Priorità alla Scuola scrive al ministro Bianchi: “Tenete aperte le scuole”

Priorità alla Scuola
Foto da una manifestazione di priorità alla scuola a Firenze

“Classi meno numerose e stabilizzazione del precariato”. All’indomani dell’insediamento del nuovo Ministro dell’Istruzione, il movimento Priorità alla Scuola scrive al ministro Bianchi per garantire l’apertura delle scuole. Un estratto dal messaggio condiviso su facebook.

Chiarissimo Ministro Patrizio Bianchi,
abbiamo già avuto occasione di interloquire nella tarda primavera scorsa, a proposito
delle linee guida che la “task force” da lei diretta aveva prodotto perché fossero
adottate dall’allora Ministra Azzolina in vista della riapertura delle scuole. Ora Priorità
alla scuola, un movimento nazionale composto da genitori, docenti, student* e
personale ATA; si rivolge a Lei nella sua veste di Ministro per sollevare tre questioni.
In primo luogo, dopo un anno di pandemia, con un piano vaccinale che stenta a
entrare a pieno regime, sentiamo parlare di ipotesi di nuova chiusura delle scuole,
cosa che peraltro già sta avvenendo a macchia di leopardo nel Paese,
indipendentemente dal colore in cui si trova la regione e dalle sentenze dei TAR
regionali. È opportuno invece anticipare la vaccinazione dei docenti e del personale
scolastico.

Da Lei ci aspettiamo la difesa dell’apertura delle scuole, che siano le ultime a
chiudere, solo in caso di lockdown totale e che pensi a riportare le scuole superiori al
100% in presenza prima che questo anno scolastico termini, anche perché bambini-e
e ragazze-i hanno già subito fin troppi danni psicofisici nell’ultimo anno.
Secondo punto: il sistema di valutazione del sistema di istruzione. Questi due anni
scolastici a dir poco travagliati dovrebbero essere presi come l’occasione per
eliminare il sistema INVALSI.

Terzo e più importante motivo per cui ci rivolgiamo a Lei riguarda la scuola pubblica
e il diritto all’istruzione nel loro complesso, al fine di ricollocarli tra le priorità del
Paese, che segna il più elevato tasso di dispersione scolastica in UE. Immaginando
che il Rapporto del Comitato da lei diretto, presentato in Parlamento lo scorso 13
luglio, sia la base della politica scolastica del governo appena insediato, le
evidenziamo da subito i punti per noi critici che esso contiene.
Il primo riguarda quella “scuola dei patti di comunità” che, nei fatti, si configura come
una totale delega, da parte dello Stato, della gestione e della regolazione
dell’istruzione pubblica. Questione spinosa e preoccupante, tanto più che la
pandemia ci ha fatto misurare i risultati di una politica analoga in un altro settore,
quello della Sanità pubblica, per la quale lo Stato ha progressivamente ma
sostanzialmente rinunciato a esercitare i poteri di cui dispone.
In secondo luogo, uno dei problemi che ha accompagnato molti dei processi che
hanno agito sulla scuola pubblica nei primi vent’anni di questo secolo è stato quello
di una sua progressiva trasformazione in senso aziendalistico-gestionale.

Noi crediamo che la scuola del futuro non debba essere pensata in termini aziendalistici,
bensì definita e regolata dalla sua natura, disegnata dalla nostra Costituzione: la
scuola è una istituzione pubblica che deve istruire e il cui compito non è
prioritariamente quello di preparare i giovani a rispondere alle richieste del mondo
del lavoro, dell’economia e della finanza.
In terzo luogo noi crediamo che la scuola si cominci a riformare chiudendo l’epoca
delle cosiddette “classi pollaio” mettendo un tetto massimo di 20 alunni per classe,
innescando così un circolo virtuoso che incrementerebbe la qualità della didattica, la
sicurezza degli ambienti di lavoro e di studio, ridurrebbe l’abbandono scolastico e
dove troverebbero spazio di vera inclusione tutte le diversità. L’esistenza delle classi
pollaio è, peraltro, tra i motivi per cui l’Italia ha fatto registrare il record europeo di
chiusura delle scuole per pandemia.

Classi meno numerose, accompagnate da un piano di assunzioni e stabilizzazione del
precariato, sono il primo strumento di riforma: ciò che garantirà una scuola in
presenza, in sicurezza e in continuità; ciò che permetterà di mettere le tecnologie al
servizio della didattica e non viceversa.
Priorità alla Scuola in questi mesi, come lei ben sa, ha protestato e manifestato, ma
ha anche studiato ogni singolo documento che veniva proposto sulla scuola. Abbiamo
a nostra volta prodotto un documento nel quale chiediamo, dettagliandoli e
motivandoli, come investire i soldi che stanno per arrivare dall’UE (Next Generation
EU) per permettere alla scuola di riaprire in sicurezza e anche in condizioni didattiche
degne.
Chiediamo spazi adeguati, adeguata dotazione di docenti e lavorator*, tutt*
sottratti alla precarietà; una professione di insegnante ristabilita nella sua dignità
sociale, commisurata alla sua importanza, e pertanto gestita e retribuita come si
deve; un’edilizia scolastica moderna, sostenibile, sicura; presìdi sanitari in ogni
scuola. Tutto questo, nel Piano di Ripresa, non lo abbiamo trovato.
Su questo, Ministro, chiediamo ascolto: a Lei, alle commissioni parlamentari, e a tutt*
quell* che hanno a cuore il futuro del nostro Paese, affinché il Recovery Plan sia
riscritto nella parte dedicata all’Istruzione e ricerca.

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