Mar 28 Mag 2024

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Vino, Azienda Marchesi Mazzei propone ben tre ‘Gran Selezione’ del Chianti Classico

Firenze, l’ampia superficie coltivata a Sangiovese sotto l’egida del Castello di Fonterutoli consente all’azienda Marchesi Mazzei di proporre non una ma tre ‘Gran Selezione’* del Chianti Classico, da tre Uga (Unità geografiche aggiuntive): Castello Fonterutoli, Vicoregio 36 e Badiòla, annata 2019.

La famiglia Mazzei è nel mondo del vino dal 1435 e conta attualmente tre tenute di proprietà. Le tre tenute si trovano rispettivamente in Toscana (Castello di Fonterutoli nel Chianti Classico e Belguardo in Maremma) e nella Sicilia Sud Orientale (Zizola).

La sede storica è a Castello di Fonterutoli, una icona del regno del Gallo Nero. E dopo 25 generazioni la passione per l’enologia resta immutata: “facciamo vino perché ci piace” sintetizza Filippo Mazzei, presidente e CEO dell’azienda vitivinicola guidata col fratello Francesco, vicepresidente e CEO.

Chiantigiani DOC in quanto produttori di Concerto, uno dei dieci Super tuscan che hanno conquistato il mondo, e figli di Lapo Mazzei che per oltre due decenni è stato presidente del Consorzio Chianti Classico.

L’annata è valutata come “eccezionale, per condizioni climatiche ottimali” e una “conferma strategica dell’idea, avviata con la vendemmia 2017, di valorizzazione dei tre migliori terrori aziendali in tre diversi stili per declinare al meglio le uve Sangiovese, classificandoli per altitudine”.

Progetto precursore che ha trovato pieno compimento con la possibilità di indicare in etichetta la zona di provenienza specifica delle uve grazie alla proposta di introdurre nel disciplinare di produzione del Chianti Classico delle Uga (Unità geografiche aggiuntive), le sotto zone.

Paladino della classicità moderna, anche nelle etichette, Filippo Mazzei ama le briglie sciolte nella gestione aziendale, da qui la “grande paura” espressa per la candidatura UNESCO: “Il nostro – ha spiegato l’imprenditore toscano – è un territorio dinamico, nonostante le briglie dei piani decennali. Se passa il riconoscimento UNESCO ingessiamo tutto. Tuttavia la candidatura ci ha spinto alla ricostruzione delle unità poderali facendoci constatare che nella storia la ricchezza di biodiversità è stata identitaria del Chianti Classico dove su circa 70mila ettari non si arriva al 15% la superficie vitata. Idem avviene nell’azienda Mazzei 1435, nella convinzione che l’equilibrio lo da’ l’alternarsi di vigne, boschi, cerealicoltura”.

A Filippo Mazzei sembra far più paura l’UNESCO che il cambiamento climatico che anzi regala al Chianti un inedito anno “senza gelate, non era mai successo” ha sottolineato. “I vigneti circondati da boschi – ha detto – reggono meglio il cambiamento climatico e estati calde come quella di quest’anno, permettendoci buone performance in termini di emissioni climalteranti. Il pensiero vincente è quello lungimirante e con soddisfazione l’imprenditore toscano ha ricordato che Castello di Fonterutoli è stato tra i precursori, subito dopo Castello di Ama, della Gran Selezione. Oggi, dopo 14 anni di dibattiti, la fanno 160 produttori per circa 200 etichette di Chianti Classico, è il 6% della prestigiosa denominazione toscana ma rappresenta il triplo in termini di valore”.

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La menzione «gran selezione» e'  attribuita  ai  vini  DOCG  che
rispondono alle seguenti caratteristiche: 
    a)  i  vini   devono   essere   ottenuti   esclusivamente   dalla
vinificazione delle uve prodotte dai  vigneti  condotti  dall'azienda
imbottigliatrice, anche se imbottigliati da  terzi  per  conto  della
stessa; qualora dette uve siano conferite a societa' cooperative,  le
stesse devono essere vinificate separatamente e i  vini  ottenuti  da
queste devono essere imbottigliati separatamente; 
    b) i vini devono  presentare  caratteristiche  chimico-fisiche  e
organolettiche  almeno  pari  a  quelle  previste  per  la   menzione
«superiore» ed essere sottoposti a un periodo d'invecchiamento almeno
pari a quello dei vini che  si  fregiano  della  menzione  «riserva»,
qualora dette menzioni siano previste nel  relativo  disciplinare  di
produzione; 
    c) i vini possono essere soggetti ad arricchimento, a  condizione
che l'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale  non  superi
l'1 per cento in volume e sia effettuato con le seguenti modalita': 
      1)  sui  mosti  d'uva,  mediante  la  concentrazione  parziale,
compresa  l'osmosi  inversa,  esclusa  l'aggiunta  di   prodotti   di
arricchimento esogeni; 
      2) sui vini diversi da quelli di cui al numero 3), mediante  la
concentrazione parziale a freddo, esclusa l'aggiunta di  prodotti  di
arricchimento esogeni; 
      3) nella produzione dei vini spumanti, secondo le modalita' e i
limiti previsti dalla normativa dell'Unione europea e nazionale.

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