Sab 2 Mar 2024

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Amianto, la corte d’appello conferma la condanna per l’operaio morto nel 2010

E’ morto a causa dell’amianto. Lo ha stabilito la sezione lavoro della Corte di appello di Firenze nel confermare la condanna della Solvay in relazione al decesso di un suo ex operaio, Romano Posarelli, pisano, deceduto il 18 novembre 2010 a 70 anni per un tumore al polmone.

Per l’avvocato Ezio Bonanni, legale della famiglia e presidente di Ona, la malattia fu causata “dall’esposizione professionale ad amianto nello stabilimento di Rosignano” di cui era stato dipendente dal 1974 al 1993. Ne dà notizia la stessa Ona, spiegando che i giudici di secondo grado hanno respinto il ricorso della Solvay e hanno anche liquidato una ulteriore somma di circa 120mila euro che si va ad aggiungere al risarcimento danni di “circa 570mila ottenuti con la sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Livorno”.

Posarelli, ricorda Bonanni, aveva lavorato “come operaio tubista calderaio nello stabilimento Solvay di Rosignano, ed è stato stroncato da un cancro del polmone fulminante, provocato dall’amianto: ricordo la sua morte, preceduta da un’agonia straziante, e la sofferenza della moglie Maria Luisa Filippi, e del figlio Massimiliano, anche lui dipendente della Solvay ed esposto all’amianto, e l’azione controcorrente, le tante battaglie per avere giustizia, prima in sede penale, con il rinvio a giudizio del direttore” per il reato di omicidio colposo, e poi, dopo la sua morte, che ha estinto il reato, con la prosecuzione della causa in sede civile, e ora, finalmente, anche il secondo grado” che “conferma la condanna”.

“Abbiamo avuto giustizia e speriamo che la società non ricorra in Cassazione, ora”, il commento di Massimiliano Posarelli, che è anche il coordinatore di Ona a Rosignano. Non è la prima volta che Solvay viene condannata per questo motivo.

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