“A distanza di 60 anni la gratitudine di Firenze” verso gli ‘Angeli del fango’ “è profonda”, per “esservi messi accanto ai fiorentini nei giorni più difficili, sostenendo con la vostra generosità e la vostra passione, che si sente ancora oggi, lo sforzo della città per rialzarsi”. Lo ha detto Sara Funaro, sindaca di Firenze, chiudendo la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Firenze per commemorare il 60/o anniversario dell’Alluvione del 1966, con le testimonianze degli ‘Angeli’ e dei ragazzi che fecero lo stesso con l’alluvione del 2023 a Campi Bisenzio.
“Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di continuare a spalare fango – ha affermato Funaro – senza ascoltare e fare nostra la loro preoccupazione per il futuro del nostro pianeta. Da amministratrice e da sindaca io sento forte questa responsabilità, consapevole che le città hanno un ruolo decisivo nella lotta dei cambiamenti climatici che purtroppo vediamo sempre più urgenti sui nostri territori: attraverso le scelte sull’energia, sulla mobilità, sull’uso del territorio, si possono ridurre le missioni e migliorare la vita delle persone”, ha concluso.
“Per tutta la notte abbiamo viaggiato e la mattina all’alba siamo arrivati a Piazzale Michelangelo, da dove, guardando la città, mi è sembrato impressionante vederla come un lago marrone scuro”, ha ricordato il generale Vittorio Gambino, che prestò servizio con il Primo Reggimento Bersaglieri Corazzato di stanza ad Aurelia (Civitavecchia). “Intervenimmo a Signa e a San Donnino – ha detto -, soccorrendo molte persone sui tetti, alle finestre e sui terrazzi. Qualcuno veniva via con noi, mentre a quelli che rimanevano davamo viveri. Di seguito, recuperammo molte bestie affogate nelle stalle per essere bruciate”.
Greta Carducci, studentessa e volontaria a Campi Bisenzio in occasione dell’alluvione del novembre 2023, ha raccontato la sua esperienza: “Molti abitanti stavano lavorando senza sosta già da due giorni, noi cercammo semplicemente di fare quello che potevamo: spalare il fango, svuotare le abitazioni, portare fuori i mobili danneggiati. A pranzo ci ritrovammo alla Casa del Popolo. Eravamo davvero in tantissimi, molti provenienti proprio dal nostro liceo. Per me rappresentò qualcosa di veramente particolare: la dimostrazione concreta di quante persone si fossero mobilitate per aiutare gli altri”.
