Ligresti se ne va, morto l’immobiliarista di Castello

ligresti

E’ morto a 86 anni Salvatore Ligresti. Fondatore del gruppo Fonsai, è stato tra i protagonisti della finanza milanese e della vicenda dell’urbanizzazione di Castello (Fi). Da fine anni ’80 era stato coinvolto in numerose inchieste giudiziarie. Fu coinvolto nel processo sull’urbanizzazione dell’area di Castello in cui la corte di appello di Firenze lo condannò a 2 anni e mezzo per corruzione.

L’immobiliarista siciliano è mancato all’ospedale San Raffaele, dove era ricoverato da giorni. Nel capoluogo lombardo l’uomo d’affari ha fatto la sua fortuna cominciata dal settore  del mattone. Ha cavalcato l’onda della Milano da bere, dei socialisti di Bettino Craxi, entrando nei salotti della finanza sotto l’ala di altri siciliani, l’avvocato Antonino La Russa e il numero uno di Mediobanca Enrico Cuccia, per poi imboccare una parabola discendente con l’avventura di Fondiaria-Sai, finita come ultimo atto nelle mani di un’altra compagnia assicurativa, Unipol.

Una vicenda che oltre al carcere ha lasciato Salvatore Ligresti e i figli, Jonella, Giulia e Paolo, coinvolti in vicende giudiziarie in parte non ancora concluse.

Finisce coinvolto nello scandalo delle aree d’oro legate all’acquisto a caro prezzo da parte del Comune di Milano di terreni agricoli dell’ingegnere. Reduce dalle disavventure di Tangentopoli per le  quali si fa 112 giorni nel carcere di San Vittore, torna sulla cresta dell’onda acquistando Fondiaria, proprietaria dell’area di Castello nella piana fiorentina.

Fallita nell’89 per effetto dello storico no di Achille Occhetto, allora segretario del Pci, l’idea di costruire una città nella città  fu di nuovo sviluppata dalla giunta Domenici e dal nuovo padrone di Fondiaria.

Il 18 aprile 2005 il sindaco e Ligresti siglarono una convenzione per la realizzazione tra gli altri di un insediamento da un milione e 400 metri cubi ed un parco di 80 ettari. Secondo le accuse, nell’autunno 2008 la giunta comunale sarebbe stata pronta a sacrificare il polmone verde per far posto alla cittadella dello sport proposta da Diego Della Valle, patron della Fiorentina. Quando, dopo il sequestro dell’area, vennero pubblicate le intercettazioni nelle quali il sindaco dichiarava che il parco gli faceva schifo e che bisognava smitizzarlo, Domenici si incatenò per protesta davanti alla sede di “Repubblica” a Roma.

Nel 2015 nel processo sulla urbanizzazione di Castello la corte di appello condanna Ligresti a 2 anni e mezzo per corruzione insieme all’architetto Marco Casamonti e  all’ingegner Gualtiero Giombini,  all’ex assessore comunale (Pd) all’urbanistica Gianni Biagi e all’ex assessore alla sicurezza Graziano Cioni (Pd) che abbandona le primarie a Sindaco.

 

castelloLa procura di Firenze e i carabinieri del Ros ipotizzarono uno scambio di favori fra Fondiaria-Sai ed esponenti della giunta comunale: Fonsai avrebbe fatto scegliere il progettista (Casamonti) a Biagi, nel tentativo di ottenere il maggior numero possibile di permessi a costruire, e a sua volta Cioni avrebbe chiesto sponsorizzazioni per alcune iniziative, e favori personali. La vicenda che ha visto il sequestro dell’area fino al 2013,  si è chiusa nel 2016 con l’annullamento delle condanne per corruzione che la Corte d’Appello aveva pronunciato nei confronti, fra gli altri, proprio di Ligresti.
Nello stesso anno il tribunale di Torino lo ha condannato in primo grado a 6 anni per falso in bilancio nell’inchiesta sul crac di Fonsai, mentre per la vicenda dei titoli Premafin, holding di Fondiaria: a fine novembre 2017 il tribunale di Milano lo ha condannato sempre in primo grado a 5 anni per aggiotaggio.

Commenta la notizia

avatar