
Il referendum sulla giustizia 2026, un referendum confermativo costituzionale – dunque senza quorum – sulla riforma della magistratura approvata dal Parlamento nel 2025, che introduce la separazione delle carriere tra giudici e PM, modifica l’elezione del CSM. La Presidente del Consiglio dei ministri ha confermato che si voterà il 22 e il 23 marzo. Mentre hanno superato quota 300mila le firme a sostegno dell’iniziativa popolare per il referendum sulla riforma Nordio. Per raggiungere l’obiettivo delle 500mila sottoscrizioni c’è tempo fino al 30 gennaio, quando scadranno i tre mesi dalla pubblicazione della legge costituzionale in Gazzetta ufficiale. Secondo la prassi seguita finora, il governo non potrebbe fissare la data del voto prima di quella scadenza, proprio per permettere ai promotori dell’iniziativa di completare la raccolta e accedere alla campagna referendaria come soggetto costituzionalmente tutelato. Giorgia Meloni, però, ha confermato che l’intenzione è quella di deliberare già nel prossimo Consiglio dei ministri, convocando le urne per domenica 22 e lunedì 23 marzo anche se l’indizione formale spetterà poi al presidente della Repubblica. Per farlo, la maggioranza vuol sfruttare la richiesta di referendum già depositata dai parlamentari e ammessa dall’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. I promotori, però, hanno già annunciato ricorso al Tar se il governo andrà dritto per la sua strada. A Firenze sono nel frattempo attivi i comitati per il No e per il Sì, tra ieri ed oggi due importanti iniziative per raccontare ai cittadini le diverse ragioni referendarie. Cosa che proviamo a fare questa mattina con i nostri ospiti in un faccia a faccia che vede come protagonisti il prof. Carlo Fusaro costituzionalista, già docente di Diritto comparato e deputato con i repubblicani presiede il Comitato scientifico di Libertà Eguale – i moderati che appoggiano la riforma costituzionale – e l’avvocato Paolo Solimeno di Giuristi democratici.

