Bufera sulla campagna pubblicitaria sui social di una palestra di Grosseto i cui esercenti hanno usato una frase offensiva nei confronti delle persone Down. Diego Montani, Garante della disabilità del Comune di Grosseto, guidato da una giunta di centrodestra, ha intimato di rimuovere la frase che utilizza un termine dispregiativo per individuare le persone down, per invitare gli adulti a giocare e a prendere parte alle attività ricreative.
La vicenda è riportata da La Nazione e da Il Tirreno nelle rispettive edizioni cittadine. Stamani secondo quanto appreso la frase è stata rimossa dal profilo social.
La promozione aveva scatenato la reazione del garante Montani, il quale ha chiesto di toglierla o modificarla sottolineando come “le parole non siano neutre” e non vanno usate a caso senza sapere cosa significano. “Pur comprendendo l’intento ironico e ludico della campagna, non posso ritenere appropriata la scelta linguistica”, spiega Montani. “Il termine, storicamente utilizzato per denigrare persone con disabilità intellettiva, viene infatti usato come metafora negativa, alimentando stereotipi discriminatori”, afferma anche Sara Restante, la presidente dell’associazione dei Bambini Down.
“La comunicazione commerciale ha una responsabilità sociale – sottolinea il garante dei Disabili del Comune di Grosseto, Diego Montani – Non si tratta di limitare la libertà di espressione ma di ricordare che la dignità delle persone non può essere il termine di paragone per suscitare ilarità”.
Montani invita la palestra a trasformare questa vicenda in un’occasione di riflessione, auspicando una comunicazione inclusiva: “La sfida culturale è scardinare i pregiudizi senza crearne o rafforzarne altri. Una società civile è quella nella quale nessuno viene lasciato indietro, nemmeno attraverso le parole”.
Dopo le critiche sollevate dal Garante della disabilità del Comune di Grosseto, oggi è intervenuta l’avvocato Giuliana Romualdi, legale del titolare della palestra, con una nota in cui precisa che il suo assistito ha già rimosso il post incriminato ed espresso “sincero rammarico sui social per l’espressione utilizzata, riconoscendone l’inappropriatezza”.
Tuttavia, l’avvocato Romualdi contesta apertamente il metodo scelto dal Garante. Secondo il legale della palestra, “un organo istituzionale dovrebbe prediligere strumenti come l’interlocuzione riservata o l’invito formale, anziché commentare pubblicamente il post o diffondere un comunicato stampa senza un previo contatto”.
“Non è questa la moral suasion propria di un organo di garanzia – aggiunge l’avvocato – L’unico effetto prodotto è stata l’esposizione dell’interessato alla gogna mediatica, senza contraddittorio né possibilità di un rimedio tempestivo”. Per Romualdi in tal caso il titolare della palestra avrebbe accolto immediatamente una richiesta di rettifica. Invece si è trasformata un’occasione di sensibilizzazione in una vicenda dannosa per la persona e per l’attività. “La tutela della dignità delle persone con disabilità – conclude Romualdi – non richiedeva l’esposizione al pubblico ludibrio di chi era pronto a correggersi”.
