definita in aula, valutava giorno per giorno il lavoro dei dipendenti, alcuni chiamati ora a rispondere di truffa aggravata, è stato sempre ricordato da Abruzzese. “Alcuni venivano elogiati e premiati , altri ostracizzati per non aver adempiuto all’esigenze di vendere i bond e costretti a trasferimenti o a dimissioni immediate (come nel caso di una dipendente) per non affrontare un oneroso trasferimento”.
Abruzzese ha anche letto alcune mail di incitamento a vendere quelle obbligazioni subordinate che sarebbero finite azzerate con il decreto salvabanche.
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