All’8 settembre “su 1.073 casi di positività in Italia, 643 casi di animali positivi (cinghiali) sono in Toscana (pari al 59,93%). Ma la stessa percentuale va avanti dall’inizio dell’anno in corso”. E’ quanto riporta Cia Toscana.
Il dato è emerso al convegno che ha organizzato oggi dal titolo ‘Peste suina africana: situazione e criticità, strategie e azioni di contrasto, proposte e iniziative, interventi a sostegno degli allevatori’, che ha visto la partecipazione di Giorgio Briganti, commissario straordinario Psa Regione Toscana, tecnici della Regione Toscana, dirigenti Cia e allevatori da tutte le province toscane.
Briganti ha spiegato che “bisogna fermare l’espandersi dell’infezione dall’A11 alla Fi-Pi-Li, la zona cruciale in questo momento. Lavoriamo per costruire barriere di biosicurezza agli allevamenti, stiamo facendo tutto questo per difendere gli allevamenti in Toscana. Le aziende devono avere consapevolezza del problema, devo essere in linea alle azioni da fare e non sottovalutare il problema. Oltre ai 420mila euro di risorse stanziate, ci dovrebbe essere un’altra tranche di finanziamenti, ma ci vuole anche la volontà di partecipare insieme agli stessi obiettivi”. Lucca, Massa Carrara, Pistoia le province più coinvolte; una parte di Pisa e Prato, in misura minore la provincia di Firenze. Ma la Psa mette in pericolo tutta la zootecnia regionale.
“E’ necessario fare di tutto per salvaguardare gli allevamenti, tutelare la sanità animale e coltivare buone pratiche per la biosicurezza – ha detto Valentino Berni, presidente Cia Toscana -. Servono maggiori risorse a disposizione e l’adozione di misure efficaci per prevenire la malattia, oltre alle pratiche di gestione delle diverse attività legate agli allevamenti e al territorio”. Claudio Capecchi, vicepresidente Cia Toscana, rileva che sono “necessarie azioni coordinate tra livello nazionale e regionale complementari e sinergiche; con misure straordinarie e costituzione di un Fondo integrativo regionale e il riconoscimento dei danni indiretti”. Per Cia “oltre agli indennizzi serve tornare alle ripresa degli allevamenti”
